Fabio Strinati, poeta, scrittore e musicista | INTERVISTA

0
205
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  •  
  •  
  •  
  •  

«Poesia è quel suono che si rincorre fra una parola e l’altra in un chiaroscuro di ombre rapide e lucenti. Musica che nasce dall’istinto, da un Dentro dove solamente un’anima sintonizzata con il Fuori può cesellare lettere di un’armonia tanto melodiosa quanto frastagliata e dissonante. Uno spazio contenuto dentro ad uno spazio più grande, o più piccolo; poesia corre veloce e sfugge alla vita nonostante la vita sia madre naturale ed artefice poetica dell’immortalità del dire» (Fabio Strinati)

Fabio Strinati

Ciao Fabio, benvenuto. Grazie per la tua disponibilità e per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori, cosa racconteresti di te quale Fabio poeta e scrittore?

Credo di essere una persona/anima molto semplice, e tutto sommato, abbastanza spontanea e frugale. Poi, credo di avere delle particolarità, e come tutti, anche delle fissazioni; la verità è che la poesia, è parte del mio stile di vita, così come lo sono le parole: vanno e vengono attraverso un costante flusso che mi riempie esageratamente l’anima.

… chi è invece Fabio Uomo che vive la sua quotidianità e cosa fa al di fuori dell’arte dello scrivere che puoi raccontarci?

Sono totalmente immerso nel mio lavoro: la scrittura, la musica, l’insegnamento, la composizione, il teatro. E poi l’agricoltura: la vigna, gli ulivi, gli alberi da frutto, gli arbusti e soprattutto, il mio orto. Un orto davvero imponente e variegato. Mi assomiglia molto! Poi, con tutta onestà, nei “momenti liberi”, mi piace isolarmi un po’; praticare lo Yoga, la meditazione, la musicoterapia, i digiuni. Sono una persona molto spirituale, molto sensibile e ricettiva.

Chi sono e chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il tuo percorso artistico/formativo ed esperienziale nel mondo della scrittura e della poesia?

Il mio maestro indiscusso, sicuramente, è Fabrizio Ottaviucci. Un grande pianista, un artista di grande cultura e sensibilità. Lui mi ha trasmesso l’amore per lo strumento; ricordo che spesso, era avvolto come da un’aura di mistero, un alone quasi mistico; lui mi ha coinvolto all’interno di un meccanismo molto particolare: la devozione per il pianoforte. Poi, ci sono state altre figure, molto importanti, come Nanni Cagnone ed Antonio Santori. Due grandi poeti, due figure di grandissimo spessore umano, poetico e letterario.

Come definiresti il tuo stile poetico e la tua poetica? C’è qualche poeta del passato o del presente al quale ti ispiri?

Circa la mia poesia, posso dire questo: “Poesia è quel suono che si rincorre fra una parola e l’altra in un chiaroscuro di ombre rapide e lucenti. Musica che nasce dall’istinto, da un Dentro dove solamente un’anima sintonizzata con il Fuori può cesellare lettere di un’armonia tanto melodiosa quanto frastagliata e dissonante. Uno spazio contenuto dentro ad uno spazio più grande, o più piccolo; poesia corre veloce e sfugge alla vita nonostante la vita sia madre naturale ed artefice poetica dell’immortalità del dire”. Quindi… non saprei: forse, mi ispiro a qualcuno ma adesso, con tutta sincerità, non ne ricordo, né il nome, né tantomeno la fisionomia!

Recentemente hai pubblicato “Nei cinque sensi e nell’alloro”. Come nasce questa raccolta di poesie, qual è il messaggio che vuoi arrivi al lettore e quali gli stimoli che ti hanno portato a scrivere quest’opera?

Si tratta di un libro che attinge linfa da una spiritualità quasi sotterranea. Una raccolta poetica che ho dedicato con tutto il mio cuore a mia nonna recentemente scomparsa, attraverso parole essenziali ma dai tratti suggestivi. Poesie spirituali che narrano una vicenda intima e profonda. “Nei cinque sensi e nell’alloro” è come un enorme scrigno che prende vita, luogo e forma da un bisogno irrefrenabile di raccontare un dolore forte vissuto con il cuore in mano e la penna come compagna di un viaggio, a tratti sterminato; brevi poesie-preghiere che portano in superficie il dono della parola come testimonianza rara di una storia eterna.

Raccontaci delle tue poesie, dei tuo libri e delle tue opere nel mondo della scrittura. Quali sono che ami ricordare e di cui vuoi parlare ai nostri lettori in questa chiacchierata?

Con tutta onestà, faccio molta fatica a parlare delle mie poesie, e soprattutto, dei miei libri passati, ma… uno in particolare, mi piace ricordarlo, stuzzicarlo un po’: si tratta di “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”. Edizioni Il Foglio, Piombino, 2014. Un libro magico, molto strano; un vortice pieno di zeppo di tante cose: rumori, casini, graffi, incisioni, dolori, suoni, parole, rigurgiti, ecc..

Una domanda difficile Fabio: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Nei cinque sensi e nell’alloro”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Ma perché si tratta del libro più giusto che io abbia mai fatto: poter donare a mia nonna un’eternità più longeva ed ampia attraverso un percorso poetico e spirituale che tanto mi riempie il cuore. I nonni sono come libri impolverati, come pergamene antiche ed ingiallite; sono la storia, la saggezza, il consiglio giusto al momento giusto.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Sono una persona combattiva, a cui piace la sana competitività. Adoro immergermi nelle cose, con impegno e dedizione. Quando credo fortemente in una cosa, non riesco a rimanere ai margini.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

Adoro Musil, e credo che la sua letteratura sia di una qualità inarrivabile. Sicuramente, la sua frase, è frutto di un pensiero che parte da molto lontano; Musil ha usato un binocolo, ha cesellato i cinque sensi, con finezza e scrupolosità assolute. Poi, cos’è l’amore veramente? Mah! Forse una sbornia improvvisa? Un copione dove non esistono comparse e gli innamorati, sono i protagonisti assoluti di questo strano viaggio ai confini del tempo? Chissà? Di certo, nella società contemporanea, l’amore tende un po’ a sfuggire, a nascondersi; credo che oggigiorno l’amore sia un po’ come la lepre impaurita a ridosso del crepuscolo.

«Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato … C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia … non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu da poeta cosa ne pensi in proposito? Ha ragione Bukowski a dire queste cose? Cosa è oggi la poesia per te, riprendendo il pensiero di Bukowski?

Io non credo di essere un poeta. Assolutamente no. Si tratta di una parola troppo impegnativa! Forse, lo sarò tra cinquant’anni, ma non mi pongo il problema, anche perché fra trenta, non ci sarò più. Detto questo, adoro Bukowski: un genio assoluto. Così maledettamente eccitante! Ho sempre sostenuto la tesi della spontaneità della poesia: il “qui e ora”. La semplicità al servizio delle emozioni.

«Il ruolo del poeta è pressoché nullo … tristemente nullo … il poeta, per definizione, è un mezzo uomo – un mollaccione, non è una persona reale, e non ha la forza di guidare uomini veri in questioni di sangue e coraggio.» (Intervista ad Arnold Kaye, Charles Bukowski Speaks Out, “Literary Times”, Chicaco, vol 2, n. 4, March 1963, pp. 1-7). Qual è la tua idea, in proposito, rispetto alle parole di Bukowski? Cosa pensi del ruolo del poeta nella società contemporanea, oggi social e tecnologica fino alla esasperazione? Oggi al poeta, secondo te, viene riconosciuto un ruolo sociale e culturale, oppure, come dice Bukowski, fa parte di una “élite” di intellettuali che si autoincensano reciprocamente, una sorta di “club” riservato ed esclusivo, che non incide realmente nella società e nella cultura contemporanea?

Io credo che il poeta, quello vero, sia una figura mitologica: un sorta di ircocervo! Detto questo, non amo i poeti, ma li considero creature molto coraggiose. La verità è… che il poeta è un valoroso combattente. Non avrà lo scudo, l’elmetto e una carabina, ma ha pur sempre una penna: quest’ultima, grande arma da guerra!

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista di poeta e scrittore. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza risiede nel punto preciso dove tutti e cinque i sensi convergono armoniosamente. Ma poi, ti accorgi lentamente che la bellezza assomiglia sempre di più al sesto senso. O forse al settimo, e poi all’ottavo, al nono… Chissà!

«Ma, parliamo seriamente, a che serve la critica d’arte? Perché non si può lasciare in pace l’artista, a creare, se ne ha voglia, un mondo nuovo; oppure, se non ne ha, ad adombrare il mondo che già conosciamo e del quale, immagino, ciascuno di noi avrebbe uggia se l’Arte, col suo raffinato spirito di scelta sensibile istinto di selezione, non lo purificasse per noi, per dir così, donandogli una passeggera perfezione? Perché l’artista dovrebbe essere infastidito dallo stridulo clamore della critica? Perché coloro che sono incapaci di creare pretendono di stimare il valore dell’opera creativa? Che ne sanno? Se l’opera di un uomo è di facile comprensione, la spiegazione diviene superflua… » (Oscar Wilde, “Il critico come artista”, Feltrinelli ed., 1995, p. 25). Cosa ne pensi delle parole che Oscar Wilde fa dire ad Ernest, uno dei due protagonisti insieme a Gilbert, nel dialogo di questa sua opera? Secondo te, all’Arte, e all’arte della letteratura e della poesia in particolare, serve il critico? E se il critico d’arte, come sostiene Oscar Wilde, non è capace di creare, come fa a capire qualcosa che non rientra nelle sue possibilità, nei suoi talenti, qualcosa che può solamente limitarsi ad osservare come tutti gli esseri umani?

Ho sempre pensato che per fare il critico occorrano degli strani ingredienti: avere mille teste, centinaia di orecchie, moltissimi occhi e… soprattutto, possedere uno strano cuore. Un cuore a forma di triangolo.

Se casualmente ti ritrovassi in ascensore con un grande editore quale Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, Mondadori, tu e l’Amministratore Delegato di una di questa Case Editrici importantissime, da soli, e avessi un minuto di tempo per sfruttare quell’occasione incredibile e imprevedibile, presentarti e convincerlo a pubblicare il tuo libro, cosa gli diresti di te quale scrittore e autore?

Sinceramente, non gli direi niente. Più parli e peggio è. Farei il mimo, questo sì: creerei una maschera, a metà tra Alberto Sordi, Totò e Petrolini.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Sicuramente mia madre. Per la sua presenza, che infonde fiducia, sicurezza. Poi Gordiano Lupi: grandissimo editore, scrittore, traduttore, uomo serio, colto e preparato. E soprattutto, leale ed onesto. Poi, sul fatto che io sia riuscito a realizzare un sogno, non saprei. Di certo, il bello deve ancora venire!

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché?

“Un eroe dei nostri tempi”, film di Mario Monicelli, del 1955, con Alberto Sordi e Franca Valeri. Un film tutto sommato molto attuale: nella società di oggi, è molto facile farsi prendere dalle paranoie, e nello stesso tempo, non è poi così difficile nel rimanere “incastrati” in qualche strano e torbido viluppo. Poi, “Il postino”, di Michael Radford, del 1994, con Massimo Troisi in una delle sue più straordinarie interpretazioni. Un film che si nutre di poesia, pregno di quella magia che tutti noi dovremmo inseguire, costantemente. La colonna sonora di Luis Bacalov poi, è perfetta. Per ultimo, direi “Il Sorpasso”, film di Dino Risi, del 1962, con Vittorio Gassman. Mi piace l’idea di un viaggio senza meta, la dimensione della fuga, del movimento.

E tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi? Quali e perché proprio quelli?

Sicuramente, “Foglie d’Erba” di Walt Whitman. Un’opera monumentale, innovativa, affascinante. Poi, “I fiori del male”, di Charles Baudelaire. Una raccolta lirica dal fascino unico ed intramontabile. Ed infine, direi… “Villa Tarantola” di Vincenzo Cardarelli, una raccolta di prose dedicate a Tarquinia e Roma, ma pregne di altissima poesia.

I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale e artistico che puoi raccontarci?

Sto mettendo in piedi con assoluta scrupolosità e passione, insieme a Maurizio Sinibaldi e ad Irma Bacci, uno spettacolo teatrale di musica e poesia da realizzare a Roma, in memoria di Gabriele Galloni, giovane poeta scomparso prematuramente nel settembre del 2020. Sono poesie che fanno parte di una mia raccolta poetica inedita dal titolo “Notturni”; testi un po’ torbidi e nebulosi, che una volta pubblicati in una silloge, saranno dedicati proprio a Gabriele. Sto lavorando in maniera assidua anche sulla musica, che… ahimè, sarà anch’ella abbastanza torbida, e vagamente nebulosa.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Potranno seguirmi sulla mia pagina Facebook, su YouTube, su Google, e poi, potranno farlo attraverso la sintonizzazione: io sono un abile cacciatore di frequenze, e sono sicuro che i vostri lettori, sono anime di grandissima sensibilità e dotati di una curiosità sopraffina.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Cercate la Pace, e cercatela ovunque, soprattutto dentro di voi. Ricercate il bene, perché… soltanto così sarete davvero liberi.

Fabio Strinati

https://www.facebook.com/profile.php?id=100008989336063

Fabio Strinati

Il libro:

Fabio Strinati, “Nei cinque sensi e nell’alloro”, Libri Associazione Culturale Il Foglio ed., Piombino (LI), 2021

https://www.edizioniilfoglio.com/neicinquesensienellalloro

Fabio Strinati, “Nei cinque sensi e nell’alloro”, Libri Associazione Culturale Il Foglio ed., Piombino (LI), 2021

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo