Melilli e la magia della Perriera di Sant’Antonio

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Ci sono luoghi di cui non si conosce l’esistenza, ma una volta visitati, oltre ad ammirarne la bellezza se ne subisce il fascino. 

Da siciliana innamorata della Sicilia debbo confessare la mediocre conoscenza  della parte orientale della mia splendida terra. Tra i tanti luoghi a me poco noti è Melilli, un paese preistorico adagiato sulle colline dei Monti Iblei. Un territorio ricco di necropoli che testimoniano la sua esistenza nell’età del Bronzo. La struttura urbanistica, formata da tanti vicoli ed altrettanti cortili, che armoniosamente convergono verso un’arteria principale, testimoniano la presenza degli  arabi nel territorio. Melilli  “Sentiero trafficato”.   

 

E’ una torrida giornata di inizio estate e mi trovo sui monti Iblei ad ammirare uno splendido altopiano formato da dolci rilievi e verdeggianti vallate ricche di querce, lecci e pini d’Aleppo. Sono in compagnia di un amico che nota il mio stupore e mi dice. < Vedo che ami questi paesaggi. Vieni ti voglio mostrare un luogo molto suggestivo. Sono certo che ti piacerà.> < Dove si trova? > < Al nord di Melilli. >

 

 

Oltrepassiamo un robusto cancello e dopo alcuni metri ci troviamo di fronte un imponente scavo d’ingresso. Guardo il mio amico come a chiedere notizie e lui sorridendo inizia a parlare. 

< Questa è una cava a cielo coperto in una falesia dell’età Milazziana e ci troviamo nei monti Climiti. E’ uno scavo creato dall’uomo, un labirinto formato da grandi stanze e lunghi corridoi che si incuneano nella montagna. Vedrai pilastri quadrati molto grandi e delle volte che spesso superano i 27 metri. In questo luogo per moltissimi anni sono stati estratti tonnellate di pietra bianca. Questa pietra si rivelò molto docile allo scalpello e venne utilizzata per monumenti, edifici privati e pubblici. Prima ne fecero largo uso gli artigiani del luogo, poi con il tempo venne sempre più richiesta a Catania, in tutta la Sicilia ed in altri luoghi oltre il mediterraneo. I blocchi di pietra venivano staccati dalle alte pareti dai “pirraturi” (picconatori) dopo venivano lavorati dai maestri scalpellini che davano vita a dei capolavori di bellezza unica. L’inizio della pirrera di Sant’antonio è datato intorno al 1400, anche se i suoi maggiori prelevamenti avvengono verso la fine del 1600, dopo il disastroso terremoto dell’11 gennaio del 1693. Questa imponente e pregiata pirrera fu produttiva per oltre tre secoli. Durante la seconda guerra mondiale accolse un distaccamento anglo-americano che vi installò la luce elettrica. La cava venne chiusa per sempre negli anni 60.>  

Ascolto con grande interesse il racconto del mio amico, ma sono curiosissima ed entro.

 

L’ingresso è quello di una grotta dalle proporzioni gigantesche. Alcune pareti sono avvolte da una folta vegetazione dall’intenso colore verde brillante che crea degli effetti scenografici-ambientali di mirabile effetto. Da subito ho la sensazione di trovarmi in una immensa cattedrale con colonne e basamenti non squadrati, in attesa di essere incisi dai maestri scalpellini. Man mano che mi vado addentrando noto un gioco di luci e di ombre che, non sò perchè, mi trasportano indietro nel tempo. Il silenzio mi rivela i gesti della quotidianità. Chiudo gli occhi e vedo i veri protagonisti di quei luoghi: i “pirriaturi” che con picconi e cunei di legno staccano i massi di pietra bianca. Odo voci di uomini che danno direttive; vocine di fanciulli che aiutano i mastri portando fuori il pezzame. Guardo tutto intorno e scorgo piccole e grandi nicchie che sembrano palchi; stanze in ombra con colonne spezzate come minuscole cappelle, tutto mi appare come uno scenario da fiaba. I nomi incisi sulla pietra mi ricordano chi, in questi luoghi, lavorando duramente, trascorse la vita. Lungo il percorso  vengo attratta dal tetto ribassato di una delle stanze, un posto molto raccolto e un po misterioso.  Ovunque ti giri tutto è magia. Qui si vive un presente che profuma di passato. Inebrianti essenze della valle ricca di fiori e timo  dove convergono le api e dove viene prodotto dell’ottimo miele.  

La natura lentamente ha risvegliato le sue radici dando vita a nuove ramificazioni che svettano rigogliose sulle candide pareti.  I lunghi tralci abbracciano la pietra rivestendola di colori ed illuminandola di bellezza;   Nella pirrera non suonano i musici, ma, si può udire la musica della terra. In questi luoghi la natura è arte, mistero, magia e fiaba ed ognuno nel silenzio incontra se stesso. Lascio la pirrera di Sant’Antonio ben lieta di averla visitata. Tornerò.

 

Betty Scaglione Cimò