Noi fummo i gattopardi

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Rallentai l’auto, abbassai il vetro e respirai l’aria fresca del mattino. Nonostante durante tutto il viaggio avessi mantenuto un’andatura lenta, ebbi l’impressione che il viaggio fosse stato brevissimo. Ero già arrivata all’Olmo della Dragonara. Amavo quel luogo dove i rami dei secolari alberi, dalla primavera all’autunno inoltrato, incrociandosi si legano così fitti da creare un immenso tunnel di foglie con tanta ombra e una piacevole frescura. Giunta in paese fermai l’auto davanti l’ingresso del Parco della Rimembranza, scesi, mi guardai intorno, tutto mi apparve strano, anomalo. Nuovi edifici si mostravano alteri accanto a quelli vecchi ancora da ricostruire. Il cancello del parco era aperto ed entrai senza pensarci due volte. Iniziai a camminare nei vialetti pieni di pigne cadute dai secolari alberi e mi ritrovai nel terzo cortile del palazzo Filangeri di Cutò. Con mia grande gioia vidi che tutto era stato abilmente ricostruito. Scesi la scaletta in conci di tufo e stavo per avvicinarmi al cancello che immette nel magnifico giardino, quando fui fermata da una rauca voce maschile. <Signù dunni sta ghiennu cu è lei? > (Signora dove sta andando, chi è lei?) Mi girai e vidi poco distante da me un uomo basso e tarchiato con un sigaro spento che gli penzolava dalle labbra mentre parlava. Feci alcuni passi in avanti e l’uomo mi guardava incuriosito. Nonostante fossero passati molti anni lo riconobbi subito. <Vartulu, tu sei Vartulino, non mi riconosci?><Certu ca ti ricanusciu, Betì tu si, quantu tempu passau.> (Cero che ti riconosco, Betty tu sei, quanto tempo è passato.> <Comu mai si cà?> (Come mai sei qua?) <Nostalgia, ritorno alle radici.><Sugnu cuntentu di viririti, gira quantu vò, fa comu si fussi a la to casa.> (Sono contento di averti vista, gira quanto vuoi, fai conto di essere a casa tua.) Salutai Vartulinu e continuai la mia passeggiata nei ricordi del cuore.

Betty Scaglione Cimò