Bisacquino tra fede e magia | di Betty Scaglione

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Molte volte il lavoro mi porta a visitare i paesi dell’entroterra siciliano e giorno dopo giorno, scopro che sono piccoli scrigni contenenti gioielli di grande valore. Gioiello tra i gioielli è Bisacquino, un comune della città metropolitana di Palermo dalla quale dista 75 km. Nel suo territorio vissero Sicani, Greci, Romani e Arabi. I reperti più antichi testimoniano che i primi insediamenti umani risalgono a ben 8.000 anni fa. Bisacquino nel XVI° secolo edificò palazzi e chiese con annessi monasteri e raggiunse un così tal splendore da meritarsi l’appellativo di “Nobilis Universitas”. Orgoglio e fede dei Bisacquinesi è il Santuario della Madonna del Balzo costruito nella metà del XVII° secolo e quotidiana meta di pellegrinaggi. Il santuario raggiunge la maggiore espressione di fede la sera del 14 agosto, quando i fedeli sciolgono il proprio voto percorrendo la via Sacra che ha inizio da due superbi Obelischi, comunemente detti “Pileri”, e si conclude nel magnifico santuario incastonato nel monte Triona a circa 1.000 metri di altezza. Quando arrivai per la prima volta a Bisacquino non sapevo dove e cosa guardare prima; le strade strette, i vicoletti, gli archi, le fontane, i cortili, le scalinate piccole, grandi e lunghe. tutto ciò che mi circondava mi diede da subito la piacevole sensazione di tornare indietro negli anni, anzi, nei secoli. Quando giunsi in piazza Triona capii di trovarmi nel salotto buono del paese. Mi guardai intorno ed ebbi la piacevole sensazione che mi stesse accogliendo a braccia aperte, mi fermai un attimo, roteai su me stessa e con lo sguardo ricambiai l’abbraccio. Rimasi piacevolmente colpita dalla settecentesca chiesa madre con la facciata ricca di volute e statue e con un portale centrale arricchito da un timpano spezzato e da colonne laterali decorate che conferiscono l’eleganza unica del barocco siciliano. Entrai in chiesa ed anche lì fui presa dalla sensazione di grande accoglienza; un’accoglienza di fede e d’arte. Al centro della piazza vi è una monumentale fontana con quattro mascheroni dalle cui bocche esce perennemente dell’acqua fresca. Amo scoprire paesi nuovi, amo entrare nello spirito dei luoghi e tornare indietro nel tempo. Con Bisacquino è stato semplice; giorno dopo giorno, camminando per le antiche stradine ho scoperto i suoi tesori e la sua gente. Subito, in me, destarono interesse gli eleganti palazzi costruiti in calcilutite triassica, una pietra locale di calcare quasi puro, che viene estratta dalle cave sul monte Triona. Tantissime e importanti edicole adornano scalinate, archi e cortili ed ancora una volta legando in un immaginario abbraccio cristianità e cultura. Quasi tutte le civili abitazioni di Bisacquino, accanto alla porta d’ingresso, hanno l’immagine sacra della” Madonna di lu Vazu”. Molte di queste edicole sono antiche e pregevoli, altre, più recenti, sono in ceramica dipinta su mattonella. Nelle case più antiche vi sono delle nicche scavate nei muri dove i proprietari hanno posto delle piccole statue raffiguranti la Madonna ed il Bambinello. Un giorno scendendo la scalinata, che da piazza Triona porta ai quartieri Grazia e San Francesco d’Assisi, sentii un intenso profumo di rose trasportato da un leggero zefiro, prima mi entrò dolcemente nelle narici, poi, lentamente mi avvolse come un mantello di essenze e di oli d’oriente. Mi fermai, girai lo sguardo, e alla mia destra, vidi un grande arco sotto il quale vi era una pregevole edicola raffigurante la Madonna del Balzo. Sotto l’edicola vi era un altare, con dei vasi stracolmi di rose e poggiati per terra decine di lumini in cera di svariate misure. Rimasi ferma, come incantata ad ammirare quel luogo carico di misticismo. Mi trovavo nel quartiere saraceno, il più antico del paese, un sito di unica bellezza, consapevole che in quel luogo, tra quelle antiche mura vi sono le radici del passato dei busacquinesi.

Bisacquino, dall’arabo “Bueickin” (padre del coltello) è nota per l’artigianato dei coltelli che hanno una particolare ratteristica: i manici sono ricavati dalle corna delle capre e dei montoni e per le particolari ed estrose serrature in ferro dette in dialetto “toppe”. Di grande importanza storico-artigianale sono gli orologi da torre, pezzi unici, ideati e costruiti dalla famiglia Scibetta. Da alcuni anni, la vecchia bottega dei geniali ed estrosi artigiani del tempo, è stata trasformata in un museo. Quando visitai il piccolo museo dell’orologio, lo vidi come un luogo di fiaba, e, mi lasciai trasportare indietro nel tempo in un un mondo fatto di tichettii e di numeri.

Bisacquino, dal latino “Bis-aqua”(ricco d’acqua). Dopo avere visitato, chiese, conventi e musei decisi di girovagare per il paese. Il caldo di quel giorno era fastidioso, ma poco mi importava, io ero alla ricerca dell’acqua. Una dopo l’altra vidi e ammirai le bellissime fontane di Bis-aqua. Ve ne sono grandi e piccole, a colonna ed a parete e molte hanno accanto il bevaio. Non le contai, ma erano tante, e tutte con l’acqua che scorreva fresca e limpida. Grande emozione sucitò in me la visita al monumentale Calvario, anche lì un’insieme di fede, arte, storia e natura Quando pensavo di avere visitato tutto il paese, venivo a sapere di altri siti e subito andavo. Così fu per il campanile triangolare della chiesa di San Francesco d’Assisi, secondo in Italia per la particolare struttura. A proposito di radici è d’obbbligo ricordare un figlio di questa terra: Frank Russel Capra nato a Busacchinu il 18 maggio del 1897 e poi emigrato in America; regista e sceneggiatore tra i più importanti del XX° secolo; esempio perfetto di umile emigrante diventato celebrità internazionale. A 80 anni Frank Capra, vincitore di tre premi Oscar, tornò a Bisacquino e volle rivedere la terra che gli diede i natali.

Un’altra radice, o meglio una bulbosa, è la cipolla rosa busacchinara, dolce e profumata, vanto dei produttori locali che le brave massaie trasformano in marmellata per i palati più raffinati. Un pomeriggio di fine febbraio, quando ancora la vetta del Triona è coperta di soffice neve, sentii forte il desiderio di salire sul grande monte. Quando giunsi al Santuario, oltre al freddo pungente mi accolse uno strano silenzio ed ebbi la sensazione di non essere da sola. Era il tramonto, il sole scendeva lentamente dietro i monti ed in lontananza vi erano tante nuvole bianche che avanzavano come cavalli al galoppo. Alzai lo sguardo al cielo e vidi centinaia di volti che mi sorridevano. Chi erano? Un attimo dopo compresi tutto: erano le antiche genti vissute nella valle, venute a ricordarmi che non erano mai andati via, fieri custodi di una terra rigogliosa, carica di storia e di cultura. Subito dopo entrai nel Santuario e mi accolse l’amoroso sguardo della Madonna del Balzo e compresi ancora una volta la devozione del suo popolo. Storia, arte, fede e tanto altro. Questa è Bisacquino, città del passato, del presente e del futuro avvolta dalla nebbia del Triona e dal profumo delle rose.

Betty Scaglione Cimò