FABRIZIO ROMANO metal-art, artista per caso | INTERVISTA

0
407
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  •  
  •  
  •  
  •  

“Il mio è un percorso strano e ambiguo, ma forse proprio per questo così entusiasmante e ricco di soddisfazioni inaspettate”

Ciao Fabrizio, ti sono grata per avermi voluto concedere un po’ del tuo tempo prezioso, è un piacere presentarti ai nostri lettori. Parlaci un po’ di te come artista, cosa ci riveli?
– Ciao Monica, sono io orgoglioso del tuo interesse verso il mio mondo. GRAZIE a te e a tutto lo staff per questa bellissima opportunità. Mi chiedi di parlati di me come artista. Ecco, mi viene sempre difficile ritenermi tale, mi sembra sempre un’esagerazione quando mi si apostrofa con tale enfasi. Comunque, ciò che posso dirti è che questo mondo delle arti visive, nel quale sono entrato in punta di piedi e senza alcuna presunzione o traguardi da raggiungere, ha effettivamente coinvolto tutti i mie sensi in un modo che nulla prima, in vita mia, riuscì a innescare. Sono sempre al vaglio di nuovi orizzonti da esplorare riguardo alle tecniche da utilizzare, i miei pensieri si focalizzano, fino quasi a fossilizzarsi, su ciò che pare impossibile da realizzare a prima vista. Partendo da questi assunti, par chiaro che la mia attività principale è la sperimentazione, la costruzione di particolari strumenti e oggetti che mi possono condurre al risultato sul quale tante energie già posi nella fase dell’immaginazione. Un percorso ricco di sfide è la strada corretta per non essere mai demotivato, questo è il mio essere artista.

… chi è Fabrizio nelle sue giornate, al di là dell’arte? Se dovessi descrivere te stesso cosa diresti?
– Sono una persona senza nessuna pretesa, vivo il quotidiano tranquillamente sempre in cerca di pace. Ho la fortuna di vivere in un posto meraviglioso, ai limiti del bosco e con architetture, ove le pietre prima poste or giacciono all’abbandono, un affascinate apprezzar la vita d’un tempo ormai andato. Nei miei momenti di relax amo fare lunghe passeggiate tra i confini dell’anima e degli orizzonti sfumati, ora tra le nebbie invernali, poi tra i suoni vellutati d’estate. Certamente potrei benissimo essere definito un “orso”, e la metà di me lo è assolutamente, ma, d’altra parte, chi mi conosce, sa benissimo che sono anche un “animale” da compagnia, pochi riescono a tenermi testa, se c’è da divertirsi, io sono quello che fa divertire.

Ti definisci un’artista non tradizionalista, la tua arte nasce da una fusione di meccanica, fisica e chimica. Come è nata la tua passione per l’arte e in particolare per la metal-art, e quando hai capito che il tuo ormai è diventato un esplorato artistico che piace, e che ti spinge a creare sempre più?
-In realtà sin da piccolo ho avuto il pensiero di fare qualche cosa nell’ambito delle arti visive, ma la passione della meccanica, al tempo, era dominante su tutto. Questo ha fatto sì che gli studi da me intrapresi, dopo le scuole medie, si attenessero alle attitudini dimostrate allora. E’ stata la mia fortuna. Ciò che era latente in me, ripeto, fino dall’infanzia, si è rivelato grazie ad una serie di eventi che hanno determinato, letteralmente, un’esplosione dei miei sensi. Non avendo basi artistiche sulle quali attingere conoscenze, tutto quello che ne è conseguito è il frutto del mio essere vergine. L’innesco di questa esplosione fu la visione di uno speciale dedicato al Maestro Alfonso Fratteggiani Bianchi. Un “pugno” in pieno volto! I suoi monocromi vennero processati dalle mie sinapsi mixandoli con le esperienze recepite sporcandomi le mani di grasso, adottai di conseguenza elementi quali piombo e stagno, in ambito siderurgico, per attivare particolarità cinetiche e cromatiche sui miei lavori. Iniziai così a dar vita alle mie visioni includendo parti meccaniche, quai chiodi e cavetti in ottone e rame, su semplici pitture in acrilico, ma tutto ciò mi stava ancor stretto.
Pensai che la moltitudine degli artisti utilizzano pigmenti colorati, quali tempere, colori a base di olio, acrilici per dar vita all’immagine. Mi posi una domanda: “Sarò in grado di creare un’opera senza utilizzare pigmenti colorati?” Boom, seconda esplosione! Come già affermato nella prima risposta, la sperimentazione è divenuta il cardine, il fulcro attorno al quale ruota la mia esperienza compositiva, diversa, originale, che ha trovato un buon riscontro nei gusti di appassionati e persone che mi seguono sui social, tale realtà positiva comporta la motivazione. Spingermi sempre oltre, vedere sempre avanti, trascendendo la normale percezione che il pubblico possiede verso il mondo dell’arte!

Come definiresti il tuo linguaggio nell’arte? Quanto ti è servito, in questo ambito, la tua conoscenza della meccanica, della chimica e della fisica?
-Definirei il mio linguaggio artistico come uno specchio del mio essere. Sgargiante e ricco di sfumature, con le opere in acrilico, essenziale ma mai scontato con le opere su lamiera senza l’utilizzo di pigmenti colorati. E’ appunto la mia personalità resa visibile su un certo spettro di frequenze, una percezione che induco alle persone al di fuori dei miei comportamenti fisici. L’uomo dal carattere solare, dinamico e socievole negli sfondi acrilici, l’uomo riflessivo, pacato e senziente nei teatri chimici. L’essere stato avvezzo a manipolare gli elementi tramite la meccanica, la chimica e la fisica, mi ha permesso di esprimere il “Mio Io” di tangente, particolarità di cui mi meraviglio ancora oggi.

Le tue opere sono un viaggio nell’universo, le tue tecniche sono innovative e pochi se non rari, sono gli artisti che adottato queste “tecniche da laboratorio”, cosa provi nel trasformare la materia in colore, in sfumature cromatiche che non sono definite dal colore stesso, ma dalla reazione di fusioni chimiche? A volte ti capita di fallire nel tuo intento, errando involontariamente fra pozioni e reazioni chimiche?
-Nella prima infanzia, ricordo ancora perfettamente, ero un “maestro” nell’utilizzare i famosi mattoncini Lego con i quali passavo ore a costruire ogni sorta di oggetti, dalle case alle automobili. Il lavoro manuale è sempre stata una caratteristica che ha contraddistinto la mia persona. Mio papà era un idraulico e la sua officina divenne ben presto il mio parco giochi. Da qui puoi capire che manipolare la materia è un estro che mi pervade in ogni atomo. L’esperienza artistica, ora, diviene la prosecuzione dei quei giochi di molti anni fa. Come un bambino, rimango elettrizzato nel notare che sono in grado di cambiare le strutture preconfezionate dalla natura con il pensiero che fluisce attraverso le mie mani. Ed è il significato del termine sperimentare che porta ad avere successi dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto. Ancora adesso, nello studio dell’ultima tecnica che sto utilizzando, poche volte il risultato ottenuto è il medesimo raggiunto precedentemente effettuando gli stessi passaggi. La cosa mi fa dannare e saltare i nervi, così mollo tutto e ritento quando la mente torna ad essere serena. Sono però consapevole del fatto che per trovare la soluzione al paradosso ho da sbattere la testa ancora parecchie volte contro l’ostacolo. E stai tranquilla che mai un “trauma cranico” è allo stesso tempo così avvincente e benvenuto.

Il segreto della creazione di un’opera non è soltanto estetica, non consiste solo nella capacità di trasformare i propri sentimenti, ma di far combaciare più elementi come colore, materia, contenuto, tecnica e capacità, che trascinino ovviamente l’aspetto più ragionevole ed equilibrato del pensiero dell’artista che in quel momento sta creando.
Ogni tua opera d’arte è riconoscibile esclusivamente, per il suo effettivo concetto di reazione chimica, del materiale che cambia; l’arte però, lavora molto sui sentimenti umani, e poco sulle trasformazioni. La tua produzione artistica, interpreta il lavoro di introspezione? Cosa accade all’artista Fabrizio nel momento in cui si sente spinto a plasmare una sua idea e concretizzarla?
-La mia produzione ha una forte impronta introspettiva che è quella della passione. Derivata essa dallo studio di materie culturali quali la cosmologia, rendo alle mie creazioni, sia con acrilico che con la chimica, una matrice che lega il mio essere con quel filo ancestrale che è innato nell’essere umano. Da sempre ci siamo chiesti chi siamo, da dove veniamo, siamo soli in questo mare di particelle, stelle e pianeti? Ecco dunque nascere dalle mie mani quel connubio tra l’uomo e l’infinito, tra il macrocosmo a bassa energia nel quale siamo immersi, ricco di futili cose, e il microcosmo di legami sinergici atti a perpetrare la magia della Creazione Divina. Quando lavoro su un’idea non solo metto in prova le mie capacità manuali e di applicazione, ma le fondo con i concetti culturali sui quali si basano alcune mie passioni. Passione quindi, per l’arte e per il Creato, per la suggestione che posso regalare ad occhi estranei di eventi naturali divenuti visibili grazie ad eventi da me innescati.

Abbiamo capito che la tua è un’arte vissuta a tutto tondo, fatta di associazioni tra fisica, chimica e meccanica, è un processo di creazione continua instancabile e quotidiana. A chi è rivolta, e chi sono i tuoi artisti di riferimento qualora ce ne fossero?
-L’arte deve essere rivolta a tutti e la mia non deve fare eccezione! Sarà il gusto personale di ogni singolo individuo, che vada ad imbattersi di fronte ad un mio lavoro, a decretarne la bontà o meno. Per quel che riguarda gli artisti di riferimento, posso solo citare alcuni Maestri che sono stati fondamentali, avendo essi, posto un segno indelebile per l’inizio della mia avventura nell’arte. Rappresentano solo una mia preferenza estetica in quanto non conosco altri artisti il quale lavoro possa essere affiancato al mio. Potrei dunque citare il Maestro Alessandro Carnevale, che ho la fortuna di conoscere personalmente, il già citato Alfonso Fratteggiani Bianchi, Armodio, Ottone Rosai, Nino Tirinnanzi, Tino Stefanoni.

La tua passione per la scienza e il cosmo dunque ti ha portato come a viaggiare nello spazio siderale, esplorando monocromaticità uniche e straordinarie. Quando crei una tua opera è più importante l’immaginazione di come verrà, o la conoscenza delle reazioni sui materiali?
– L’una non esclude l’altra, ovvero vanno a braccetto. L’immaginazione di come verrà un’opera è legata alla conoscenza delle reazioni sui materiali, viceversa la conoscenza delle reazioni sui materiali possono indurre la scelta del soggetto sul quale la mia immaginazione ha posato il suo sguardo. Ma qui posso trovare dei limiti che, fortunatamente, mi permettono di escogitare nuovi sistemi per arginare alcuni problemi di incompatibilità tra le suddette parti. Ed allora sì, si ritorna a sperimentare e costruire nuovi strumenti.

Quello che sorge spontaneo osservando le tue opere, e che tu le realizzi con grande cura artigianale, quasi di fatica fisica fatta sull’oggetto, ed emanano una forza terrestre, sono solide, compatte e robuste, no aleatorie, ma una in particolare vibra di suoni e musica. Cosa ti ha portato e spinto a progettare tale sinergia fra arte e musica?
-Artigianalità e fatica fisica, hai colto nel segno. Alcune lavorazioni richiedo l’utilizzo di macchine utensili quali il trapano o la mola. La precisione e la ripetitività di tali operazioni, inducono uno sforzo anche fisico oltre che mentale. La solidità e la compattezza sono essenziali per la perfetta riuscita dell’opera, in termini meccanici ho bisogno di un supporto rilevante, tavole in legno truciolare, per far sì che tutto stia al proprio posto, ora che lavoro e poi nel tempo. Mi sto riferendo a quello che riguarda la posa dei cavetti che vengono tirati e poi fissati con 2 chiodi all’estremità. Essi, dunque, costituiscono un elemento cromatico e fortemente cinetico che rende all’opera la caratteristica di variare aspetto in base all’incidenza della luce sui cavetti stessi. Viene poi di conseguenza che un cavetto posto in opera, con la giusta tensione e se pizzicato, emette un suono. Proprio come si comportano le corde di una chitarra o qualsiasi altro strumento affine. Qui no, non ho progettato niente, è stata, come ripeto, la conseguenza naturale di una scelta che aveva scopi puramente stilistici.

Hai detto in alcune occasioni che tutto è partito a un aforisma di uno scrittore e giornalista, Adriano Sofri, il quale scrive:”I decenni volano, sono certi pomeriggi che non passano mai”.
Cosa voleva dire con questa frase lo scrittore e cosa è scattato in te, tanto da citarlo?
– Adriano Sofri scrisse questo aforisma durante la sua detenzione per essere stato condannato, nel processo dell’omicidio dell’allora vice capo dell’ufficio politico della Polizia Luigi Calabresi. In carcere le giornate sembrano interminabili, ma poi ti volti e ti accorgi che son passati appunto decenni come nulla fosse. La mia quotidianità era paragonabile alla vita detentiva, lenti pomeriggi ma già quattro lustri passati tra quelle mura, “Non esistono lavori noiosi, l’obbligo di farli ci rivela il contrario” (Max Gazze). L’attinenza di questo aforisma con la mia esperienza, mixato con la visione del sopracitato speciale sul Maestro Bianchi, resero possibile la messa in moto di alcuni processi mentali che sfociarono in quello che attualmente sono le mie opere. Dovevo trovare il modo di far passare quei “certi pomeriggi”. Questa è l’anomalia, di cui sopra, per quel che concerne il mio percorso.

Hai esposto in molte gallerie d’arte importanti, ottenendo meriti rilevanti con attestati che affermano la tua capacità di emozionare e trasmettere passione per l’arte. Le tue opere sono state presentate anche in alcune trasmissioni televisive, vuoi rivelarci cosa ti ha colpito di più di queste esperienze?
-Le esperienze stesse! Mi sono catapultato da un’officina meccanica ad un bancone di una tabaccheria e di colpo in mostra a Venezia, Milano, Bologna e, come già hai anticipato tu, perfino in televisione. In pratica mi sono trasferito in un Universo parallelo. Esprimere ciò che ho provato la prima volta, in quel di Venezia, è una cosa che non mi riesce facile neppure adesso che son passati un paio di anni. Da subito non mi sembrava neanche vero per cui, sembra strano, ma non sono stato in grado di vivere appieno l’evento tanto da riuscire a metabolizzarlo, forse, solo dopo un mese. Ho solo da ringraziare con tutto il cuore il Dott. Giorgio Gregorio Grasso e le sue fide collaboratrici, la Dott.ssa Giada Eva Elisa Tarantino e la Dott.ssa Maria Palladino per avermi dato questa meravigliosa opportunità e con le quali figure mantengo ancor oggi rapporti di lavoro ma soprattutto di sentimenti anche umani: amicizia e stima! Le presentazioni delle mie opere, attraverso il canale televisivo me le posso riguardare in ogni momento, rinnovando e migliorando le mie sensazioni di volta in volta. C’è però una puntata in particolare che ha segnato una delle giornate più belle della mia vita. E’ stata il 10-01-2020 presso gli studi di Canale Italia. Fui invitato ad essere presente in studio per un’intervista e l’esposizione di 5 opere dal Dott. Antonio Castellana. Essere davanti alle telecamere e rispondere alle sue domande … Wow, non sono in grado di trovar parole adeguate, per cui mi abbandono ad un semplice e riduttivo GRAZIE! Durante tutte queste esperienze ho maturato la consapevolezza di aver conosciuto persone speciali e condiviso con loro parte delle nostre esperienze artistiche e di vita che, a ben vedere, hanno contribuito a farmi crescere come persona.

Venezia è una delle città più ricca d’arte, hai esposto per selezione, in alcune mostre collettive di rilievo, citiamo Palazzo Zenobio-Padiglione Armeno, curata dallo storico e critico d’arte prof. Giorgio Gregorio Grasso: “Lo stato dell’arte al tempo della 58esima Biennale di Venezia”. Cosa ricordi di quei momenti con tutti gli artisti partecipanti, e cosa ti ha lasciato di più come crescita artistica e individuale questa mostra collettiva?
-Come ho già affermato nella risposta precedente, le mie emozioni sono state una valanga, un fiume in piena che rimangono ancor oggi difficili da arginare. Quel senso di peso al petto che si stringe al cuore e che, come tutti penso, abbiamo provato nell’imminenza di un esame importante. Ricordo anche l’atmosfera che avvolgeva quel teatro di assoluta bellezza. Il sorriso e la voglia di interazione dei presenti, il confronto, nei legami appena nati, tra persone che mai si erano viste prima ma che sulla stessa lunghezza d’onda camminavano sul filo della consapevolezza d’un coinvolgimento sensoriale, ben al di fuori della comune percezione. Questa mostra ha dunque rappresentato un punto di svolta significativo nel mio cammino artistico. Mi ha regalato un lucidità maggiore nel senso che, il raggiungimento di questo traguardo, avrebbe potuto aprire nuovi orizzonti verso i quali avrei camminato, finalmente molto più convinto delle mie possibilità e capacità.

Ogni artista sperimenta e spesso rivoluziona il suo modo di fare arte, con le sue opere, in certi casi, racconta momenti di vita vissuta, esperienze, e lo fa cercando di impressionare nella tela il suo pensiero, un condensato di inseguite tecniche, molto distaccate dalle tue. Cosa pensi in generale, degli artisti che non riescono a trovare quella giusta collocazione nel mondo dell’arte, in quanto stile e cosa consiglieresti?
-A questa domanda non penso di poter rispondere. Mi sentirei presuntuoso e questo non rientra nella mia natura. Ogni persona cresce e sviluppa un senso estetico in base alle proprie capacità innate e, intimamente, al bagaglio culturale. Chi sono io per decretare cosa è di livello e cosa no? Io stesso ho trovato una giusta collocazione nel mondo dell’arte? Al massimo mi posso esprimere sempre e solo tramite quello che è il mio gusto personale, ma non ritengo, per tanto, di possedere i requisiti, e intendo anche per le mie capacità artistiche, di potermi eleggere a consigliere verso espressioni che certamente sono dettate da un animo sensibile alle proprie inclinazioni.

Cosa vuoi raccontare con le tue opere, le tue tavola diventano quindi un universo infinito da riempire?
-Molte volte mi sono ritrovato a dover fornire spiegazioni scientifiche, riguardo ad eventi cosmici, ritratti come giustamente dici tu sulle mie tavole, a persone interessate al mio lavoro. Racconto così, anche come divulgazione di questo tipo di cultura cosmologica, le mie visioni dettate dalle letterature che prediligo in assoluto, non riempiendo, ma scrivendo sulle tavole un estratto del linguaggio universale. Scrivo di un Universo ma non solo. Mi sono cimentato più volte su quelle che sono visioni di processi fisico/nucleari. L’atteggiamento e l’approccio comunque rimangono i medesimi in tutte le occasioni: scrivere, appunto sulle tavole, piccole porzioni di Universo con le sue leggi e al contempo il vuoto quantico da rilevare con la progressione dell’immaginazione.

Sappiamo che suoni diversi strumenti musicali e canti. Cosa ti porta di più ad identificarti, artista metal-art o l’essere musicista?
-Entrambe le cose rientrano in quella sfera di emozioni che rendono l’essere umano così speciale. Fanno parte, quindi, delle esternazioni dell’anima di una persona. La spiritualità e l’indole sono frequenze non visibili ne tattili ma vengono convertite e trasmesse al mondo sotto forma di arte. Il nostro Sole, ad esempio, non presenta una colorazione vera e propria, naturalmente esso emette un insieme di onde elettromagnetiche e particelle per cui il suo aspetto rimane celato nell’oscurità dell’universo. Sono appunto i nostri occhi, sensibili a determinate frequenze, ad affibbiargli una specifica pigmentazione. L’essere umano è speculare, nel suo comportamento, alla particolarità dell’esempio sopra esposto. Le nostre emozioni, quindi le frequenze del nostro pensiero, si palesano ad altri occhi tramite determinate azioni. Musica, poesia, arti visive sono dunque la “pigmentazione” visibile del nostro IO, ciò che porta ad identificare e “timbrare” con il marchio dell’unicità l’individuo. Sì, mi identifico in entrambe le situazioni da te descritte: artista metal-art e musicista.

Secondo te nell’arte esiste, se esiste, l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, Qual è il tuo pensiero sull’arte in generale?
-Esiste eccome questo incontro tra oggetto e la persona. Si basa su quel concetto di conversione delle frequenze della spiritualità dell’artista, negli aspetti tattili e cromatici dell’opera da lui proposta. Un osservatore sensibile a tali frequenze non potrà certamente rimanere inerte trovandosi dinnanzi ad una parte di se se stesso riprodotta però da un altro individuo. Questo fenomeno in fisica viene chiamato Risonanza, in pratica, un corpo capace di vibrare con una determinata frequenza, se viene investito da un’onda della stessa frequenza, inizia a vibrare a sua volta. Come potete notare, il mio pensiero sull’arte viene comunque ribattezzato in contesti che, almeno in teoria, ben poco dovrebbero aver a che fare con l’argomento in questione.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento?
-A seguito della pandemia in corso, per quello che riguarda l’ambito espositivo, ho dovuto rallentare e contingentare di molto la mia presenza alle mostre. Trovo del tutto inutile riversare energie per eventi nei quali la presenza di pubblico, potenzialmente interessato al mio lavoro, è stata drammaticamente ridotta se non del tutto obliterata. Ho per cui concentrato le suddette energie allo studio e alla sperimentazione di nuove tecniche. Mi sto concentrando specialmente sulla “lavorazione” dell’acciaio inox (aisi 304), il quale mi ha già portato a ottime soddisfazioni, sia per i risultati cromatici ottenuti fino ad oggi, sia per un buonissimo riscontro ricevuto dal pubblico che, con molto affetto, mi segue. Ho ancora molte domande, di natura tecnica, che rimangono senza risposta. Il lavoro odierno si attiene a fornire risposte adeguate, nei tempi e nelle modalità che solo il costante impegno saprà garantire, agli ardui quesiti.

Una domanda ardua Fabrizio: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo studio per comprarne alcune.
-Per il semplice, ma altrettanto lusinghiero fatto che le mie opere non sono comuni. Sui motori di ricerca, se si digitano i tag chiave, non compare nulla che si possa assimilare al mio lavoro. E questo in aggiunta al freddo aspetto economico, non sono esoso nelle richieste, sono cifre abbordabili da chiunque, perché per me è più importante spargere il mio pensiero che riempirmi le tasche!

Dove potranno seguirti i nostri lettori?
-Da circa un anno ho finalmente un sito internet personale sul quale si possono trovare svariate mie opere con tanto di informazioni allegate. Oltre, ovviamente, è presente tutta una serie di documentazione inerente al mio percorso e alle vari fasi ad esso connesse. Il link al sito è il seguente: www.fabrizioromano.com E’ anche possibile seguirmi, qui in modo istantaneo, perché aggiornato di volta in volta che propongo una nuova opera, sul mio profilo Facebook al link: https://www.facebook.com/fabrizio.romano.338/ Ho anche un profilo Instagram sul quale però non ho ancora approfondito l’impegno di presenza costante, il link: https://www.instagram.com/metalmecchimicart/

Per concludere, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa conversazione?
-Vorrei dire grazie, grazie infinite se state ancora leggendo queste ultime righe. Significa che non vi ho annoiati e che sono riuscito ad attirare la vostra cortese attenzione, ciò mi lusinga e mette ulteriore benzina nel serbatoio della mia passione! GRAZIE!

M° Monica Isabella Bonaventura

Previous articleProfumo di mare | di Betty Scaglione Cimò 
Next articlePremio Letterario Internazionale “Lord Byron Porto Venere Golfo dei poeti” Poesia e Narrativa Edita e Inedita 2021 III edizione: ecco i vincitori
Nata in provincia di Venezia, da sempre ho la passione per l'arte in modo particolare per la pittura, il design di arredamento e la decorazione d'interni. Sono una Maestra d'Arte in Arte Applicata e in Architettura e Arredamento, subito dopo il diploma ho lavorato per alcuni studi di architettura come disegnatrice, realizzando progettando arredamenti anche per conto proprio e restauri di edifici d’epoca. Neo diplomata entro a far parte di un centro culturale artistico conoscendo alcuni artisti, ed approfondisco la tecnica della serigrafia e litografia, acquisendo esperienza. Successivamente insegno educazione artistica e storia dell’arte, per poi essere inserita in un laboratorio per scenografie di teatro come pittrice e designer. Nel contempo creo e idealizzo alcune vetrine per negozi, dando un’immagine innovativa e curata, anche nel disegnare abiti per una sartoria. Studiando arte mi interesso alla pittura astratta e contemporanea, all'impressionismo astratto, ed inizio a sperimentare la pittura d’azione “l’action painting” su grandi tele, realizzando quadri su commissione e su misura, integrandoli ad ogni arredamento iniziando a farmi conoscere come Artista. A seguito di un concorso pubblico entro a far parte di una Amministrazione Pubblica occupandomi di cartografia e foto aeree del territorio. Tra il 1998 e 2001 frequento alcuni corsi di psicologia e sociologia infantile, ed uso la mia esperienza come Artista di pittura astratta, per far apprendere su alcuni corsi per bambini la "pittura d'azione”, organizzando anche corsi d' arte e di riciclo creativo, insegnando diverse tecniche d'arte in alcune scuole e privatamente (dal trasferimento d’immagine al decoupage, dallo stencil al decapè, dal collage, alla pittura al cesello), ed è così che ha inizio, la mia ricerca sul riciclo creativo, dando uno sguardo e senso al riuso degli oggetti che si gettano quotidianamente, e in poco tempo mi faccio conoscere come Artista creativa e vengo invita a presentare quest'arte in seminari ed eventi riguardante l'argomento; da questo nasce l’idea di concretare quest’arte con Fare e Rifare, esponendo le mie creazioni, dagli oggetti ai gioielli. Collaboro alla realizzazione di esposizioni d’arte e mercati come Artista del proprio ingegno creativo, e da qualche anno ho iniziato a scrivere recensioni artistiche per artisti conosciuti e non, italiani e stranieri, per poi cooperare all’esecuzione di un libro come tecnica alle immagini e mappe antiche e supporter grafica all’impaginazione. Sono stata intervistata su alcuni emittenti radiofoniche della mia regione (Tele Venezia - Storie live e Radio Veneto) come pittrice, artista del riciclo creativo e arredatrice, conferendomi il titolo di eccellenza veneta, e da una nota Critica d’Arte dei salotti Artistici di Roma (3 minuti d’arte) su You-Tube e vari social, e successivamente ancora intervistata e resa pubblica la mia intervista su diverse riviste d’Arte: MobMagazine – Fatti Italiani e Scrivoline. Vengo premiata come creativa e pittrice di Arte astratta e con una Menzione Speciale (Premio Veneto – Assoc. OltreArte) con una mia opera, da una importante Storica e Critica d’Arte durante l'esposizione alla Biennale delle Ville Venete. Sempre alla ricerca d' innovazioni, d' imparare e di mettermi alla prova, ho partecipato e partecipo a diversi concorsi di letteratura, poesia, fotografie e pittura, ottenendo premi a livello nazionale e internazionali facendomi notare da alcune gallerie di città italiane importanti; partecipo a progetti d'arte con altri artisti e giornalisti stranieri e alcune mie opere diventano copertina di alcuni libri di poesie di un noto regista italiano. Da un po’ di tempo vengo richiesta come modella per opere d’arte dalla pittura alla scultura, e come indossatrice per alcuni negozi di abbigliamento, sono stata selezionata come "volto" per una Communità in un Concorso Nazionale e ancorra selezionata da una nota Agenzia pubblicitaria. Ho esposto ed espongo su importanti gallerie d’Arte di città europee e italiane: Madrid, Lisbona, Parigi, Atene, Roma, Firenze, Milano, Matera, Padova, Venezia, Vicenza e su alcuni Comuni di Venezia e Padova, la maggior parte presentate dallo Storico e Critico d’Arte prof. Giorgio Gregorio Grasso e dallo Storico Prof. Vittorio Sgarbi, dove certi miei quadri e oggetti sono stati inseriti su aste. A seguito di un Concorso Internazionale di pittura contemporanea vengo selezionata da un importante Storico e Critico d’Arte Prof. Giorgio Gregorio Grasso, ad esporre delle mie opere alla Mostra Internazionale: “Lo stato dell’Arte al tempo della 58’ Biennale di Venezia”, per poi essere ancora scelta ad esporre su Gallerie importanti di Milano e Matera, Biennale di Atene, Biennale di Armenia e Biennale Ville Venete. In contemporanea con la Mostra del Cinema del 2019 vengo selezionata per rappresentare il cinema dei primi anni del ‘900 e subito dopo scelta dall’Associazione Vitaru di nazionalità Russa con un’opera contro la violenza sulle donne e l’opera viene inserita in una pubblicazione d’arte. Altre mie opere sono state scelte per essere presentate dallo Storico e Critico d’Arte su TV Sky e partecipo a varie iniziative di beneficenza con alcune mie opere presentate dallo stesso Critico Arte e presentate sui social e su rivista d’arte. Varie mie opere sono state scelte e pubblicate su un volume d'arte e sui social con relative critiche da parte di storici e critici d'arte. All'interno dello spazio artistico live-art realizzato da Artaxy durante il Mestre Carnical Street Show del 2019, mi cimento nella creazione di un'opera dal vivo, imprimendo con energia i tratti distintivi del mio stile, e riportato l'evento in prima pagina su rivista d'arte vedendomi protagonista. Ho partecipato ad un corso della lingua dei segni (LIS) e faccio parte di diverse associazioni culturali, dalla musica alla pittura. A settembre 2020 mi sono candidata alle elezioni politiche come Consigliera alla Cultura della mia città ed ora collaboro per eventi culturali e artistici. Sono Redattore di una mia Rubrica d’Arte “MonicArte”, e manager di un personaggio pubblico.