Magda Vigilante, scrittrice e saggista, presenta il libro “Nell’Inferno” di Arturo Onofri | INTERVISTA

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«I testi onofriani vanno al di là di una ricezione puramente accademica. In particolare questi racconti possono essere indirizzati anche al pubblico giovanile perché narrano esperienze e turbamenti che tutti i giovani di qualsiasi epoca attraversano. Inoltre l’ultimo racconto, che dà il titolo al libro, presenta le caratteristiche di un vero e proprio noir che oggi va molto di moda.» (Magda Vigilante)

Arturo Onofri, “Nell’Inferno” a cura di Magda Vigilante, PandiLettere ed., Roma, 2021 https://www.pandilettere.com/inostrilibri

Ciao Magda, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Magda scrittrice e saggista?

Veramente io mi sento più saggista che scrittrice anche se ho scritto dei testi creativi: il racconto “Il giardino nascosto” con cui vinsi ex aequo per la sezione narrativa il Premio Lido di Roma; il romanzo breve “Il maestro del caduceo” edito online nel sito “La Recherche”.

…chi è invece Magda donna nella sua quotidianità?

Sono sposata e ho un figlio. Durante la giovinezza non provavo il desiderio di maternità, ma man mano che mi avvicinavo ai 40 anni, cominciai a provarlo intensamente, riuscendo a concepire mio figlio quando ero ormai al limite massimo per diventare madre. Mio figlio Giovanni è nato quando avevo quasi 42 anni e non speravo più di vedere esaurito il mio desiderio.

Non è stato facile conciliare la vita famigliare e lavorativa (sono stata bibliotecaria presso la Biblioteca Nazionale di Roma) con i miei interessi letterari, ma ho trovato sempre la massima disponibilità in mio marito e sono riuscita a stabilire un buon rapporto con mio figlio.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi quale scrittrice e saggista?

Mi sono laureata in Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma e 6 anni fa ho conseguito il dottorato di ricerca in italianistica presso l’Università Tor Vergata di Roma. Il lavoro nella biblioteca mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza di importanti autori italiani del Novecento (Ungaretti, Cardarelli, Bontempelli) dei quali ho riordinato e catalogato i manoscritti. Soprattutto però è stato per me fondamentale lavorare sull’Archivio di Giorgio Vigolo, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Roma, il quale è stato poeta, narratore, critico musicale e letterario ancora non pienamente valorizzato dalla critica. Ho scoperto testi ancora inediti di questo autore che sono riuscita a pubblicare. Grazie alla mia profonda conoscenza di Giorgio Vigolo, tramite il materiale autobiografico e le diverse stesure di tutte le sue opere, ho potuto scrivere una monografia su questo autore.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

All’inizio mi piaceva moltissimo leggere e ancor oggi conservo questa passione. Fin da quando ero bambina cominciai ad inventare storie. Nell’adolescenza, come tutti, ho scritto anche delle poesie. Durante gli anni del liceo, nei temi, ero molto brava a commentare le poesie e la mia insegnante d’italiano incoraggiò molto questa mia attitudine. All’università raffinai le mie capacità studiando testi fondamentali della critica letteraria che allora era centrata sulla semiologia per cui studiai i formalisti russi, in particolare Jurij Lotman e il suo bellissimo libro “La struttura del testo poetico” e tra gli italiani, lessi con molto interesse il libro “I metodi attuali della critica in Italia” di Maria Corti e Cesare Segre che all’epoca mi schiuse nuovi orizzonti all’interno della critica letteraria. Questi miei studi furono molto importanti per redigere la mia tesi di laurea sull’analisi semiologica della poesia di Sandro Penna che all’epoca era pochissimo conosciuto. Mi sarebbe piaciuto fare la ricercatrice, come mi aveva consigliato il professor Pedullà, con cui mi sono laureata, ma il mio destino è stato diverso. Tuttavia il lavoro in biblioteca, come ho già scritto, mi ha permesso di continuare la mia ricerca letteraria su altri autori italiani del Novecento.

Ci parli del libro che hai curato, “Nell’Inferno”, del poeta, scrittore e saggista Arturo Onofri scomparso nel 1928, edito da Pan di Lettere dell’editore Lara Di Carlo? Come nasce l’idea di pubblicare questo libro e perché hai deciso di farlo? Qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Arturo Onofri, “Nell’Inferno” a cura di Magda Vigilante, PandiLettere ed., Roma, 2021 https://www.pandilettere.com/inostrilibri

Arturo Onofri è conosciuto come poeta che aderì all’antroposofia di Rudolf Steiner il cui influsso è riconoscibile nel ciclo lirico della “Terrestrità del sole” gli ultimi volumi del quale uscirono postumi, perché Onofri morì prematuramente a 43 anni nel 1928. È stata per me una vera scoperta rinvenire nel suo Archivio, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Roma, anche numerosi racconti inediti, alcuni composti durante l’età giovanile quando egli non aveva ancora trovato la sua via spirituale, ma si dibatteva in una serie di conflitti, in particolare tra la sua natura sensuale e quella già orientata verso il richiamo dell’infinito. Nei racconti, particolarmente in quello intitolato “I due” egli trasferisce nella finzione di due diversi “io” conviventi nella stessa persona, il suo rifiuto per una piatta vita borghese e l’aspirazione ad una dimensione altra. Questo suo anelito è condivisibile ancora oggi, in particolare tra i giovani, stanchi di una società esclusivamente consumistica. L’ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta è straordinariamente moderno nella sua trascrizione di un sogno angoscioso dal quale l’autore stesso afferma in una postilla di essersi risvegliato malato. Vi appaiono i bassifondi della città popolata da un’umanità derelitta e incattivita verso la quale il protagonista prova una morbosa attrazione che lo condurrà a scendere i gradini sempre più bassi della degradazione fisica e morale. Lo stile del racconto s’avvicina molto ai canoni del romanzo gotico, ma anche a quelli del noir, oggi molto in voga.

Chi è stato nella sua vita letteraria, artistica e da intellettuale Arturo Onofri? Come mai la tua passione per i suoi scritti?

Arturo Onofri (Roma 1885-1928) esordì come poeta nel 1907, in età molto giovanile, con il volume “Liriche”, cui seguirono le raccolte “Poemi tragici” (1908) e “Canti delle oasi” (1909) dove sono ben riconoscibili i modelli dannunziani, pascoliani e crepuscolari. Collaborò a diverse riviste dell’epoca, tra le quali la prestigiosa “La Voce” diretta da De Robertis (1914- 1916) dove apparvero i suoi saggi critici sul Pascoli.

Nel 1912 fondò con Umberto Fracchia la rivista “Lirica” il cui programma rivendica la completa libertà dell’artista nella scelta dei mezzi espressivi. Dall’adesione alla poetica del frammentismo e dalla lezione simbolista di Rimbaud e Mallarmé, trasse ispirazione per la serie di prose liriche raccolte in “Orchestrine” (1917). Nello stesso anno scoprì l’opera del filosofo Rudolf Steiner, che influenzerà la sua produzione artistica come in “Arioso” (1921) dove si alternano prose liriche e componimenti in versi. Con il volume “Le trombe d’argento” del 1924 proseguì la ricerca di un nuovo linguaggio poetico più adatto a rappresentare i temi principali dell’antoposofia.

Dopo la pubblicazione del volume teorico “Nuovo Rinascimento come arte dell’io” (1925) nel quale si afferma una concezione dell’arte come manifestazione dello spirito, iniziò a comporre in forma poematica il ciclo lirico della “Terrestrità del sole”. I primi due volumi del ciclo, “Terrestrità del sole” e “Vincere il drago” furono pubblicati nel 1927 e nel 1928, mentre uscirono postumi i volumi: “Simili a melodie rapprese in mondo (1929), “Zolla ritorna cosmo” (1930), “Suoni del Graal” (1932), “Aprirsi fiore” (1935).

Arturo Onofri mi ha affascinato per la sua ricerca spirituale che lo condusse ad aderire all’antroposofia di Rudolf Steiner, una scelta singolare nel panorama culturale del Novecento italiano anche se non mancarono adepti italiani alla dottrina antroposofica. La particolarità di Onofri risiede inoltre nell’aver foggiato un linguaggio poetico nuovo per diffondere la visione del mondo dell’antroposofia. Questo linguaggio anticipa già le strutture formali dell’ermetismo.

Rudolf Steiner

Chi sono i destinatari di questo libro che secondo te ha immaginato l’autore?

Nella premessa al volume “Disamore” che scrisse contemporaneamente al racconto “Nell’Inferno” con cui ha in comune la tematica, Onofri affermò che egli perseguiva un ideale artistico che fosse meno comune e volgare, cioè più lirico, moderno, intimo e individuale. Egli si rivolge quindi ai lettori che condividevano con lui queste esigenze.

Una domanda difficile Magda: perché i nostri lettori dovrebbero leggere “Nell’Inferno” a quasi cento anni dalla scomparsa del suo autore? Perché secondo te oggi è importante leggere un autore scomparso da quasi un secolo? Prova a incuriosire chi leggerà questa intervista perché vada in libreria o nei portali online per acquistarlo.

In apparenza questo libro potrebbe sembrare destinato agli studiosi della letteratura italiana novecentesca, ma come ho già scritto, i testi onofriani vanno al di là di una ricezione puramente accademica. In particolare questi racconti possono essere indirizzati anche al pubblico giovanile perché narrano esperienze e turbamenti che tutti i giovani di qualsiasi epoca attraversano. Inoltre l’ultimo racconto, che dà il titolo al libro, presenta le caratteristiche di un vero e proprio noir che oggi va molto di moda.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri, saggi o romanzi? Se sì, ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Ho pubblicato la monografia “L’eremita di Roma. Vita e opere di Giorgio Vigolo” Roma, Fermenti, 2010. Ho curato le edizioni di alcuni testi dello stesso autore: “Roma Fantastica”, Milano, Bompiani, 2013; “Le notti romane” Roma, Edilet, 2015. Anche di Arturo Onofri ho curato diverse edizioni: “Poesie e prose inedite (1920-1923)”, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1989; “Il quaderno di Positano” Pieve a Nievole (Pistoia) Via del vento, 1999;  “Orchestrine Arioso “, Lavis (Trento), La finestra editrice, 2002. Ho scritto il saggio “Giorgio Vigolo” dell’antologia “Gli invisibili”, ibidem, 2008; il saggio “La poesia di Onofri come immagine del Verbo”, in Pietro Gibellini (ed.) “La Bibbia nelle letteratura italiana”, vol. II, L’età contemporanea, Brescia, Morcelliana, 2009. Ho inoltre pubblicato numerosi saggi su questi autori nelle riviste di critica letteraria come “Studi novecenteschi”, “Critica Letteraria” ed altre. In generale mi sono sempre dedicata allo studio e alla pubblicazione degli inediti di autori italiani novecenteschi poco conosciuti. Per quanto riguarda l’aspetto creativo ho scritto una serie di poesie, alcune delle quali sono state pubblicate, che per la maggior parte sono inedite. Le ho intitolate “Istantanee” perché ritraggono luoghi, situazioni e persone che appartengono al mio vissuto.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.»(Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

La determinazione e la disciplina sono importanti per raggiungere un obiettivo, ma più che il fato o la fortuna, a mio parere, conta la capacità di cogliere le tante occasioni che la vita ci offre.

«Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Cosa ne pensi tu in proposito? Cosa legge il lettore in uno scritto? Quello che ha nella testa “chi lo ha scritto” oppure quello che gli appartiene e che altrimenti non vedrebbe?

Secondo me la letteratura è una forma di conoscenza che ci svela non solo lati sconosciuti di noi stessi, ma anche una visione del mondo che può attrarci o respingerci.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’ è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Quando un paesaggio, il verso di una poesia, un incontro fanno vibrare il nostro cuore, allora siamo in presenza della bellezza.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Più che dei modelli ho i miei autori preferiti, o meglio autrici quali le poetesse Chandra Livia Candiani, Vivian Lamarque, Wislawa Szymborska. Tra gli scrittori ho riletto recentemente Ignazio Silone. Amo molto anche Joseph Conrad i cui romanzi e racconti ho letto fin dall’adolescenza.

Tra i libri da leggere consiglio: “Due vite” di Emanuele Trevi, candidato al prossimo premio Strega. Nel suo libro ricostruisce con amore le vite di due amici molto speciali, scomparsi prematuramente, che hanno segnato la sua esistenza; “Scintille” di Federico Pace che con grande abilità descrive la scintilla che può accendersi negli incontri che ci offre il destino; “Una rosa sola” di Muriel Barbery che racconta la metamorfosi interiore di una giovane donna triste e depressa a contatto con la cultura e i luoghi di un paese esotico come il Giappone.

E tre film da vedere assolutamente? …e perché proprio questi?

Consiglio senza dubbio il film che ha vinto quest’anno il premio Oscar, Nomadland nel quale i vagabondi del dharma della beat generation sono diventati i nomadi volontari che, come i loro predecessori, non accettano i compromessi della società alla quale oppongono una vita da trascorrere in piena libertà.

Da vedere anche il bellissimo film Minari che mette in scena la saga di una famiglia coreana nella odierna America rurale, la quale riesce a risollevarsi dalle dopo aver superato le molte traversie incontrate lontano dal loro paese d’origine. È un film che ci restituisce speranza e fiducia nella così a dura prova nei tempi bui che stiamo vivendo. Infine consiglio un piccolo gioiello, il film Est-Dittatura Last minute di Antonio Pisu, dove tre giovani italiani si concedono un viaggio in Romania nel 1989, poco prima della fine della dittatura di Ceausescu, con la speranza di vivere facili avventure con le ragazze dell’Est e, invece, scoprono la miseria e le pesanti restrizioni alla libertà negli incontri con la gente comune che decidono di aiutare.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Penso di scrivere un saggio sulle figure femminili nella poesia di Giorgio Vigolo che potrebbe anche diventare un libro.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Spero di essere riuscita a suscitare la curiosità dei lettori verso questi racconti onofriani che conservano un notevole fascino pur essendo stati scritti più di un secolo fa.

MagdaVigilante

https://www.facebook.com/magda.vigilante.73

Il libro:

Arturo Onofri, “Nell’Inferno” a cura di Magda Vigilante, PandiLettere ed., Roma, 2021

https://www.pandilettere.com/inostrilibri

Arturo Onofri

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò di Palermo