“Dedicato ad una donna eccezionale” | di Meri Lolini

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In questi giorni ho letto una poesia di Mariannina Coffa, che è una poetessa siciliana nata a Noto il 30 settembre del 1841 . Suo padre era un avvocato  di credo liberale impegnato nelle vicende politiche del Regno di Napoli e la madre  si chiamava Celestina Caruso. La sua natura poetica si manifesta sin da bambina e dopo aver preso una prima istruzione, all’età di dieci anni viene mandata a studiare in un collegio a Siracusa.E’ qui che il suo talento di poetessa viene consolidato dall’insegnamento del Canonico Corrado Sbano . Lui indirizza le sue letture e le suggerisce temi della composizione per acquisire una buona tecnica di versificazione. Il sacerdote consigliava a Mariannina letture cattoliche e stava attento, che il suo talento non venisse deviato verso temi di autori “esagerati ed intemperanti” e per questo lui verrà accusato di aver corrotto e soffocato le naturali tendenze della giovanissima poetessa, che tendeva verso un’effusione sentimentale di matrice schiettamente tardo-romantica.Era considerata un  Enfant prodige dei salotti buoni della Sicilia Sud-Orientale. Infatti già da bambina recitava poesie e rime all’istante, partendo da parole, che le venivano assegnate dagli adulti. E’ così, che  Mariannina coltiva l’arte dei versi, che si tradurrà da grande nella passione per lo scrivere, passione sublime quanto portatrice di disgrazie.Per completare la sua educazione artistica i suoi genitori pensarono, che fosse importante che Mariannina seguisse delle lezioni di pianoforte e fu il giovane Ascenso Mauceri il suo insegnante. Loro si innamorano ed i genitori erano d’accordo e così  iniziarono a progettare il matrimonio. Quelle nozze non furono mai celebrate, perché Giorgio Morana che era un proprietario terriero di Ragusa , fece la proposta di matrimonio e così la famiglia di Mariannina la obbligò a sposarlo. La donna si ritrovò a trascorrere la sua vita a Ragusa nella casa del consorte insieme al suocero. Ebbe molte gravidanze e dei quattro figli che nacquero, due purtroppo morirono.La scrittura che era per lei la  passione della sua vita, che  veniva considerata dalla famiglia e dai parenti  un’attività riprovevole ed uno strumento di perdizione. Era sotto il controllo del suocero, che non aveva fatto apprendere alle sue figlie il leggere e lo scrivere, perché non fossero disoneste o cattive donne di casa. Cercava consolazione nella corrispondenza con l’ex fidanzato, che le rimproverava  di aver subito quel matrimonio e sacrificato il loro amore. Dai suoi testi si evincono le condizioni del non peso sociale, che avevano le donne, come tutti coloro che non avevano diritto di parola. Soffocata dal continuo sottostare ad inutili regole ed al volere della sua famiglia prima e quella del marito poi, l’unico mezzo per distrarsi da una realtà troppo rigida che l’ha rese  prigioniera, per lei era la scrittura per esprimersi e manifestarsi. Questa però era ostacolata perché lei era donna  e quindi ritenuta essere non pensante. Il grido di dolore che è possibile leggere tra le sue righe, si materializza come segno di rivolta contro un sistema, che imbavagliava ed ammutoliva  tutti coloro, che erano considerati indegni di poter esprimere le proprie idee in maniera libera, Andando così contro al marito,al suocero e la sua famiglia, convinti che “lo scrivere rende le donne disoneste”. Così Mariannina si ribellava e continuava a fare poesia! Se è vero che in un primo momento sacrifica il suo amore per un altro uomo pur di non andare contro il volere della famiglia, è altrettanto vero che negli ultimi anni della sua vita non ha alcuna remora nell’accusare quelle che sono state le cause della sua sofferenza, arrivando addirittura ad ipotizzare qualche giorno prima di morire la necessità di separarsi dal marito . Questo  era una cosa impensabile, visto che il referendum sul divorzio avverrà solo nel 1974. Mariannina continua a scrivere per affermare la sua stessa esistenza in un mondo che troppo spesso si dimentica di riconoscere il giusto valore degli “ultimi”. L’ostinazione a non arrendersi la porteranno ad essere considerata diversa da tutte le altre donne, vittima di una società intollerante e repressa e per questo condannata all’isolamento e al disprezzo totale. E’ l’amicizia che la Coffa portò avanti con un’altra donna insigne di Ragusa la Beata Mariannina Schininà.La Coffa e la Schininà divennero molto amiche e la poetessa parlò di lei in alcune sue lettere definendola “buonissima giovane”, nel 1871 vennero entrambe nominate Ispettrici Scolastiche.E’ sempre l’indifferenza della realtà, che ferisce le anime sensibili creando numerosi complessi, dall’altra parte la scrittura e la poesia si configurano come il solo ed unico strumento per poter evadere da una società, che non è in grado di comprenderli fino in fondo. La Coffa è esponente unico e singolare di un maledettismo tutto siciliano che senza ombra di dubbio si ricollega per sentimenti e tematiche ai colleghi francesi. Lasciata la casa del marito, si trasferì a Noto per seguire le cure del medico Bonfanti.Infatti  lui la ospitò  dopo che i genitori la cacciarono dalla loro casa, scandalizzati dal suo comportamento. Nelle sue ultime lettere la Coffa espresse tutta la sua violenta esasperazione nei confronti dei genitori,  del marito e dei parenti, che le avevano imposto la loro volontà e impedito  la libera manifestazione della sua personalità, le avevano rovinato la vita. La grande poetessa si spense il 6 Gennaio 1878 a causa di un fibroma all’utero.

Ecco una sua poesia dedicata all’amore.

Amore

Datemi un cor che all’alito
Dell’amor mio s’ispiri,
Che i suoi più dolci palpiti
Confonda ai miei sospiri,
Un cor che la sua vita
Senta al mio core unita,
Che ai miei segreti spasimi
Conceda il suo dolor!
Datemi un cor che intendere
Possa il mio spirto anelo,
Ch’abbia il candor degli angeli
Ch’ami qual s’ama in cielo.
Oh! Solo allor potrei
Credere ai sogni miei,
Viver potrei nell’estasi
Del canto e dell’amor.

 

 

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SHORT-BIO MERI LOLINI Sono nata a Massa Marittima (GR) e vivo dal 1977 a Firenze. Qui arrivai appena diplomata Perito Chimico ed iniziai la mia esperienza di analista chimico prima in laboratorio privato e poi per trent’anni in un laboratorio pubblico. Mi sono occupata del dosaggio dei microinquinanti organici sia in matrici alimentari che ambientali. Successivamente ho conseguito la laurea in Tecnico della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Le passioni che mi hanno sempre accompagnata sono la chimica e la lettura. Dal 2019 sono pensionata. Nel 2014 ho iniziato a scrivere libri che ad oggi sono otto ed una commedia. Questi sono i testi pubblicati: Una goccia nel mare dalla casa-famiglia alla famiglia, ed. Harmakis (gennaio 2014); La passione colora la vita - per non smarrirsi nelle strade buie della depressione, ed. Harmakis (gennaio 2015); Non ci sono più le rondini? Una donna, una storia, ed. Aracne (dicembre 2015); Scegliamo consapevolmente - i tanti aspetti del cibo, ed. Aracne (ottobre2016); Sognando la pace, ed. Aracne (marzo 2017); Parliamo di rifiuti Tipologie Classificazione e Trattamenti, ed. Aracne (ottobre 2017); Il mostro vorace, ed. Aracne (gennaio 2018). Ho conseguito anche dei premi letterari: Attestato al Premio letterario “Caffè tra le nuvole”. Finalista al Premio Letterario IX edizione Casa Sanremo Writers. Una vipera in corpo, ed. Aracne (agosto 2019). Alla luce, commedia teatrale, in collaborazione con Giulia Romolini per la trasposizione teatrale del racconto. Terzo Premio al Premio Letterario Rive Gauche di Firenze 19 ottobre 2019. Nel 2020 " L'indimenticabile Quarantena " edito da CTL Libeccio Edizioni Finalista al Premio Letterario Rive Gauche di Firenze 2020 con menzione speciale della giuria con la seguente motivazione:" Miglior testo di informazione giornalistica sulla pandemia". Settembre 2021 il romanzo "LA LAMA" edito da CTL Libeccio Edizioni. Di recente ho redatto alcune recensioni a libri pubblicati da altri scrittori italiani. Meri Lolini https://www.facebook.com/meri.lolini http://www.aracneeditrice.it/index.php/autori.html?auth-id=375428