Semplicità: la parola chiave per alimentarsi bene | di Caterina Civallero

0
622
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  •  
  •  
  •  
  •  

Tratto dal mio libro Un sorso e un morso.

Semplicità.

È una parola che ho conquistato nel tempo, sul campo. Unita alla freschezza e genuinità crea una triade magica capace di lenire ogni tristezza e rimuginazione, perché, come insegna la medicina tradizionale cinese, ogni emozione corrisponde a un organo e ogni organo espleta più funzioni, una delle quali primaria rispetto alle altre. La tristezza è del polmone, organo che insieme al colon è deputato allo smaltimento delle sostanze azotate, mentre rimuginare è tipico dello stomaco. Il cuore insieme all’intestino tenue regola l’amore e l’allegria, la gioiosità; il fegato insieme alla cistifellea gestisce la rabbia e il rancore. Alla vescica e ai reni viene consegnato il pesante scettro della paura, sentimento che, in antitesi con l’amore e l’amorevolezza, decide per noi e ci spinge a compiere, o rimandare, grandi decisioni di vitale importanza.

Cucinare in una maniera piuttosto che in un’altra allevia o sostiene i nostri stati d’animo. Lo sapeva bene anche la scuola greca che molti anni prima di Cristo utilizzava il cibo per curare e studiava l’espressione dei nostri stati d’animo per diagnosticare malattie e disordini della salute.

Nella cultura ayurvedica che considera le specifiche qualità espresse dai cibi (sapore, potenza, effetto post-digestivo) si studia l’effetto che essi producono sull’organismo; vengono distinte tre tipologie definite con i termini vata, pitta, kapha.

L’ayurveda attribuisce un ruolo fondamentale all’alimentazione e suggerisce di nutrirci in maniera specifica e distinta a seconda del nostro stato d’animo. L’angoscia, l’ira, la paura che provano gli animali uccisi vengono assimilate dalle persone che si nutrono della loro carne con la conseguenza di nutrire la loro mente con gli stessi sentimenti.

Si ritrova quindi anche in India il perché fondamentale di una scelta vegetariana, e si scopre che tale scelta è tutt’altro che religiosa.

Queste ideologie vengono condivise da discipline alimentari più moderne che, a partire da 5000 anni fa a oggi, generano il grande movimento vegano che sostiene e protegge la salute degli animali e del pianeta partendo proprio dallo spirito di mutuo rispetto necessario per la condivisione della vita.

Concordi da occidente a oriente molte metodologie cliniche si esprimono nei confronti dell’alimentazione suggerendo specifiche virtù contenute in cibi e spezie per convogliare il flusso energetico a esprimersi al meglio. Anche la medicina oncologica approva e testimonia che il té verde e la curcuma possiedono virtù straordinarie, e a partire dai consigli dispensati dai nostri medici possiamo intraprendere scelte sane e calibrate.

In Oriente, precisamente nella Cina imperiale, era abitudine essere visitati quattro volte l’anno ai cambi di stagione; il medico durante l’incontro ascoltava la storia del paziente, verificava il suo colorito, esaminava attentamente la lingua e ogni parte della pelle del corpo, misurava il battito del polso, e attraverso una diagnosi molto precisa sapeva prevedere quali malattie egli avrebbe contratto in seguito, pertanto provvedeva a eseguire un trattamento di agopuntura per stimolare i punti in difetto e spesse volte anche dei massaggi. Il paziente pagava e tornava a casa eseguendo le raccomandazioni del medico che riguardavano soprattutto l’indicazione di alimentarsi in un certo modo utilizzando anche delle erbe. Se durante i tre mesi successivi il paziente si ammalava era il medico a recarsi presso di lui ed era buona norma che restituisse la tariffa riconosciutagli precedentemente. Si agiva in prevenzione e si prestava molta attenzione alla nutrizione.

Sto parlando di un’epoca che non esiste più e che probabilmente mai potrà tornare ma questo racconto mostra quale attenzione si rivolgesse alla salute e di come quelle premure, perse fra le pieghe del tempo, abbiano portato nell’oblio molte delle pratiche più efficaci del tempo.

Alla luce di questo racconto non ritengo sia possibile creare un mondo imperniato su questo tipo di attenzioni ma so che, adesso, starai un po’ più attento al tuo modo di alimentarti; riconoscerai che la stalla va chiusa prima che i buoi scappino e bere la spremuta d’arancia quando si ha l’influenza serve davvero a poco.

Trova la tua misura e difendila. Abiti un corpo che deve essere sano il più a lungo possibile.

Caterina Civallero

I miei corsi

I miei libri

https://www.facebook.com/caterina.civallero.5

https://caterinacivallero.com

https://caterinacivallerofeaturingmarialuisarossi.com

https://www.facebook.com/c.civallero/

https://www.facebook.com/amapola.caterinacivallero/

https://www.facebook.com/psicobiogenealogia/

https://www.facebook.com/civallero.caterina/

https://www.facebook.com/ilmiogemellomainato/

Pagina Instagram: @Caterina_Civallero

http://linkedin.com/in/caterina-civallero-8556b8186

Twitter @CATERINACIVALL1