L’Oratorio del Presepe: quando un bene diventa scomodo | di Giusy Pellegrino

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Palermo nasconde in sè e nelle sue memorie, cose e persone che il tempo tende a cancellare e tra i beni monumentali caduti tristemente nell’oblio abbiamo l’Oratorio del Presepe. Dal momento che i lavori per la realizzazione della chiesa si protrassero a lungo, nel 1631 fu iniziata, in un giardino annesso al convento “nel posto esatto in cui ha oggi inizio la via Perez ed incrocia via Pisacane”, la costruzione di un oratorio che serviva per la celebrazione delle sacre liturgie.

In Paradiso serafico del fertilissimo Regno di Sicilia  Pietro Tognoletto scrisse che venne “fabbricato a spese del fratello  Andrea Bertuccia nostro terziario un quadro d’artificiosissima manifattura della natività del Signore, fatto da Pietro Novelli Monrealese”.

Mongitore sostenne che Bertuccia, procuratore del Convento e Terziario della Riforma, intervenne solo nel 1642 per i lavori di ampliamento dell’Oratorio, abbellendolo con un cappellone, delle cappellette laterali e un ampio ingresso circolare che “ han reso il luogo venerabile”.

Come anticipato precedentemente, di notevole importanza era il quadro della Natività del Novelli da cui assunse il nome: Agostino Gallo riporta come data di realizzazione del quadro il 1630, ponendo in onor di logica, come postuma la collocazione del quadro all’interno dell’Oratorio in sostituzione della statua di Sant’Antonio da Padova trasportata, in seguito, sull’altare maggiore. Se il quadro fu dipinto dopo l’ultimazione della chiesa di Sant’Antonio da Padova, nel 1634, è chiaro che Gallo ha sbagliato nel ritenere il dipinto eseguito quattro anni prima.

Il 1634 appare certo in quanto Novelli dipinse l’opera a ritorno dal suo viaggio per l’Italia e dopo aver affrescato le pareti laterali della chiesa di San Francesco d’Assisi dei frati minori conventuali, il “Paradiso” nel Palazzo Sclafani e la tela della Madonna tra i Santi Benedetto e Scolastica. Aveva 31 anni ma la sua fama era molto conosciuta e apprezzata da tutti.

Il quadro della Madonna del Presepe è l’opera meno conosciuta del Novelli e possiamo ritenerla un opera unica e insuperabile, richiamando Caravaggio per il contrasto di luci e ombre.

Con la soppressione delle corporazioni religiose, nel 1886, rimase per come fedele custode nell’oratorio ormai abbandonato che sarà demolito su esplicita richiesta del Municipio di Palermo,  in quanto ritenuto di inciampo per la realizzazione della nuova strada.

Prima di demolirlo, l’oratorio venne spogliato delle sue opere: l’elegante altare realizzato in marmi mischi nel 1663 da Li Volsi fu portato prima presso il convento di Santa Maria di Gesù e poi nel 1944 passò a Catania nella chiesa del Convento di Santa Maria della Guardia (Ognina). Sotto l’altare era probabilmente presente un paliotto in marmi mischi realizzato nel 1701 da maestranze vicine alla scuola di Paolo Amato, avendo come soggetto la fons vitae sormontata da un baldacchino “berniniano” inserito in un contesto architettonico raffigurante degli edifici che prospettano su una piazza, oggi posto sotto l’altare della cappella dell’Immacolata della chiesa di Sant’Antonio da Padova. Il quadro rimase nel Convento di Santa Maria di Gesù ed esposto nella cappella dell’ex collegio Serafico.

Come riporta Padre Ludovico Mariani nella sua tesi, fino a pochi anni fa erano ancora visibili alcuni resti dell’oratorio incorporati nell’isolato delimitato dalle vie Perez-Tukory , Marinuzzi e Pisacane poi scomparsi con la costruzione di un fabbricato.

Come per l’immagine della Madonna della Provvidenza, anche in esso erano infissi in corrispondenza del capo della Vergine e del Bambino Gesù, degli uncini che servivano a sostenere le corone auree apposte in occasione dell’Incoronazione della Vergine Santissima e del Bambino Gesù concessa dal capitolo vaticano nel settembre 1785.

Il triste destino dell’Oratorio del Presepe rispecchia la società odierna poco attenta alla “bellezza” eterea e sublime di un bene culturale e sempre più presa dalla frenesia di un tempo che dimentica presto i suoi fasti.

Giusy Pellegrino

 

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Laureata triennale in scienze storiche, nel 2017 si specializza col massimo dei voti in studi storici, antropologici e geografici con una tesi di storia medievale locale dal titolo "la spiritualità femminile nel XV secolo: l'esempio di Eustochia Calafato e il Monastero di Montevergini di Messina". Allieva dei docenti più illustri della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo tra cui possiamo annoverare Salvatore Fodale, Pietro Corrao, Patrizia Sardina, Maria Concetta di Natale e Daniela Santoro relatrice ed esempio importante per la sua formazione storica. Nel 2012 inizia il suo percorso in ambito turistico con l'acquisizione della qualifica di organizzatore di itinerari storico, artistici e culturali che la porta a svolgere un periodo di stage presso l'ex ufficio turistico della Provincia di Palermo e, nel 2019, acquisisce la qualifica di tecnico dell'accoglienza turistica. Nel 2018 inizia la sua collaborazione con l'ente di formazione Palermo Corsi dove insegna Storia e tradizioni di Palermo e, nello stesso anno, prende avvio la sua esperienza attiva in campo turistico con l' ASSOCIAZIONE TURISTICO-CULTURALE ITINER'ARS che da anni, attraverso importanti e proficui progetti, fa amare e conoscere le bellezze della nostra città, con particolare riguardo al Complesso del Gesù meglio noto come "Casa Professa", massimo esempio del barocco palermitano, e della Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la "Gancia". Attualmente è impegnata nella stesura di un saggio che verrà pubblicato in un libro scritto in collaborazione con i più importanti teologi gesuiti, progetto realizzato dal rettore di Casa Professa padre Walter Bottaccio Sj. Il suo motto è "la storia non va semplicemente scritta o letta ma vissuta".