Pillole di psicologia pratica. III puntata. L’ansia e il corpo | di Silvia Ruggiero

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Talvolta capita che quando non stiamo bene, quando ci sentiamo agitati, come se stesse per succedere qualcosa di brutto, il nostro corpo risponde con un cambiamento nelle funzioni di base: respirazione, battito cardiaco, deglutizione, digestione etc.

Questo ci mette in ulteriore allarme sui possibili problemi fisici che questi sintomi potrebbero rappresentare: in altre parole scambiamo questo “correlato fisiologico dell’ansia” per un problema fisico a sé e, dato che avevamo già un alto livello d’ansia di base, ci spaventiamo e questo livello sale ulteriormente. (Ad esempio andiamo al pronto soccorso per una tachicardia e ne usciamo con una diagnosi di ansia generalizzata).

Quindi ci allarmiamo e ci concentriamo su questi “segni dell’ansia” che ormai interpretiamo come “sintomi” di altre possibili “malattie”. Ecco siamo entrati così in un circuito che si auto-alimenta dal quale è difficile uscire ma non impossibile.

Se siamo in ansia ci sarà un motivo reale (presente e/o passato), bisogna concentrarsi su quello e non sui sintomi fisici, altrimenti ci incastriamo ancora di più in un malessere generalizzato che si tradurrà in una riduzione delle attività quotidiane e quindi dell’autonomia e della libertà personale.

Silvia Ruggiero

Silvia Ruggiero