Profumo di mare | di Betty Scaglione Cimò 

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Giugno 1995, ore 12,30. Ho fretta di rientrare a casa, sono accaldata e stracarica di sacchetti della spesa. Il tempo di aprire il portone e poggiare nell’androne i sacchetti e sento alle mie spalle la voce di “Cussu Larocca” che mi dice.<Vinniru a tuppuliari a lu purtuni  foresteri, un masculu e   fimminaAvianu ntà li mani un pizzinu unni c’eranu scritti tri nimi e la strata.> (Sono venuti a bussare al portone due forestieri, un uomo ed una donna. Avevano in mano un bigliettino dove erano scritti tre nomi ed una strada.) <Cosa hai detto loro?> <Chi un c’era nuddru dintra.> (Che in casa non c’era nessuno)<Tornanu chiù tardu.> (Tornano più tardi.) 

Ore 16,30. Suona il citofono. Una voce sconosciuta e dall’accento straniero dice di essere Anaroly Harlet di Boston e di cercare Albertina. Sorpresa ma tranquilla apro il portone ai miei ospiti sconosciuti. Poco dopo mi ritrovo ad accogliere una strana coppia: lui alto con i capelli rossicci, gli occhi di un verde intenso e con lo sguardo profondo e serio. Lei bassina, i capelli nerissimi, gli occhi azzurri come il cielo ed un sorriso simpatico. L’uomo accennò ad un saluto con un inchino dicendo. < Sono Anatoly Harlet figlio di Anna Harlet Galinova e nipote di Anatoly Galinovic’. Si fermò alcuni secondi, poi, con la< mano indicò la donna. < Questa è mia moglie Patricia Harlet.> Guardai entrambi senza dire nulla. Anatoly mi tolse dall’imbarazzo. < Se mi fai entrare ti spiego tutto.> Diamine che sbadata, avevo dimenticato le regole dell’accoglienza. Feci accomodare i due nello studio, un po’ confusa, ma con una piacevole sensazione nel cuore. <Questa vostra visita se non erro ha radici lontane, ma temo di sapere ben poco di questa storia, mi piacerebbe saperne di più.> < Si certo. Sono venuto a Sciacca per visitare la terra dove fu generata mia madre e per incontrare la famiglia che ha accolto i miei nonni fuggiti dalla Russia.> 

La mia mente andò subito indietro nel tempo e mi rividi bimba con la nonna che mi parlava della Russia, dello Zar e degli scrittori russi. Chiesi agli ospiti se gradi vano una bibita fresca. Il loro si fu un sorriso ed un cenno del capo. Pochi minuti e ritornai nello studio con tre bicchieri pieni di sciroppo e chicchi di amarena fresca. Mi sentivo serena, con l’arrivo di Anatoly e di Patricia sentivo che avrei completato un puzzle iniziato trenta anni prima.  

<Anatoly come mai parli così bene l’italiano?> Mia madre ha voluto che studiassi in una scuola italiana.> <Vi gusta lo sciroppo?> <Molto!> <Anatoly dimmi, sono tutta orecchi.> L’uomo iniziò a parlare con un sorriso garbato e gli occhi sognanti. < I miei nonni Anatoly e Caterina fuggirono dalla Russia nell’aprile del 1918. Per un certo periodo vagarono per l’Europa ospiti di parenti, amici o semplici esuli russi come loro. Una coppia di amici li portò con loro in Toscana dove rimasero due anni.  Nei primi mesi del 1921 andarono a Napoli, poi, nel novembre dello stesso anno partirono per la Sicilia e furono ospitati da una importante famiglia. Il nonno fu accolto come maestro di scherma e la nonna come insegnante di pianoforte. In quella famiglia rimasero fino al 1924. In quell’anno la famiglia ebbe un crollo finanziario ed i miei nonni si trovarono di nuovo in grande difficoltà. In quegli anni avevano conosciuto una signora molto colta e commiserevole e presi dallo sconforto decisero diche che chlla è una terra andarla a cercare e di chiederle aiuto. Giunsero a Sciacca la notte dell’otto dicembre del 1924 e grazie ad una lettera della Badessa delle benedettine di Santa Maria dell’ammiraglia furono accolte dalle suore del monastero di Santa Maria dell’Itria. Lì rimasero due giorni, poi, andarono a casa della buona signora che li tenne con sé. I primi di maggio del 1925 partirono da Napoli con il piroscafo Leonardo da Vinci alla volta di NY ed il 31 dicembre nacque mia madre. Nel 1930 si trasferirono a Boston, ma questa è tutta un’altra storia.> <Anatoly cosa ti ha portato qui da me, cosa posso fare per te?> <Nulla, sono venuto per dirti grazie, quel grazie che mia madre non ha potuto dire a tua nonna. Sono venuto per sentire il profumo del mare di Sciacca. Nonna Caterina, quando ero piccolo, mi raccontava di Sciacca dei suoi tramonti, del vento che soffia dall’Africa dell’azzurro mare e del suo profumo. Conosco i suoi palazzi, le sue strade, i suoi cortili. In famiglia si parlava sempre di quell’amato paese. La nostra casa di Boston è piena delle ceramiche e di artigianato siciliano. I nostri pasti, spesso hanno il sapore della tua terra: pasta con le sarde, caponata, panelle, sarde a beccafico, ovai murina, e tante buone pietanze che la nonna ha imparato a cucinare in questa casa. Nonno Anatoly mi raccontava delle grotte sudorifere che si trovano nel monte Kronion, delle acque miracolose dei Molinelli dell’acqua Santa e dell’acqua solfurea dal forte odore di zolfo. Mi raccontava la storia di Sciacca, dei Luna e dei Perollo. Mi raccontava delle sue passeggiate in meditazione che gli ricordavano i pomeriggi lungo la Neva. Ricordava sempre le salite sul monte San Calogero a mo’ di pellegrinaggio. Un giorno, già avanti negli anni, mi disse. <Io non tornerò più a Sciacca, non sentirò il profumo di quel mare vai tu per me, quella è una terra benedetta da Dio; il mare da abbondanti pesci, la terra buoni frutti e gli uomini vivono in pace. Nel 1925 io e tua nonna saremmo voluti rimanere, ma partimmo per l’America per ricongiungerci con i pochi parenti sopravvissuti. Ecco, io sono venuto, ho sentito il profumo del mare, ho visto i magici tramonti e ti ho detto un grazie di cuore.> Mentre lo guardavo a stento riuscivo a trattenere la mia emozione. Anatoly Harleth tenne fede ad un giuramento fatto al nonno ed alla madre e nel 1995 venne a visitare i luoghi amati dai nonni. Sciacca terra benedetta da Dio che rimane nel cuore di chi la vive anche per un solo giorno. 

Betty Scaglione Cimò