Accettarsi per amarsi o amarsi per accettarsi? | di Daniela Cavallini

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Accettarsi per amarsi o amarsi per accettarsi? Amiche, l’amletico dubbio non è certo di semplice risoluzione, tuttavia credo che – pur con spirito leggiadro –  possiamo almeno abbozzare alcune considerazioni in merito.

Amare sé stessi è l’unica storia d’amore – di cui possiamo essere certi – che durerà “per tutta la vita”. Non possiamo divorziare da “noi”; dunque va da sé quanto sia importante prodigarsi affinché si riveli costantemente felice e ricca di stimoli.

Quel “ti amo e ti amerò per sempre” che ambiamo esprimere ed ancor più ascoltare dal partner, nonostante la consapevolezza di essere sempre e comunque a “rischio abbandono”, in realtà, dovrebbe suscitare ben maggiore appagamento e sicurezza il pronunciarlo – quotidianamente – a noi stessi. Tuttavia solo raramente è così. Siamo più concentrati sul “come farci  amare” anziché sull’amarci. Ma per attrarre l’Amore – che ben poco ha a che vedere con i suoi surrogati o banali imitazioni cui capita d’incappare -, dobbiamo amarci.

Amarci dovrebbe derivare dall’accettazione incondizionata di noi stessi, scevra da qualsivoglia giudizio. Non ci si ama per un motivo – peraltro riconducibile al nostro ideale di esseri altamente dotati e privi di difetti… – ma semplicemente perché “siamo”.  Ecco perché è difficile amarsi: nell’accettazione incondizionata di ciò che siamo, astenendoci dal formulare giudizio alcuno, è insita la grande difficoltà.

Il giudizio, proviene dal confronto con le nostre credenze, ovvero gli insegnamenti che ci hanno inculcato sin dall’infanzia le nostre figure genitoriali e la cultura di riferimento. Pertanto, se ne deduce che solo se ci percepiamo allineati con i valori impostici, siamo degni d’amore. Ma questo non è amore, può essere autoapprezzamento che genera  il consenso o – data la soggettività – il dissenso altrui.  Paragonare noi stessi – esseri unici ed irripetibili – agli altri ci condiziona e non ci consente di accettarci nella nostra unicità. 

La mancanza d’amore verso se stessi, e’ causata dall’autosvalutazione. L’autosvalutazione –  e la conseguente mancanza di autostima –  è originata dal giudizio, a sua volta frutto del paragone di noi stessi ad altri.

Uno degli aspetti che maggiormente condiziona l’accettazione di sé stessi, riguarda l’aspetto fisico.

Per quanto personalmente ritenga molto importante curare la propria immagine, credo vi sia una profonda differenza tra il desiderio di migliorarsi e l’ossessione dell’apparire. Ossessione sino alla non accettazione della nostra esteriorità in quanto contrastante – e ritenuta dunque perdente – in funzione della propria, personale,  interpretazione del giudizio di bellezza collettivo, condizionato da qualsivoglia cultura.

Amarsi ed accettarsi non significa azionare filtri naturali immaginari finalizzati alla negazione dei nostri difetti – fisici e non solo –  bensì considerare le nostre imperfezioni con amabile indulgenza e serenità.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini