Sana alimentazione: esiste? | di Caterina Civallero

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Si possono fare biologici grandiosi errori anche quando si crede che stiamo mangiando “sano”.

Una ciotola di riso, legumi, un frutto e un cucchiaio di olio con una verdura questa immagine si avvicina al concetto di alimentazione sana. Ti piacerebbe mangiare così tre volte al giorno per dimostrare che stai seguendo un percorso salutare? Come puoi immaginare gusto e salubrità non vanno proprio a braccetto.

Fondamentalmente per saperti districare nella scelta dei cibi ragiona sul fatto che se un alimento non esiste in natura e/o non lo sapresti riprodurre, non è sano.

Questo è un primo pilastro per orientarti nella costruzione del tuo metodo di cottura usuale. Altro punto: se il cibo viene cotto per più di 20-30 minuti sarà impossibile posare il secondo pilastro fondante.

Se ciò che hai ingerito sotto forma di cibo richiede un aiuto per essere digerito (tisana, liquori, bevande gassate) hai appena distrutto l’ingresso dell’edificio che protegge la tua salute.

Inutile precisare che se l’alimento in questione era congelato o chiuso in barattolo di latta o di vetro da più di tre mesi hai l’assoluta certezza di aver consumato sostanze inerti prive di potere vitale ma sicuramente apportatrici di calorie.

Il corpo riconosce come insalubri tutti i prodotti addizionati di esaltatori di sapidità, coloranti, alcol, vitamine sintetiche, minerali. Ingannare la nostra salute è impossibile: benché le vitamine contenute negli alimenti freschi abbiano virtù straordinarie e struttura identica a quelle provenienti da un cibo conservato il corpo sa distinguere ciò che è vivo da ciò che non lo è; è una questione elettromagnetica.

Il campo energetico degli alimenti liofilizzati, surgelati e precotti ha una frequenza nutrizionale più povera e potremmo asserire che ha capacità ristrutturante inferiore. Attraverso il cibo acquisiamo forza e intensità a patto che ciò che introduciamo sia carico di vitalità. Aprire un dibattito su questo punto offrirebbe spigoli scomodi e forse utopici da trattare; si parla spesso di chilometro zero e di materie prime sane poi resta la confusione di scambiare un olio di oliva[1] per un prodotto sano e di considerare un chicco d’uva gustato a giugno come uno dei prodotti più armonici per la stagione estiva.

C’è ancora grande confusione sulla filiera alimentare e sulla stagionalità degli ortaggi e della frutta; chi non ha mai visitato un orto, frequentandolo nel susseguirsi delle colture che sa regalare, potrebbe scambiare la maggior parte dei prodotti freschi in commercio per prodotti sani.

Se dovessimo acquistare solo prodotti sani e di stagione nove decimi della merce esposta nei supermercati, nei negozi o sui banchi del mercato, dovrebbe andare al macero e stessa sorte spetterebbe ai prodotti proposti dai locali di ristorazione, oltre che dai bar. Se in un batter d’ali, con un colpo di bacchetta magica, esaudissimo il desiderio di alimentarci in maniera sana scomparirebbero dal pianeta anche gli involucri e le bottiglie di plastica, parte del vetro e degli imballaggi; il consumo di carburante necessario per trasportare il cibo da un punto all’altro del pianeta si bloccherebbe, saremmo tutti più magri e sani e in un primo momento sicuramente molto tristi. Svanirebbero nel nulla gli aperitivi, i dolciumi, i cibi conservati grazie allo zucchero, alcol o sale e diventeremmo tutti più poveri. Un disastro davvero titanico!

Tratto dal libro Un sorso e un morso

Caterina Civallero

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