Valentina Neri, scrittrice e poetessa, ci presenta il suo ultimo libro, “Ridi di me ti prego” | INTERVISTA

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«È più pericoloso obbedire alla “mamma” che attraversare il bosco e incontrare il lupo. I rischi si devono correre se si vuole crescere e capire che a volte il male e solo succube dell’ipocrisia del bene.» (Valentina Neri)

Valentina Neri

Ciao Valentina, bentornata e grazie per avere accettato il nostro invito.

Grazie a voi per l’attenzione che mi dedicate.

È stato appena pubblicato il tuo ultimo libro, “Ridi di me ti prego”. Ci racconti come nasce questo romanzo, qual è l’ispirazione che lo ha generato e di cosa narra, senza fare spoiler ovviamente?

Valentina Neri, “Ridi di me ti prego”, Santelli ed., 2021

Una cagliaritana a Milano, moglie devota, sposata con un avvocato prestigioso, che perde la testa per un uomo e si rende così conto di quanto si sia intrappolata nella sua condizione sociale e matrimoniale. Quando scopre i gusti sado-maso del suo amato ne rimane atterrita perché è la donna meno adatta a questo tipo di gioco ma comunque sente che seguire il suo cuore la libererà dalla vera gabbia, quella dorata che si è costruita negli anni nel mito del matrimonio perfetto.

Cosa devono aspettarsi i lettori che leggeranno il tuo libro e quale il messaggio che vuoi lanciare a chi lo leggerà?

Riflettere sull’importanza del vero significato di libertà per il raggiungimento della propria felicità, il superamento degli ostacoli sociali e familiari e della paura del giudizio. L’importanza dell’ironia per prendersi in mano le situazioni più improbabili e quel tanto necessario di cinismo che un certo egoismo richiede poiché tutto ha un prezzo, l’importante e non vendersi al conformismo imposto da una società troppo spesso bigotta.

Una domanda difficile Valentina, perché i nostri lettori dovrebbero acquistare “Ridi di me ti prego”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Perché si divertiranno e rifletteranno al contempo su quanto nulla sia scontato, nemmeno quello che noi stessi sogniamo che potrebbe rivelarsi un boomerang. La vita può cambiare in un’ora. E mentre cambiamo la nostra, nel bene e nel male, incidiamo su quella degli altri, ma se l’ironia ci sostiene possiamo vincere qualsiasi battaglia. Qualcuno diceva, ora non ricordo chi, “Non c’è nulla di così serio che non meriti una risata”.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare per la realizzazione di quest’opera? Se sì, chi sono queste persone e perché ti senti di ringraziarle pubblicamente?

Quelli che hanno creduto in questo libro e mi hanno incoraggiato a scriverlo. Me stessa e la discesa agli inferi che ho dovuto affrontare ogni volta che vi ho messo mano. Anni e anni di poesia che mi hanno consentito di essere sempre più autentica perché solo l’autenticità rende un libro credibile e la poesia mi ha insegnato a non nascondere dietro un dito le mille sfaccettature del mio essere che si riflette in tutti i miei personaggi.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri. Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Il mio primo romanzo è un mistery ispirato al celebre quadro La chambre “Le donne di Balthus” edito da Arkadia, tutto il resto è poesia, carnale, sensoriale, vera. Ridi di me ti prego è il mio secondo romanzo di cui uscirà il fumetto in autunno coi disegni di Chiara Corradetti ed è l’evoluzione della mia prima sceneggiatura che nasce dall’esigenza di dare sempre più vita ai miei personaggi.

Se casualmente ti ritrovassi in ascensore con un grande editore quale Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, Mondadori, tu e l’Amministratore Delegato di una di questa Case Editrici importantissime, da soli, e avessi un minuto di tempo per sfruttare quell’occasione imprevedibile, presentarti e convincerlo a pubblicare il tuo libro, cosa gli diresti di te quale scrittrice e autrice?

Canticchierei con disinvoltura un verso della canzone di Alberto Sordi. «Già che ce so me levo st’altro peso /co tte che fai al capoccia e stai più su/ te sei allargato troppo/senti ‘a coso/mica t’offendi se te do der tu/ Te c’hanno mai mannato a quel paese? Sapessi quanta gente che c’è sta () e va e va, che più sei grosso e più ce devi annà…Pardon, pardon», tempo scaduto, l’ascensore si apre. In sostanza: io non inseguo nessuno e non sfrutto queste occasioni.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Sono paragoni impegnativi ma se scrivo una poesia può anche stare nel cassetto del comodino per sempre, se scrivo un libro o una sceneggiatura, l’impegno è davvero tanto, dunque so che devo lottare per vedere i miei progetti realizzati; il fato e la determinazione collaboreranno per la realizzazione del sogno.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

L’amore abbassa le nostre difese e ci rende fragili, ci travolge e non ci dà spiegazioni, è la forza motrice del mondo, la ragione per cui vale la pena esistere. Il mio concetto d’amore va oltre quello di coppia e in questo condivido Musil perché è importante vivere a mezz’aria e, infatti, il nome della mia protagonista è Cecilia Mosca, la mosca cieca. Come diceva San Giovanni della Croce, e lo dico anche nel libro, “Se si vuole essere sicuri di percorrere la strada giusta bisogna chiudere gli occhi e procedere al buio.” Sono sempre meno capace di chiudermi nell’amore esclusivo. Il mio amore si rivolge a tante cose e persone. Gli amati sono tanti, non gli amanti. Citerei San Paolo “Se possiedo tutte le scienze e una fede da smuovere il mondo ma non ho amore sono un metallo che rimbomba, uno strumento che suona a vuoto.” Il mio amore è sempre più verso tutti, quanto più imparo ad amare me stessa. Per questo mondo, sempre più malato di tecnologia, e altre patologie contemporanee pandemiche l’unica cura possibile, e amarlo in tutte le sue latitudini e longitudini.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quando l’amore e i sentimenti così poderosi incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Senza la forza motrice dell’amore non potrei scrivere una sola riga. La scrittura è un fuoco che mi brucia dentro. Solo quando riesco a tirare fuori le parole e a offrirle agli altri l’incendio si placa.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Portare al cinema i miei romanzi, le mie sceneggiature, dare loro corpo e sangue. Questo bisogno è sempre più assillante ed è come se fossero i personaggi che creo a chiedermelo, a premere per uscire dalla carta.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai lettori che leggeranno questa intervista?

È più pericoloso obbedire alla “mamma” che attraversare il bosco e incontrare il lupo. I rischi si devono correre se si vuole crescere e capire che a volte il male e solo succube dell’ipocrisia del bene.

Valentina Neri

https://www.facebook.com/valentina.neri.37

Valentina Neri

Il libro: Valentina Neri, “Ridi di me ti prego”, Santelli ed., 2021

https://santellionline.it/products/ridi-di-me-ti-prego

Valentina Neri, “Ridi di me ti prego”, Santelli ed., 2021

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo
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SHORT-BIO | ANDREA GIOSTRA Appassionato di Arte, Letteratura e Cultura. Laureato in Psicologia Clinica con lode, con gli ultimi quattro esami sostenuti all'Università di Gent (Belgium), dove ha preparato la tesi di laurea all'interno di un progetto di ricerca scientifica della Faculty of Psychology and Educational Sciences diretta dalla Prof.ssa L. Verhofstadt-Denève. Per cinque anni ha collaborato con la Cattedra di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Palermo diretta dallo psicoanalista Prof. L. Sarno. Ha partecipato ad un Corso Biennale di perfezionamento post-lauream in Psicoanalisi Freudiana presso l’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo diretto dal Prof. L. Sarno. Ha frequentato un Master biennale in Formazione e Specializzazione Rorschach diretto dai Dott. S. Parisi e P. Pes presso l’Istituto Italiano di Studio e Ricerca Psicodiagnostica Scuola Romana Rorschach. Ha frequentato un Master triennale in Criminologia diretto dal Prof. G.V. Pisapia dell'Università degli Studi di Padova e presieduto dal Prof. G. Tranchina dell’Università degli Studi di Palermo. Project Manager e Planner di importanti Opere e Mostre di Arti Visive e di Architettura.