L’amore è: non ha ruoli | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, oggi parliamo dell’essere amanti, una condizione sempre più diffusa.

L’argomento è scottante, tuttavia non avulso dalla realtà, anzi… la mia posta trabocca di angosciate testimonianze: “lui ama me, ma resta con lei perché sa come tenerlo in pugno”; “mi ha promesso di lasciarla, non la sopporta più, ma lei trova sempre il modo per ricattarlo manipolandolo con i figli”; “l’anno prossimo, appena finisce di pagare il mutuo, la lascia, mi ha chiesto il sacrificio di aspettarlo”, ecc.

Pur perplessa, non mi esprimo in merito alla veridicità delle citate giustificazioni, tuttavia, ritengo logorante ed irrispettoso tergiversare procrastinando all’infinito il momento di fare chiarezza. Discutere in merito ai motivi per cui il nostro amato non lascia la moglie, logora l’essenza del rapporto: i motivi, reali o illusori che siano, convergono unicamente nell’evidenza. Per “fare chiarezza” intendo chiederci  se con lui siamo felici. Se la risposta è “no” (non vale “lo sarei se…”! E’ o non è) è una relazione sbagliata per noi, inutile agire forzature; se, viceversa, ci percepiamo felici, ringraziamo la vita per questo grande dono e consideriamo che relazione “sentimentale” non necessariamente deve coincidere con “progettuale”.

Credo che l’errore più grossolano nei confronti dell’amore, sia il volerlo etichettare attribuendo alle parti coinvolte i cd ruoli con spettanze, aspettative e non disdegnando eventuali rivendicazioni. Sostituire la compagna ufficiale, non è un premio da vincere,  la gioia di amarsi, l’emozione di viversi… sì.

L’aspetto che svilisce l’intensità del sentimento è il risentito confronto tra le parti oltre alla forzata, incoerente, ricerca di  sovrapposizione: “a lei sì a me no”; “il fine settimana, le vacanze  e tutte le feste comandate sei sempre con lei e a me riservi solo le briciole” è il leitmotiv dell’amante. Dell’amante sprovveduta e lamentosa, non di colei che è consapevole che in quelle “briciole” è insita l’essenza  del  desiderio, di quell’amore fresco e spontaneo, non logorato dalle convenzioni…

Quando l’amante tenta d’imporsi, assumendo i comportamenti e le pretese “da moglie”, perde il suo fascino ed il rapporto scade, divenendo noioso e grottesco. Naturalmente il criterio è valido anche per l’amante uomo che si atteggia a marito. Non di rado, le relazioni extraconiugali  terminano ancor più logore dei matrimoni.

Francamente, mi pare incoerente voler conquistare la posizione ufficiale e costrittiva di moglie che, nei fatti, lui, dimostra di mal sopportare. Solo l’ingenuità è induttiva del classico pensiero “con me sarebbe diverso”. Le situazioni modificano i rapporti e la routine è deleteria… È inevitabile!

E’ altresì comprensibile che una donna innamorata desideri essere “l’unica” e formare una famiglia, ma raramente ottiene tale trasposizione – da amante a moglie – con lo stesso uomo. È inconfutabile che esistano grandi amori che hanno felicemente superato la fase “clandestina”,  sfociando nell’unione ufficiale, tuttavia formano un’esigua minoranza.

Aborro quegli uomini  che illudono l’amante di lasciare la loro moglie, benché non ne abbiano alcuna intenzione, ma è altrettanto vero che esiste la corresponsabilità di colei che rifiuta l’evidenza e non di rado, anziché andarsene, incattivita, compie azioni meschine – tipo informare la moglie – affinché lei butti fuori di casa il fedifrago e lei possa finalmente coronare il suo sogno. Anche ammesso che funzioni – spesso, dopo la sfuriata, si ricompone la “casetta”-, sai che successo ottenere un uomo per scelta…dell’altra?!

Da moglie dotata di autoironia quale sono, ricordo con umorismo la pubblicità di una casa automobilistica che promuoveva tre versioni dello stesso modello di autovettura. Manifesti affissi ovunque riportavano le tre varianti dell’auto con specifica attribuzione “lui”, “lei”, “l’altra”. Ebbene: “lui” rappresentato dalla berlina, “lei” dalla station wagon (sic!!!) e, “l’altra” dalla cabrio… Quando si dice un’immagine vale più di tante parole!

Personalmente mi sono chiesta se e cosa è cambiato nel susseguirsi delle generazioni.  Un breve excursus, mi porta alla conclusione che il cambiamento sia avvenuto più nella manifestazione dialettica che nella concretezza.

Sino a non molto tempo fa si valutava – tra lo scherno, la sufficienza ed il  compatimento –  il dolore e la gelosia di “lei” – l’amante –  considerata tendenzialmente una povera donna sola – la famosa zitella -, acida, gelosa ed incattivita, per non avere trovato “nessun uomo che l’abbia chiesta in moglie”.

Per i più magnanimi – tale figura –  era considerata la vittima di un maschio mascalzone e profittatore (colui che si tiene la moglie per comodo e l’amante… pure, sebbene per una diversa “comodità”) mentre  il coro dei benpensanti, giudicandola,  – chissà con quale diritto?! –  l’additava come “la sgualdrina” o “la rubamariti”.  Quest’ultima desueta definizione, proprio non la sopporto: priva l’uomo del benché minimo rispetto, ponendolo, in quanto  marito,  allo stesso livello di un oggetto di proprietà (dunque furtabile) della donna… la moglie.  Se quest’ultime espressioni sono antiquate e, ad oggi sostituite da altre assai più colorite, nella sostanza, l’intrinseco  concetto emblematico del possesso, non cambia: “lui è mio e nessun’altra può permettersi di rubarmelo”. Persino in alcuni spot pubblicitari vi sono eloquenti sguardi fra donne che ben esprimono il pensiero possessivo.

Cosa pensi o voglia “lui”, ieri come oggi, pare irrilevante: “è un fedifrago, ma si sa… l’uomo è cacciatore e se  le donne sapessero stare al loro posto, lui non sarebbe indotto in tentazione”, dicevano le nostre nonne, spesso aggiungendo “lo riaccolgo solo se mi chiede perdono in ginocchio e giura di mettere la testa a posto”, come dire… “a patto che ‘lui’, ritorni, sottomesso, ad essere solo mio”.  Una sfaccettatura molto contrastante con il concetto del perdono e non solo.

Poiché è inconfutabile che è impossibile imporre o imporsi un sentimento – e quindi anche la sua stessa fine –  credo che si attribuisca al perdono un valore improprio e fasullo: che colpa ha una persona – uomo o donna – se non ama più il coniuge? Pertanto, in assenza di colpa, cosa c’è da perdonare?

La “versione aggiornata” non cambia di molto, eccezion fatta per le donne che alla “famiglia del Mulino Bianco” a tutti i costi, scelgono di non accontentarsi di nulla di meno di un marito che le ami e, se così non è più… senza inutili scenate e patetiche rimostranze, ne prendono atto e chiamano il loro avvocato.

Quello che  oggi però constato che è davvero cambiato riguarda l’universo maschile. Ricevo sempre più  messaggi da parte di uomini! Uomini che si trovano alle prese con l’angoscia che questo ruolo – di amante – comporta.

Esistono poi le cosiddette “coppie clandestine”, ovvero quelle composte e derivanti da due coppie mal assortite.

Entrambi – gli amanti – seppure inseriti in contesti familiari apparentemente sereni, soffrono i periodi di lontananza forzata parimenti ai single, cui sopperiscono con telefonate fatte di nascosto.

Gli unici che ci guadagnano sono i cani che – meravigliosamente complici – godono di passeggiate inaspettatamente più lunghe. Ah… se i cani potessero raccontare ciò che sentono durante le loro camminate!!

“Che prendano una decisione”, “che si separino dai coniugi legittimi e si uniscano, poi vedremo tutto quell’amore dove va a finire”, “che si lascino e tornino sulla retta via”… Insomma, sono in molti a proferire  senza celare toni sprezzanti, la “soluzione idonea”, asserendo “cosa è giusto fare”, peccato che perdano di vista i sentimenti altrui. Come si dice… “tutti bravi con il cuore degli altri”!!

Se giudicare i sentimenti altrui è a mio parere – in ogni circostanza –  inopportuno e superficiale, ancor più lo è in situazioni delicate come queste. Chi può conoscere il vissuto ed i sentimenti più intimi di una persona? Chi non è mai stato preda di una tentazione – il tradimento o altro -? Chi è così sicuro di essere immune per tutta la vita da un tale evento, altrimenti noto come “peccato”?  Legittimo è tuttalpiù esprimere un’opinione, ma… accusare e giudicare, no!

“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”, disse Gesù, rivolgendosi agli accusatori di Maria di Magdala – la Maddalena –  salvandola così dalla lapidazione. Emblematico!

La realtà è inconfutabile: innamorarsi “succede”. Succede e basta, a single e sposati. E, questo, vale sia per l’uomo che per la donna. Così come non siamo padroni di direzionare il nostro amore dove magari Dio sa quanto vorremmo, com’è possibile pensare di imporlo quale rivalsa sul  “ruolo di coniuge”? Si può pretendere una condotta agita con discrezione, ma non la nascita o la fine di un sentimento solo perché socialmente considerato “diversamente accettabile”.

Un abbraccio

Daniela Cavallini