La logica, chiave di lettura del reale | di Roberta Bramante

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Qual è il ruolo della filosofia nella realtà odierna? Perché questa disciplina viene studiata ancora oggi, nonostante appaia anacronistica, astratta, complessa, lontana dal nostro vivere? Il pensiero filosofico è uno strumento d’indagine molto importante, presente nel quotidiano molto di più di quanto si possa immaginare, nel linguaggio che usiamo, per esempio, nel retto ragionare, nella capacità di comprendere i significati e i nessi di un discorso e nella abilità di saperci esprimere in maniera coerente e non contraddittoria. Spesso associata alle discipline umanistiche, è in realtà molto vicina al pensiero scientifico. La filosofia è logica e la logica è la base del pensiero. Anche la scienza moderna e la semiotica contemporanea utilizzano la logica classica, a partire dal principio di identità parmenideo “L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. Fu però Aristotele, per primo, a concepire una sorta di algebra del discorso utile ancora oggi. Per esempio, un computer funziona grazie al linguaggio informatico che trae origini dalle istanze dei logici antichi e medievali.
Ma cos’è la logica? Il temine deriva dal greco logoi (ragionamento), fu introdotto per la prima volta dagli Stoici. Aristotele parlava invece di analitica, analisi del raggiungimento. Alessandro di Afrodisia utilizzerà il termine organon, ovvero strumento (retto pensiero o corretto ragionamento) che deve essere alla base di ogni scienza.
Aristotele aveva intuito che per poter indagare l’essere fosse fondamentale riuscire a pensarlo e specificarlo attraverso dei concetti (essere vivente-animale- razionale-uomo- Socrate) e che per poter definire qualcosa si avesse bisogno di esprimere giudizi o proposizioni apofantiche valide. Giudicare vuol dire infatti saper collegare un soggetto a un predicato in maniera coerente (es. Socrate è un uomo). Per questo introduce il concetto delle categorie, vale a dire asserzioni che classificano una determinata sostanza o essere. Non tutti i predicati possono collegarsi a un soggetto. Un predicato non può contemporaneamente inerire e non inerire allo stesso soggetto, così come una cosa non può essere e non essere allo stesso tempo.
Es. Il corpo è bianco (e non è nero).
Tizio è sano (e non malato).
Per definire l’essere abbiamo bisogno di esprimerlo tenendo conto del principio di identità e non contraddizione e del principio del terzo escluso. Il principio di non contraddizione si può tradurre così: “è impossibile che una stessa cosa sia e non sia allo stesso tempo”, il principio di identità con “A è uguale ad A”, e il principio del terzo escluso, “A o è B o non è B”.
Anche senza rendersene conto, utilizziamo questi principi ogni volta che pendiamo o diciamo qualcosa di sensato.
I filosofi medievali classificarono diversi tipi di proposizioni, diverse a seconda della quantità e qualità, e le loro diverse interazioni. Esistono asserzioni o definizioni universali e particolari, affermative o negative. I logici medievali si divertirono a trovare tra tali proposizioni relazioni di contraddittorietà o subalternità o contrarietà o subcontrarietà espresse nel Quadro degli Opposti AEIO


Es.Poste due proposizioni contrarie A ed E, dove A sta per Universale Positiva (es. Tutti gli uomini sono bianchi o Tutte le S sono P)  e E sta per Universale Negativa( es. Nessun uomo è bianco o nessuna S è P), non potrà mai accadere che entrambe le proposizioni siano vere ma potranno essere entrambe false. Potranno essere vere tra loro solo le proposizioni subalterne: I che sta per Particolare Affermativa (es. Alcuni uomini sono bianchi o alcuni S sono P) e O, Particolare Negativa(es. Alcuni uomini non sono bianchi o alcune S non sono P). Se I e O sono false A ed E in relazione a loro non possono essere vere. Mentre è possibile il contrario. Se A è vera O deve essere necessariamente falsa e viceversa. I e O possono essere entrambe vere ma non entrambe false.

Da qui il grafico di Vern tradotto in chiave logico/matematica.

Provare a fare un discorso coerente implica tener conto di questi fattori imprescindibili.
La logica è lo strumento che ci guida e spinge a riflettere sulla validità dei nostri giudizi o asserzioni. Ci insegna a sviluppare coerentemente un pensiero ad analizzare, sintetizzare, cogliere i nessi logici tra proposizioni e anche individuare il senso di un testo, virtù che non sono così scontate. Anche Aristotele lo aveva capito per questo oltre alla logica dei concetti e delle proposizione concepisce i sillogismi, ovvero forme valide di ragionamento, che ci permetrono di collegare varie asserzioni secondo un rapporto di causalità.
Ammettiamo due premesse:
1-Ogni animale è mortale
2-Ogni uomo è animale
Possiamo da ciò dedurre che:
3-Ogni uomo è mortale
Traducendo in termini simbolici:
Mortale sta ad A (termine maggiore, massima estensione) Animale sta B(Termine medio, estensione media)
Uomo(Termine minore, estensione minima). Il nesso o cerniera di collegamento tra le due proposizioni è il termine medio che collega il termine maggiore con quello minore.
Possiamo concludere che:
Se A inerisce a ogni B, e se B inerisce a ogni C, allora è necessario che A inerisca a ogni C. Ogni B è A, ogni C è B, ogni C è A.
Nella Metafisica Aristotele ci ricorda che definire qualcosa significa definirne l’essere, la sostanza o causa e non è mera sofistica.
“Il principio di tutto è la sostanza: I sillogismi derivano dall’essenza” la Metafisica VII, 9, 1034a, 30 ss.)
L’indagine filosofia a partire dallo sviluppo della logica e dell’analitica ci ha permesso di sviluppare le nostre capacità intellettive e di espressione simbolica, ci ha insegnato l’arte della definizione, ci ha fornito gli strumenti adatti a comprendere la realtà nella sua complessità. Ogni scienza che abbia validità non può non tener conto delle regole logiche che lo fondano, poiché esse rappresentano gli argini della conoscenza stessa. Senza di queste, gli elementi empirici e pratici che traiamo dal reale non potrebbero essere classificati e compresi adeguatamente. La scienza ha bisogno in eguale misura dell’analisi e della sintesi, si attua solo mettendo insieme sia il metodo deduttivo che quello induttivo e cioè sia “le sensate esperienze” che “le necessarie dimostrazioni”, come dirà il padre della scienza moderna Galileo Galilei.

Roberta Bramante