Elisabetta Ronca, scrittrice, presenta il suo ultimo libro “Insieme a Vasco verso la fine del mondo – Diario del cammino francese” | INTERVISTA

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«Penso che per raggiungere un obiettivo, di qualunque “grandezza” esso sia, siano necessari impegno e determinazione. Credo anche nel fato e nei segni della vita ma credo anche che senza forza di volontà sia difficile raggiungere un obiettivo» (Elisabetta Ronca)

Ciao Elisabetta, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Elisabetta scrittrice?

Ciao e grazie a voi per questa intervista. Mi chiamo Elisabetta Ronca, ho 33 anni e vivo a Pitigliano, un piccolo paesino della Maremma Toscana. Mi presento dicendo che non mi reputo una scrittrice, è una parola grossa per me. È vero, ho scritto un libro ma non ritengo di appartenere alla categoria degli scrittori. Se devo essere sincera mai avrei pensato di pubblicare un libro che parla anche di me.

…chi è invece Elisabetta donna nella sua quotidianità?

La mia quotidianità è molto altalenante. Fortunatamente a Pitigliano il tempo non corre veloce come in città, i miei ritmi non sono così frenetici, al contrario tutto sembra essere molto calmo e tranquillo. Lavorando nel mondo dello sport non svolgo le mie attività ormai da molto tempo, purtroppo, ma abitando praticamente in campagna ed essendo io un’amante della natura ho la possibilità di fare delle bellissime passeggiate immersa nel verde alla scoperta di luoghi e sentieri più o meno impervi. Sono una persona semplice, introversa e fantasiosa a cui piacciono le piccole cose. Potrei stare davanti ad un camino acceso con bicchiere di vino ad ascoltare musica per ore ma potrei anche decidere all’improvviso di avventurarmi da qualche parte, zaino in spalla, natura e pace interiore. È proprio in queste situazioni che trovo l’ispirazione per scrivere o per creare.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi quale scrittrice?

Ho studiato Ragioneria indirizzo informatico presso l’Istituto F. Zuccarelli di Pitigliano e dopo il diploma ho deciso di prendermi un anno di tempo per capire cosa volessi fare. In questo periodo di transizione mi sono dedicata al Servizio Civile Nazionale occupandomi principalmente di bambini e stranieri nel mio paese. Successivamente mi sono iscritta all’Università di Perugia frequentando la facoltà di Scienze Motorie e Sportive. Sono arrivata all’ultimo anno ma non ho conseguito la laurea. Lo so cosa state pensando!

Durante gli anni passati a Perugia ho comunque seguito corsi importanti ed ottenuto attestati che mi permettono oggi di lavorare, ho frequentato tirocini che mi hanno insegnato molto e fatto esperienze stimolanti. Tornata in Toscana ho iniziato a lavorare nel mondo dello sport sia con gli adulti, principalmente come insegnante di pilates, sia con i bambini piccoli insegnando avviamento allo sport e ginnastica artistica. L’inverno in palestra e l’estate con i campi estivi. Tutto questo fino al 2017 quando decisi di partire per il Cammino di Santiago. Da quel momento ho continuato a camminare, a viaggiare, a scrivere, a lavorare. Sto ancora cercando il mio posto nel mondo.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

La scrittura ha sempre fatto parte di me fin da piccola. Con una penna ed un foglio riuscivo ad esprimere le mie emozioni, le mie sensazioni, a volte parlando di me, altre con me. A volte disegnando, altre volte scrivendo nelle maniere più diverse. In ogni caso scrivevo e scrivo tutt’ora solo per me stessa. Attraverso la scrittura riesco a dare sfogo ai miei sentimenti interiori e questo mi fa stare bene. In alcuni momenti diventa proprio una necessità. Dopo il Cammino di Santiago però ho capito di aver vissuto un’esperienza talmente intensa che meritava di essere condivisa ed è per questo che ho deciso di scrivere, raccontare e pubblicare la mia storia.

Ci parli del tuo libro “Insieme a Vasco verso la fine del mondo – Diario del Cammino Francese” edito da Rupe Mutevole dell’editore Cristina Del Torchio? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Per rispondere a questa domanda utilizzo la premessa del libro: “Premetto che, fino ad oggi, mai avrei pensato di scrivere un libro. Uno di quelli che leggono gli altri, che racconta una storia, una fantasia, un viaggio, un amore; insomma un libro “vero”. Ho iniziato a scrivere questo diario fin da subito, dal giorno in cui ho deciso di intraprendere il Cammino di Santiago de Compostela. Era il mio compagno di viaggio numero uno, era sempre con me, mi teneva compagnia dandomi la possibilità di raccontare le mie emozioni e quindi la mia esperienza. Tutti i giorni mi metteva a disposizione una pagina bianca ed era pronto ad accogliere la mia scrittura. Ho continuato a scrivere anche dopo il ritorno in Italia fino a quando ho capito che la penna non mi bastava più.

Avevo vissuto un’esperienza talmente forte che sentivo il bisogno di raccontarla, volevo portare la mia testimonianza, raccontare la mia personale e particolare esperienza, provare a far capire alla gente, ma soprattutto alle persone a me care, quello che avevo vissuto in quei 40 giorni per cercare di trasmettere un messaggio. Questo libro è stato come una nuova scoperta. La conferma del fatto che, in questo mondo così frenetico, tutti, prima o poi nella vita dovrebbero rallentare, staccare la spina e mettersi in cammino. Ed ecco che, a malincuore, ho messo da parte il mio diario ed ho iniziato ad usare il computer. Avevo tanti pensieri, volevo dire tante cose. Le idee arrivavano all’improvviso a qualsiasi ora del giorno o della notte; mi balzava alla mente un ricordo e lo scrivevo poi ne arrivava un altro totalmente sconnesso da quello precedente e così via per molto tempo. Era tutto un po’ confuso, in disordine. Era come se avessi sparso sul tavolo i tanti pezzi del puzzle che componevano il mio Cammino, dovevo solo trovare le combinazioni giuste. Allora ho iniziato a giocare fino al giorno in cui l’ho completato.

Spero che questo diario vi faccia riflettere sull’importanza dei rapporti umani, sull’educazione, sul rispetto per la natura; troppo spesso siamo attratti da cose materiali, superficiali e virtuali che ci fanno dimenticare il vero senso dell’esistenza, la vera connessione tra la vita e la natura che indubbiamente è molto più potente di quanto possiamo immaginare. Per essere in pace con il “mondo” dobbiamo prima di tutto esserlo con noi stessi. Non importa se vi siete persi, se siete caduti, se avete sbagliato, l’importante è ritrovarsi e credo che il cammino sia un ottimo esercizio per provarci.”

Questo libro è un diario narrativo che racconta la mia prima esperienza sul Cammino di Santiago, per l’esattezza il Cammino Francese percorso nell’estate del 2017. È la storia di una partenza quasi improvvisa, all’avventura, in solitaria e con il biglietto di sola andata alla scoperta di me stessa e di luoghi particolari. Il libro è suddiviso in capitoli. Ogni capitolo racconta un giorno di cammino e quindi una tappa. Il Vasco del titolo è Vasco Rossi questo perché ogni tappa è accompagnata da una sua canzone o parte di essa che descrive il mio stato d’animo in quel preciso momento. È un diario e una sorta di bussola del Cammino Francese. 40 giorni e 40 notti in 40 luoghi diversi tra incontri, racconti, avventure, disagi, gioie, emozioni e tanta natura.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Indubbiamente la mia famiglia. Sono stati proprio loro i primi destinatari a cui ho pensato mentre scrivevo. Pensando a loro ho avuto la spinta che mi serviva per arrivare alla pubblicazione. Volevo provare a renderli partecipi del mio cammino passo dopo passo. Durante la scrittura però ho pensato molto anche ai futuri pellegrini, a tutte quelle persone che vorrebbero partire per il cammino ma che hanno difficoltà a fare il primo passo. È proprio grazie a loro che ho deciso di descrivere alcune situazioni importanti ai fini della buona riuscita del cammino. Ho notato che sui gruppi Facebook del cammino venivano fatte centinaia di domande riguardo il percorso quindi ho cercato di informare e rispondere alle tante domande che una persona si pone prima della partenza, spero possa essere d’aiuto e soprattutto di stimolo. Molte persone hanno questo grandissimo desiderio ma sono bloccate dalla paura, voglio dire loro che infondo è normale avere paura, credo sia una sana emozione in questo contesto e credo anche che meriti di essere vinta perché il cammino vi sorprenderà passo dopo passo, di questo ne sono certa.

Una domanda difficile Elisabetta: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Insieme a Vasco verso la fine del mondo – Diario del Cammino Francese”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Bella domanda! Sono convinta che il Cammino di Santiago sia una di quelle esperienze che vanno vissute almeno una volta nella vita. Esistono tanti Cammini di Santiago e tanti altri Cammini nel mondo che meritano di essere percorsi e raccontati. Perché acquistarlo? Curiosità, interesse personale, trasporto interiore, voglia di conoscere luoghi nuovi e le loro storie, insomma la mia particolare avventura. È un libro che ti trasporta pagina dopo pagina, da leggere anche tutto d’un fiato, insolito, dinamico… vi ho incuriositi abbastanza?!

Penso che sia importante sognare e viaggiare anche solo con la mente per cui invito tutti i lettori a comprare il mio libro e mettersi in cammino con me. Sarebbe una grande vittoria riuscire a far partire anche una sola persona grazie alle mie parole.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Penso che per raggiungere un obiettivo, di qualunque “grandezza” esso sia, siano necessari impegno e determinazione. Credo anche nel fato e nei segni della vita ma credo anche che senza forza di volontà sia difficile raggiungere un obiettivo. Quando sono partita per il Cammino di Santiago questa prima volta ero totalmente inesperta e poco informata, sono partita all’avventura vivendo giorno per giorno e facendo tesoro dell’esperienza che a mano a mano stavo vivendo. Inizialmente il mio obiettivo era partire non arrivare. Non sapevo cosa o chi avrei trovato, cosa sarebbe successo, se fossi riuscita a percorrere tanti chilometri al giorno, dove avrei dormito. Avevo mille domande e più andavo avanti più aumentavano. Ogni giorno però mi svegliavo con lo stesso obiettivo, quello di arrivare alla tappa successiva. Con forza e determinazione ho sempre raggiunto i miei piccoli obiettivi quotidiani e questo per moltissimi giorni finché sono arrivata ad un punto del cammino in cui ho deciso di spostare il traguardo più lontano. Ad un certo punto decisi che il mio cammino sarebbe terminato a Fisterra, vista oceano e non a Santiago de Compostela. Credo che sia importante porsi degli obiettivi ragionevoli e fare il possibile per raggiugerli, spingersi oltre per capire se siamo in grado o meno di andare avanti, quantomeno provarci. Possiamo avere tutti i talenti che vogliamo ma se non li coltiviamo, se non ci impegniamo e non dimostriamo quello che possiamo o sappiamo fare allora rimarremo fermi. La fortuna nella vita può essere un ottimo incentivo se siamo in grado di riconoscerla e trasformarla in opportunità.

«Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Cosa ne pensi tu in proposito? Cosa legge il lettore in uno scritto? Quello che ha nella testa “chi lo ha scritto” oppure quello che gli appartiene e che altrimenti non vedrebbe?

Credo che il lettore legga una storia ben precisa e pensata dall’autore, una storia in cui potrà riconoscersi oppure no. Quando leggi crei delle immagini nella tua testa, degli scenari, riesci a vedere i personaggi per come sono descritti o per come appunto li immagini in base a ciò che hai in testa tu. Quindi è vero che leggi l’autore ma leggi anche te stesso. Ti schiererai dalla parte di alcuni personaggi, potrai scoprire delle cose di te che magari non sapevi. Come ti saresti comportato in quella situazione di cui parla il libro? Cosa avresti fatto o detto? Riuscirai ad immedesimarti in uno o più personaggi e tiferai per lui/lei o spererai che fallisca. In ogni caso grazie al racconto potrai conoscere te stesso e non è detto che ti piaccia. Ma la domanda vera è… se ti trovassi veramente in quella situazione, nella realtà, o in una circostanza simile, riusciresti a comportarti come hai immaginato?

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” – ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne escono l’Arte, la Letteratura e la Cultura da tutto questo secondo te?

Secondo me stiamo vivendo un periodo storico in cui la tecnologia ha preso il sopravvento. Oggi è più importante la quantità della qualità. Ed ecco che nascono i tuttologi che poi ci sono sempre stati ma oggi emergono più che mai. Con un semplice telefono puoi entrare a gamba tesa in quel mondo virtuale che tutti acclamano e far sentire la tua voce. Per certi aspetti questo è anche un bene, sono a favore delle opinioni e della libertà di espressione ma per certi altri invece hanno il potere di creare confusione e scompiglio soprattutto se a parlare di un certo argomento è qualcuno che non lo conosce affatto. Questo accade in tv come sui social o nei giornali, l’importante è fare notizia e divulgarla per primi ma non ci si preoccupa minimamente di controllare se quella notizia sia o meno vera. È proprio questo il problema secondo me, verificare la veridicità di ciò che leggiamo. Se questo non accade potremo diventare noi portatori di fake news. C’è una parentesi del mio libro dedicata proprio al mondo virtuale, non credo che internet sia il vero problema ma l’uso improprio che ne facciamo.

In questo periodo particolare che stiamo vivendo l’arte, la letteratura, la cultura e ci aggiungerei anche lo sport hanno preso un diretto in pieno volto e spero vivamente che riescano a rialzarsi più forti di prima. Tuttologi o no il mondo intero e soprattutto il nostro paese vive di arte e questo è un dato di fatto. L’arte, in tutte le sue sfumature, è un qualcosa di talmente potente che troverà sempre il modo per esprimersi e risorgere, non si può rinunciare all’arte, è indispensabile.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’ è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Inizio dicendo che, per come la vedo io, la bellezza è soggettiva. Il Cammino di Santiago per esempio rappresenta in toto la bellezza. È stata un’esperienza che, seppur impegnativa e con le sue difficoltà soprattutto iniziali, dà perfettamente l’idea di cosa possa essere la bellezza. Nei circa 900km percorsi ho potuto vedere, ascoltare, odorare, assaporare, toccare e sentire la bellezza in tutte le sue sfumature. È un concetto legato ai cinque sensi ma ci aggiungerei anche il sesto. La bellezza può essere in tutte le forme d’arte, nella natura, nelle persone, puoi trovarla ovunque basta saperla cercare e riconoscere. Se conosci te stesso sarai in grado di riconoscere anche la bellezza nel momento in cui lei incontrerà la tua strada. Durante il cammino mi sono stupita moltissime volte difronte a tanta bellezza, è stato sorprendente, non mi aspettavo una simile magia. E non parlo solo di paesaggi, monumenti, opere artistiche o veri e propri spettacoli della natura ma anche di gesti, parole, segni, emozioni. Una bellezza che auguro a tutti.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Sicuramente la mia famiglia, in particolare i miei genitori Monica e Augusto. Loro sono stati i miei maestri di vita. Hanno cresciuto me e mio fratello in un ambiente sereno e felice trasmettendoci la passione per la musica, la natura, lo sport e soprattutto educandoci al rispetto cosa che al mondo d’oggi un po’ manca. I miei genitori mi hanno sempre appoggiata, sostenuta ed incoraggiata qualunque decisione prendessi quindi mi sento di dire un grandissimo grazie in primis a loro.

Voglio ringraziare anche tutte le persone che ho incontrato durante il mio Cammino e non parlo solo di Santiago ma più in generale nel cammino della vita. Credo che ogni incontro abbia uno scopo ben preciso e che grazie a queste persone saremo in grado di crescere ed arrivare a delle consapevolezze che magari non avremmo avuto senza quel confronto. In positivo o negativo che sia ogni persona servirà a farti capire qualcosa.

Voglio ringraziare pubblicamente Gigliola Biagini che è stata l’unica ad aver letto il mio diario prima della pubblicazione e che mi ha rassicurato riguardo la scrittura.

Infine ringrazio Cristina Del Torchio e la Casa Editrice Rupe Mutevole per aver creduto nel mio libro.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ci sto ancora pensando. Continuerò a scrivere come ho sempre fatto ma non è detto che decida di pubblicare ancora. Devo essere particolarmente ispirata e motivata per arrivare ad un progetto simile quindi staremo a vedere. Sempre un passo avanti all’altro e via così. Sicuramente continuerò a camminare. Dal 2017 ad oggi ho percorso quattro cammini e ognuno, a suo modo, mi ha regalato grandi emozioni. Sorprendenti e affascinanti quanto faticosi e complessi. Spero che questo periodo di restrizioni finisca presto perché ho veramente bisogno di tornare a camminare.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Innanzitutto voglio ringraziare te Andrea e dirti che questa chiacchierata mi ha fatto molto piacere.

Concludo invitandovi a passare più tempo a contatto con la natura e con le persone a cui volete bene, dicendovi che dovremmo tutti renderci conto di quanto la vita possa terminare da un momento all’altro, di quanto la stiamo sprecando per andare dietro ad un mondo virtuale invece di goderci quello reale. Come scrivo nel libro, le cose più importanti da mettere nello zaino sono: speranza, forza di volontà, spirito di adattamento e gioia di vivere. È necessario un atteggiamento positivo pronto a risolvere invece di condannare, a tendere la mano, a rispettare sia le persone che l’ambiente. Vorrei che tutto questo odio si potesse eliminare con un click quindi dico a voi lettori, distribuite amore e condividete bellezza.

Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio e spero un giorno di incontrarvi in cammino.

Elisabetta Ronca

https://www.facebook.com/elisabetta.ronca

Elisabetta Ronca, “Insieme a Vasco verso la fine del mondo – Diario del Cammino Francese”, Rupe Mutevole ed., Bedonia, 2018

Il libro:

Elisabetta Ronca, “Insieme a Vasco verso la fine del mondo – Diario del Cammino Francese”, Rupe Mutevole ed., Bedonia, 2018

https://www.reteimprese.it/pro_A40124B368264

Elisabetta Ronca, “Insieme a Vasco verso la fine del mondo – Diario del Cammino Francese”, Rupe Mutevole ed., Bedonia, 2018

Andrea Giostra

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Andrea Giostra