Gelosia: quando il partner diviene carceriere | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, oggi affrontiamo la gelosia nelle relazioni di coppia.

Personalmente, da indomabile istintiva quale sono, ho sempre definito la gelosia una prigione… soprattutto per il geloso. Tranne in casi estremi, l’amato può liberarsi, rifiutandosi di proseguire la relazione, il geloso, viceversa, proietterà la sua gelosia, peraltro acutizzata dal probabile precedente abbandono, sul partner successivo, replicando così il suo disagio.

Non è mia intenzione scrivere un articolo “classico” sul tema della gelosia, perché null’altro potrei aggiungere alla letteratura. Tuttavia, mi limito ad esprimere il mio pensiero, nell’intento di offrire uno spunto di riflessione.

Innanzitutto parto dall’assunto che la gelosia è una fonte di tormento costante che rende assai vulnerabile chi ne è preda e, seppure ribadendo che  per me non è  un sentimento condivisibile, sollecito tutti a considerare chi ne soffre con rispetto. Tuttavia, “rispetto”, non significa “condiscendenza”. Purtroppo le manifestazioni di questa sofferenza emotiva influiscono in modo letale nel rapporto di coppia, garantendo una vita di limitazioni, votata all’infelicità. Infatti, la gelosia:

– nasce da uno stato di paura, derivante dalla percepita inadeguatezza di sé

Una persona che si sente inadeguata vive nella paura che chiunque sia considerata “meglio di lei”e, conseguentemente, soffre per l’umiliazione. Poco importa se è essa stessa ad autoinfliggersi questo stato… ricordiamoci che è con i nostri pensieri e le nostre credenze che creiamo la nostra realtà.    Tuttavia , ahimè, la sofferenza emotiva, spesso incattivisce. Infatti, soventemente riscontriamo in queste persone, i cosiddetti “comportamenti acidi”, i classici commenti meschini atti a denigrare  i/le  potenziali rivali;

– si nutre di sospetti

La persona gelosa vive una costante sensazione di sfiducia verso il partner, tanto da considerarlo un assai probabile traditore che, in quanto tale, merita di essere  posto sotto  accusa;

si esprime nel controllo

Per  cercare conferma ai suoi sospetti, il geloso, altro non fa che controllare ansiosamente tutto quanto è in suo potere, perdendo di vista che, pur ampio che esso sia, il suo “tutto quanto”, non è, né potrà mai essere, il “tutto assoluto” . Ecco allora, che spesso, il geloso,  scade in meschini comportamenti, quali ad esempio il controllo del telefono cellulare, delle amicizie reali e virtuali, del profilo facebook, del portafoglio, dell’estratto conto della carta di credito, ecc., rendendosi ridicolo perché chi sa di essere controllato, se tradisce, è molto attento a non lasciare traccia…a meno che non voglia farsi scoprire… Patetici gli “interrogatori”…  “con chi eri?”, “dove sei stato/a?” “come mai hai impiegato tutto quel tempo?”… Conoscete qualcuno che risponderebbe “oh, sì caro/a, ero con il mio nuovo amore, in un bellissimo hotel e, dopo un pomeriggio di sesso sfrenato, ci siamo concessi un bagno nella doppia vasca idromassaggio”?!  Anche se la comunicazione non verbale può far trasparire molto…non rivelerà mai tutto…

– si gratifica nel suo errore

Quando la persona gelosa, dopo vari controlli, non trova conferma ai suoi sospetti, gode il suo attimo di sollievo, salvo poi essere nuovamente in preda al panico al minimo evento successivo.

– si vendica con la rivalsa

Per assurdo il geloso gode quando può “buttare in faccia” all’altro/a, le prove, reali o presunte, dei suoi sospetti. “Hai visto che avevo ragione?”, in quel momento, funge da anestetico al dolore insito nella scoperta stessa.

Vi sono vari modi per manifestare la gelosia, tanto da poter affermare che ognuno è geloso a modo proprio. Infatti è bene ricordare che la gelosia è un’emozione complessa, entro la quale ne convergono altre che si manifestano con prevalenza soggettiva, come ad esempio:

la paura di perdere il partner (“Se lui/lei, mi lasciasse?”)

la collera per il danno al proprio status (“Fare questo a me?” , “Gliela farò vedere io!”)

la tristezza che scaturisce dal danno all’autostima e dal senso di abbandono (“mi preferisce un altro/a”, “non sono stato/a in grado di tenermelo/a”)

– la vergogna  di essere gelosi, di essere perdenti o oggetto di derisione (“è un’emozione spregevole”, “mi rendo ridicolo/a”).

Un breve cenno lo merita anche la gelosia “retrospettiva”. Quante volte alcune persone gelose del presente e preoccupate per il futuro, hanno  ceduto alla curiosità di porre  al/alla  partner  domande in merito alle sue storie del passato? Purtroppo non è da sottovalutare il tormento che possono creare alcune risposte, oltre al possibile effetto boomerang.

Consentitemi un suggerimento: siate affascinanti, amorevoli e divertenti con il vostro “amore”… Un carceriere non è il sogno di nessuno!

È altresì osservabile che, taluni meccanismi sopraesposti, riguardanti la sfera sentimentale, sono rapportabili ad altri settori della vita, come per esempio nell’ambito professionale e sociale. Di questo, ne parleremo prossimamente.

Un abbraccio

Daniela Cavallini