Lettera aperta agli aspiranti autori | di Alessandro Zecchinato

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“Morire è niente, il non vivere è orribile”
Victor Hugo

Dall’alto della mia infinita presunzione vorrei dare un consiglio a chi volesse accingersi a scrivere un libro.

Non intendo un racconto, un saggio o uno scritto qualunque: mi riferisco a un romanzo un po’ lungo, magari il primo, forse l’unico della propria vita.
Quando si scrive qualcosa del genere si intraprende, che ne si sia coscienti o meno, un viaggio dentro sé stessi e il proprio passato.
Allora bisogna stare attenti, occorre prudenza, e prima ancora di iniziare è bene chiedersi se si ritiene di essere pronti, se davvero lo si vuole fare.
Personalmente ritengo che valga sempre la pena compiere certi tipi di “viaggi”; ma bisogna che il proprio spirito (qualunque cosa significhi questa parola) abbia ben presente che una volta partiti non si torna più indietro. E che alla fine del viaggio si sarà molto diversi da ciò che si era prima.

Pare un’assurdità, ma scrivere un romanzo cambia il passato, almeno metaforicamente: ma è dimostrato dalla medicina ufficiale che il cervello non distingue fra reale e immaginario; per cui se cambia il significato di alcuni nostri ricordi, è come se fosse cambiato il passato, e a causa dei rapporti causa-effetto cambia anche il senso del nostro presente.
Questo avviene perché andando, consciamente o inconsciamente, a scavare, si
scoprono gli altarini, come si suol dire; e mettendosi nei panni dei personaggi che dovremo andare a caratterizzare inevitabilmente vedremo gli avvenimenti con i loro occhi, come se fossimo loro, quindi “altro da noi”.

La percezione del nostro vissuto e di noi stessi, alla fine di questo processo, che se vogliamo è affine a una sorta di auto-psicanalisi, sarà radicalmente diversa.
Non si può dire a priori se ciò sia bene o male, perché bene e male in natura non esistono, sono aggettivi, attributi che noi assegniamo in base alle nostre categorizzazioni morali utilitaristiche o derivanti dal nostro substrato culturale: posso solo affermare per certo che a volte alcune prese di coscienza possono, almeno sul momento, fare molto male. L’evoluzione di sé stessi è, nella mia personale scala di valori, sempre auspicabile: ma occorre essere disposti anche un po’ a soffrire se si vuole evolvere; se non si è pronti ad accettare questo è meglio rinunciare temporaneamente al viaggio e rimanere ancora per un po’ nella propria “zona sicura”, in modo da non correre il rischio di produrre stravolgimenti tali nella propria sfera privata da far andare in depressione persino un manichino.

Non dico tutto questo per frenarvi, ovviamente, ma per mettere in guardia chi si volesse accingere a una simile opera: alla fine non sarete più come prima, e ciò è bene saperlo.
Se però avrete il coraggio di provare e la fermezza di accettare il cambiamento e l’evoluzione, sarà un viaggio fantastico che vi porterà ben oltre la vostra immaginazione; perché sarete andati dove neppure un’astronave vi può portare: sarete andati oltre voi stessi.

Caterina Civallero, nel libro Realizzo il mio sogno, che abbiamo pubblicato insieme, ci ricorda che Luigi Pirandello affermava: “Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”. Lasciatevi condurre dal vostro racconto: lui sa dove andare!

Se mai vi prendessero i cinque minuti di scrivere qualcosa, foss’anche qualche stupidaggine su un tovagliolino del bar (o un “etciù!” su una mascherina), fatelo!
Scrivere è qualcosa che lascia un segno, per quanto piccolo, nel mondo.
Intendo proprio fisicamente.

Che si tratti di un po’ di inchiostro su un pezzo di carta, dello spin degli elettroni su un supporto ferromagnetico, o dell’incisione su una pietra come facevano gli antichi, avrete alterato una variabile nell’equazione del Tutto1.

Ora, questa unica equazione descrivente l’intero universo, che i fisici e i matematici non sono ancora riusciti a scoprire completamente (e forse mai ci riusciranno) ha delle costanti e delle variabili: e lasciando un segno, con un lavoro minimo (lavoro nel senso che intende la Fisica) avrete modificato in modo infinitesimale una delle variabili; a causa dell’effetto farfalla non potrete sapere cosa avrete scatenato altrove dopo anni, ma saprete di averlo fatto.

Per fare una telefonata non occorre conoscere l’elettronica su cui si basa il funzionamento del cellulare e per fare un giro in macchina non serve sapere nei particolari come funziona il motore; quindi per cambiare il mondo non serve conoscere l’equazione cosmica che lo governa: l’unica differenza è che col telefono potete fare chiamate a caso oppure scegliere a chi telefonare; con la macchina potete girovagare senza meta o scegliere una destinazione; con l’equazione del Tutto potete solo decidere se partire o no (in realtà nemmeno quello, stare fermi equivale a non vivere), non sapete a cosa vi porterà. Io penso che sia proprio quello il fascino: sapere tutto prima toglierebbe il gusto della sorpresa, bella o brutta che sia. Panta rei, tutto scorre dicevano i greci. Il buddismo tibetano la definisce impermanenza. La fisica moderna afferma che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. E Mercedes Sosa canta che todo cambia.

Magari, intervenire anche in piccolo su questi cambiamenti, non sarebbe malaccio, non credete?

Per cui se pensate di “non essere in grado”, se vi diranno che avete scritto una schifezza o che non è interessante, seguite l’esortazione di Virgilio: non curatevi di loro ma guardate e passate2. E’ bello avere successo e contare la grana, ma quello un giorno c’è e un altro giorno non c’è più: non è necessario cambiare il mondo con un libro, è affascinante cambiare la propria strada con uno scritto. E se cambia la propria, cambia per tutti, perché avrete alterato l’equazione del Tutto.


Zecchinato Alessandro
Ascoltate Mercedes Sosa, Todo Cambia.

1 https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_tutto
Vedere anche: Stephen Hawking,
La teoria del Tutto: l’origine e il destino dell’universo, BUR, 2015.

2 Ovviamente l’ho parafrasato: in realtà Virgilio, rivolto a Dante, dice “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”. (Dante Alighieri, Inferno, Canto III, vs.51)