Olo-dinamica: intervista ad Alessandro Zecchinato| di Caterina Civallero

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Ringrazio Alessandro Zecchinato, scrittore e ricercatore indipendente, che ci concede un’intervista molto interessante sul significato dell’Olo-dinamica, termine per alcuni sconosciuto e per altri incontrato solo di recente.

Ricordo un aneddoto che avevo letto anni or sono chissà dove. A una conferenza a cui partecipavano molti astrologi professionisti veniva richiesto, bendati, di descrivere il meglio possibile il lavoro della persona che veniva invitata sul palco. Uno di loro, particolarmente blasonato, dopo aver parlato a lungo sul fatto che il soggetto aveva spesso a che fare con prostitute di strada e gente di malaffare, toltosi la benda rimase di sasso vedendo che si trattava di una suora. Potete immaginare le risate di scherno e l’apparente figuraccia!
Solo dopo averla intervistata si scoprì che la suora faceva parte di una organizzazione religiosa che si occupava proprio di assistere e aiutare le persone dei bassifondi per cercare di portarle via dalla strada e da una vita così degradante.
Morale (doppia) della favola: inutile azzardare interpretazioni senza conoscere il contesto; e mai ritenere che un errore sia tale senza prima “andare a fondo” della faccenda.

Quando le persone mi chiedono in cosa consiste una consulenza olo-dinamica molto spesso, a causa della mia esperienza nel campo dell’editing di testi, mi sfugge un sorriso: vado subito a vedere se hanno scritto oleodinamica. Ma l’olio e i sistemi idraulici non centrano nulla: ὅλος (holos), dal greco, significa suppergiù tutto; in fisica la statica studia le forze che agiscono sui corpi fermi[1], la cinematica studia i corpi in movimento[2], la dinamica studia le forze che li mettono in movimento. Per cui schematicamente potremmo dire che il consulente in olo-dinamica si occupa di studiare tutte quelle forze e quei fenomeni che interessano il consultante, con tutti i mezzi olistici di cui dispone e che ritiene più opportuni.

          Come possiamo orientarci in questo campo i cui orizzonti paiono perdersi nella notte dei tempi? Cosa possiamo attenderci dall’approccio olodinamico?

Mi tocca per maggior chiarezza fare un balzo indietro nel tempo. Circa una ventina d’anni fa, dopo aver studiato per un certo tempo l’astrologia, oltre ad altre discipline esoteriche, alcuni miei amici e colleghi (sia appassionati che professionisti) e io ci rendemmo conto del fatto che la maggior parte delle persone che ci chiedevano lumi si trovava spiazzata dagli operatori per due ragioni principali: o ricevevano una gran quantità di paroloni tecnici e gergali conditi con schemi astrusi a loro incomprensibili, o si trovavano di fronte a personaggi che si sentivano in dovere di dimostrare la loro bravura “indovinando” eventi del passato e facendo dubbie previsioni per il futuro; tutto ciò, oltre a essere del tutto inutile ai “clienti” è anche alquanto azzardato, a meno che non si voglia credere in un destino predeterminato e immutabile. Iniziammo così a gettare le basi e a sperimentare un nuovo approccio all’astrologia e alle altre discipline correlate, arrivando al punto di pubblicare un vero e proprio “manifesto”, che riporto qui di seguito.

Occulto è un termine da troppo tempo abusato, al quale è stata data, col trascorrere dei secoli, un’accezione misteriosa e spesso negativa. In realtà “occulto” significa letteralmente “nascosto”, perché per varie ragioni, spesso a causa di errati preconcetti, nel corso dei secoli è stato ingiustamente perseguitato chi si occupava di un genere di conoscenza diverso dai canoni comunemente accettati; al punto che oggi, nello stesso calderone, vengono mischiate conoscenze serie e antiche con un grande valore umano, a ciarlatanerie di ogni genere, contribuendo così ad alimentare la confusione soprattutto in coloro che non si occupano approfonditamente di questi argomenti.
Noi, senza voler giudicare, approvando o disapprovando, approcci più tradizionali o futuristici o comunque diversi dal nostro, abbiamo l’intenzione di proporre una nuova e più fruibile visione di alcune discipline che possono essere molto utili per migliorare il benessere generale dell’individuo. Discipline che spesso, da chi non se ne intende, vengono inserite nell’enorme minestrone dell’occultismo, dimenticando così la grande tradizione storico-filosofica da cui provengono, e la grande valenza umana di cui dispongono e di cui la gente comune sente sempre più il bisogno quando troppo spesso si sente frustrata dalle risposte fredde di una parte di quella scienza che ha perso il contatto con l’essere umano in quanto tale.
È per queste ragioni che rinunciamo ormai (pur rispettandolo) al carattere divinatorio  dell’astrologia e della cartomanzia, e di tutte le “…manzie” in generale, abbandonando le vecchie e inutili meccaniche relazionali (nelle quali il consultante spesso pagava per mettere alla prova il veggente di turno, il quale o era un furbo profittatore o si sentiva inutilmente coinvolto in un gioco fine a se stesso, ma privo di una reale utilità pratica per l’utente); a nostro avviso è tempo di riportare tali discipline a ciò che è e deve essere la loro vera essenza: uno Strumento e non un Fine.
Come, ad esempio, i raggi X o la TAC sono solo uno strumento del chirurgo o del medico, come la lavagna e il libro sono lo strumento del maestro, e il martello è lo strumento del muratore (strumenti per lavorare, non scopi da raggiungere: lo scopo è il risultato del loro lavoro), così l’astrologia, la cartomanzia e via dicendo devono essere solo strumenti al servizio dell’individuo che volesse usarli per affrontare un problema o giungere a un risultato. Solo con questo approccio di collaborazione fra consultante (che conosce i propri problemi) e consultato (che conosce “certi” meccanismi) è possibile giungere a una soluzione ottimale (non migliore in assoluto, ma al meglio di ciò che è realmente possibile) che metta in primo piano il ben-essere della persona, invece della solita sterile dimostrazione di bravura o improbabili previsioni che nulla lasciano alle responsabilità verso se stesso e il proprio destino del singolo soggetto umano.
Questo deve essere il concetto di consulenza, in qualunque campo.

Nacque così l’Astrologia “Fuzzy” Propositiva.

Ma che cos’è, in concreto, l’Astrologia “Fuzzy” Propositiva ?  

             Per dirlo sinteticamente, si tratta di un approccio all’astrologia basato su un destino non predeterminato: essa si propone in primo luogo di illustrare e proporre al consultante quali sono i mezzi e le energie di cui dispone e come sfruttarli per ottenere i propri obiettivi; e in second’ordine di mostrare ed eventualmente insegnare come eseguire egli stesso gli esami della propria situazione astrale, in modo da poter compiere autonomamente le scelte più opportune ogni volta che ne abbia bisogno.

Ovviamente essa serve solo come base di partenza, come punto di riferimento intorno al quale far ruotare gli altri strumenti necessari, che verranno scelti di volta in volta, a seconda delle necessità del caso in esame, fra le più opportune discipline olistiche.

Una di queste (particolarmente interessante per me, come scrittore e editor) è la lettura diagnostica. Senza dilungarmi in questa sede a descriverla, basti sapere che, con le competenze e l’esperienza adeguate, è possibile ricavare moltissime informazioni utili sullo stato emotivo e i blocchi energetici del consultante anche solo da poche righe scritte contenenti alcune parole scelte oculatamente; è persino possibile intuire l’evoluzione dello stesso osservando come cambia il suo modo di scrivere nel corso del tempo.

Naturalmente un tale genere di consulenza, a differenza di chi pratica una singola disciplina fra quelle rigidamente codificate, richiede che l’operatore abbia acquisito una certa esperienza e disponga anche di un certo grado di sensibilità (o meglio, sensitività): l’aspetto affascinante, a mio avviso, di questa pratica, è che evita di mettere un muro secondo cui “io sono l’operatore e sto di qua e tu sei l’utente e stai di là”, bensì richiede l’interazione fra entrambi, fino, nei casi più riusciti, a condurre il consultante a divenire il “consulente di se stesso”.

          Il tuo originale orientamento è quindi basato su un’esperienza piuttosto intensa che possiamo rintracciare anche nelle tue pubblicazioni. Confermi ai lettori di MobMagazine che per occuparsi di olo-dinamica il campo di studi intrapresi deve essere molto vasto e che occorre una certa sensibilità personale, che qui potremmo definire dono o predisposizione empatica?

In effetti fino a circa due secoli fa l’astrologia e l’astronomia non erano ancora state disgiunte, e ai tempi di Dante e della nascita delle prime università in Europa l’astrologia era un’importante materia di studio. Poi, con l’illuminismo e l’affacciarsi dell’era moderna, poco alla volta venne separata la chimica dall’alchimia, l’astronomia dall’astrologia, l’analisi prese il posto della sintesi e le specializzazioni resero sempre più rare le competenze

“trasversali”, producendo di fatto personaggi estremamente competenti nei propri settori chiusi a compartimenti stagni ma ignoranti[3] su tutto il resto. Se ciò sia stato un bene o un male lascio a voi giudicare; per come la vedo io tutto ha un senso e uno scopo nel corso della Storia: la Storia di per sé non è né buona né cattiva, è come è, molto semplicemente.

Solo da pochi decenni si è tornati a parlare di sinergie, di interdisciplinarietà, di pensiero olistico. Bene, ma perché ho parlato dell’astrologia? perché essa, in varie forme, è uno degli strumenti (forse il principale) che usa il consulente olodinamico.

Grazie per questo “viaggio di conoscenza” fra le pieghe del territorio olistico. Sicuramente i nostri lettori avranno modo di approfondire la tua conoscenza fra le pagine dei tuoi libri e durante i tuoi corsi.

Come desideri salutarci?

Concludo citando la descrizione di un passato (ma anche futuro prossimo) incontro di presentazione.

Dal Caos al Cosmos, trascendenza dello zodiaco – La poetica dell’arte astrologica, della parola, dei versi, dell’avere qualcosa di importante da trasmettere, permette di andare oltre l’astrologia, in una dimensione in cui siamo noi a stabilire le regole del cosmo.

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[1] …qualunque cosa significhi “fermi”.

[2] Ovviamente sto semplificando al massimo per brevità.

[3] Ignorante è qui inteso non come insulto ma nella sua accezione originale: colui che ignora, che non sa.

Caterina Civallero

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