Anna Verlezza, scrittrice e docente, presenta il suo ultimo romanzo “La seconda verità” | INTERVISTA

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«La Seconda Verità è un noir psicologico che incuba molti temi sociali. La mia è stata una precisa scelta di denuncia. Le vite dei personaggi apriranno una falla nelle certezze del lettore.» (Anna Verlezza)

Ciao Anna, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Anna scrittrice e docente?

È una persona che crede in ciò che fa sempre e comunque. La scrittura e l’insegnamento sono i pilastri che sostengono e mutuano il suo Essere.

…chi è invece Anna donna nella sua quotidianità? Cosa ci vuoi raccontare della tua vita al dì là dell’arte dello scrivere e della tua attività di docente?

Una persona semplice che conduce una vita semplice. Buoni libri, bei film e concessione di sé agli altri.

Qual è la tua formazione accademica, professionale, esperienziale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi quale scrittrice e narratrice?

Dopo la maturità classica, conseguo i diplomi di Istituto Magistrale e Scuola Magistrale. Mi laureo in giurisprudenza alla Federico II di Napoli e poi termino gli studi in Scienze Religiose con 110/110 con lode. Mi abilito alla professione forense. All’attivo ho quattro master universitari sull’insegnamento agli alunni BES e le responsabilità del Dirigente scolastico. Ho vinto molti premi di poesia, tra cui il Premio Alda Merini e nel 2013 vengo insignita del titolo di senatrice della poesia Leopardiana dall’omonima Accademia internazionale. La mia prima pubblicazione è una favola, L’angelo che imparò a volare, adottata da molte scuole per l’alto valore educativo e didattico e dalla Seconda Università di Roma-Tor Vergata per un progetto sull’editoria. Pubblico una raccolta di poesie con apposita sezione didattica, pensata per le scuole superiori di I e II grado. Poi l’esordio nella narrativa. Diciamo un esordio di tutto rispetto perché “Nove volte donna” si classifica nel 2014 terzo al Premio Nazionale Zingarelli. L’anno successivo, il secondo romanzo “La stanza di Beatrice” vince la XIII edizione città di Mesagne. Nel 2019 viene pubblicato “TR3NTASET7E” e, in questi giorni, il mio cuore e le mie viscere sono in fermento per l’uscita del quarto romanzo: “La seconda verità” edito dalla Readerforblind.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

I primi esperimenti veri di scrittura sono nati al liceo. Non credo ci sia stato un momento preciso. Nessuna data di nascita per questa passione che la sento appartenermi come parte del corpo, come necessità scritta nel mio DNA.

Ci parli del libro tuo ultimo romanzo, “La seconda verità”? Come nasce l’idea di pubblicare questo libro, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

La Seconda Verità è un noir psicologico che incuba molti temi sociali. La mia è stata una precisa scelta di denuncia. Le vite dei personaggi apriranno una falla nelle certezze del lettore.

Chi sono i destinatari di questo libro che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Credo sia un romanzo rivolto a tutti. È trasversale a molti generi letterari pur conservando una voce ed un’identità forte.

Una domanda difficile Anna: perché i nostri lettori dovrebbero leggere “La seconda verità”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Perché , come ha scritto il grande critico letterario Gian Paolo Serino, che ne ha curato la prefazione, è un romanzo che ha “il ritmo della cinematografia e uno spessore da teatro”.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.»(Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Io appartengo ad una terza categoria. Quella ostaggio dell’obiettivo. Una metafora. Io non “punto” un obiettivo, ma se esso si attacca alla mia pelle, se lo percepisco come respiro senza il quale non vivo allora lo nutro e lo accudisco con dedizione, impegno e studio.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust scrisse invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Perché scegliere solo una delle possibilità? L’una non esclude l’altra. Questo è un credo personale per il quale ultimamente ho trovato conforto anche in Giuda di Amos Oz. Ci sono libri che lasciano un senso di tradimento nell’avere una fine. Vorresti proseguissero all’infinito. Ti lasciano proprio addosso la necessità di telefonare all’autore perché, nel vortice delle sue parole, si è vestito da amico, fratello, padre, amante. E ci sono libri che diventano un’autobiografia scritta da chi neppure ci conosce. Riescono a catturare emozioni e pensieri sconosciuti. Riescono a mostrarti nuovo ai tuoi stessi occhi.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’ è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te? E se parliamo di bellezza nella scrittura, come dobbiamo immaginarla e cos’è secondo te?

Secondo me la bellezza è tale quando si lascia catturare senza sforzo d’interpretazione. È lì, la incontri, la ammiri e la metabolizzi. La bellezza nella scrittura è quel sentimento di cambiamento che avverti, quando un libro, dopo la scrittura o la lettura, ti riconsegna al mondo diverso. Più che immaginarla credo che la bellezza vada consegnata a qualcuno altrimenti diventa inutile, superflua.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

“Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori…” (la mia risposta è esattamente la domanda).

«Per quanto riguarda i corsi di scrittura io li chiamo Club per cuori solitari. Perlopiù sono gruppetti di scrittori scadenti che si riuniscono e … emerge sempre un leader, che si autopropone, in genere, e leggono la loro roba tra loro e di solito si autoincensano l’un l’altro, e la cosa è più distruttiva che altro, perché la loro roba gli rimbalza addosso quando la spediscono da qualche parte e dicono: “Oh, mio dio, quando l’ho letto l’altra sera al gruppo hanno detto tutti che era un lavoro geniale”» (Intervista a William J. Robson and Josette Bryson, Looking for the Giants: An Interview with charles Bukowski, “Southern California Literary Scene”, Los Angeles, vol. 1, n. 1, December 1970, pp. 30-46). Ha ragione Bukowski a dire queste cose a proposito di coloro che frequentano corsi di scrittura creativa? Cosa ne pensi in merito? Pensi che servano davvero per imparare a scrivere anche se il talento non c’è? Come si diventa grandi e apprezzati scrittori secondo te?

La risposta sull’argomento è lapidaria e, ovviamente, personale: “Il vero corso di scrittura, per un aspirante scrittore dotato di potenzialità, è la lettura sic et simpliciter”.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Io amo tutti i libri, ognuno mi insegna qualcosa, mi fa scoprire un diverso pezzo di meraviglia. Tre titoli però li scelgo: “Mentre morivo” di Faulkner, “Al Dio sconosciuto” di Steinbeck e “La gloria “ di Berto. Per il dolore dell’esistenza che si sostanzia in storie capaci di provocare quella ferità di carne e sangue che cicatrizzandosi renderanno il lettore unico.

E tre film da vedere assolutamente? …e perché proprio questi?

Tre film? “Tre manifesti a Ebbing. Missouri” ( Martin McDonagh). “ Mulholland Drive”( David Lynch). Il miglio verde”( Frank Darabant).

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Prossimamente inizierà il tour promozionale de “La seconda verità”. L’emozione di interfacciarsi con i lettori rimane la più bella e gratificante. Progetti? Tantissimi, ma ogni cosa al giusto tempo.

Anna Verlezza

https://www.facebook.com/anna.verlezza

Anna Verlezza, “La seconda verità”, Readerforblind ed., Roma, 2021
https://www.readerforblind.com

Il libro:

Anna Verlezza, “La seconda verità”, Readerforblind ed., Roma, 2021

https://www.readerforblind.com

I libri di Anna Verlezza

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra
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SHORT-BIO | ANDREA GIOSTRA Appassionato di Arte, Letteratura e Cultura. Laureato in Psicologia Clinica con lode, con gli ultimi quattro esami sostenuti all'Università di Gent (Belgium), dove ha preparato la tesi di laurea all'interno di un progetto di ricerca scientifica della Faculty of Psychology and Educational Sciences diretta dalla Prof.ssa L. Verhofstadt-Denève. Per cinque anni ha collaborato con la Cattedra di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Palermo diretta dallo psicoanalista Prof. L. Sarno. Ha partecipato ad un Corso Biennale di perfezionamento post-lauream in Psicoanalisi Freudiana presso l’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo diretto dal Prof. L. Sarno. Ha frequentato un Master biennale in Formazione e Specializzazione Rorschach diretto dai Dott. S. Parisi e P. Pes presso l’Istituto Italiano di Studio e Ricerca Psicodiagnostica Scuola Romana Rorschach. Ha frequentato un Master triennale in Criminologia diretto dal Prof. G.V. Pisapia dell'Università degli Studi di Padova e presieduto dal Prof. G. Tranchina dell’Università degli Studi di Palermo. Project Manager e Planner di importanti Opere e Mostre di Arti Visive e di Architettura.