Di Giubilei, Perdonanze e trasformazioni

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“Il settimo mese, il dieci del mese, farai echeggiare la tromba”(…) “Nel giorno dell’espiazione farete echeggiare la tromba in tutta la vostra terra(…) proclamerete nella terra la liberazione per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un Giubileo” Levitico 25,8-12, prescrizione del tempo di Mosè. Nella tradizione ebraica si suonava un corno di capro, lo Jobel, per annuciare il giorno del perdono divino, della remissione di tutti i peccati e quindi di festa. Il temine Giubileo deriva molto probabilmente dal nome di questo strumento e sarà associato nei secoli a eventi legati alle indulgenze plenarie.

Nel XIII secolo, periodo di sciagure e rinascite, la paura del giudizio universale e dell’ inferno, era ormai mitigata dall’ introduzione medievale del Purgatorio che offriva ai vivi la speranza di salvarsi dal castigo eterno,  concedeva al fedele la possibilità di cambiare il proprio destino,  espiare le proprie colpe compiendo azioni virtuose. Le crociate e i pellegrinaggi divennero una sorta di purgatorio in terra, esercizi atti al pentimento, alla remissione dei peccati, necessari per fare ammenda, ravvedersi, purificarsi allo scopo di ottenere la salvezza e un futuro posto in paradiso. Celestino V, influenzato dall’ordine dei Francescani Spirituali, si fece promotore di un messaggio di salvezza universale, valori già posti in essere dall’Indulgenza della Porziuncola concessa il 1216 da Papa Onorio III, grazie alla richiesta di San Francesco d’Assisi. Piero da Morrone, appena nominato Papa, decise di concedere il perdono a tutti i fedeli che si fossero recati in pellegrinaggio fino all’Aquila, presso la Chiesa di Collemaggio, tutti gli anni a partire dal 1294, il 29 Agosto, festa della decollazione di San Giovanni Battista, a cui Celestino era devoto. In un periodo di corruzione, immoralità, degenerazione dei valori umani, il Papa  decise di offrire il perdono a chi avesse deciso di mettere in atto una metamorfosi, una trasformazione, una rivitalizzazione del proprio essere. Il pellegrinaggio verso una Terra Santa  non era solo un viaggio fisico, un movimento locale, ma un moto dell’anima, un viaggio intimo e spirituale.

Ancora oggi, negli ultimi giorni del mese di agosto, il capoluogo abruzzese  commemora con grande devozione tale evento dal risvolto fortemente simbolico. La Perdonanza celestiniana  può essere vista come un’occasione di riflessione più che una semplice festa. Mai come in questo momento, l’umanità, che è stata messa a dura prova da eventi gravosi, ha bisogno di riappropriarsi della capacità di autoanalisi, di purificazione, di crescita spirituale. Ogni rituale religioso che si rispetti dovrebbe diventare un’occasione per emanciparsi dal proprio egoismo e dall’indifferenza, per alimentare, al contrario, un senso di condivisione e fusione, non solo con il divino ma con l’alterità, assumendosi la responsabilità di ciò che ci circonda, poiché al di sopra dell’individualismo tipico della società attuale deve essere rimesso al centro il rispetto della sacralità della vita universale.