Quando “Il cielo pende dai lampioni”

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Il cielo pende dai lampioni per chi osserva invertendo le prospettive. A partire dal titolo ogni frase volutamente frammentata, ogni assonanza, ogni suggestione, sonora o visiva sembra volerci restituire frammenti di una vita che osserva se stessa. “Lo schianto dolcissimo” del mattino ci scuote, mentre le immagini nascono immediate da aggettivi sapientemente usati, inusuali accostamenti di parole spesso più che usuali. Ogni poesia è un vicolo da perlustrare, più correttamente ogni verso è l’angolo dietro cui si nasconde un altro mondo da scoprire, un’altra parte della strada. E la strada è tutta una sorpresa soprattutto per chi sa osservare. C’è un mondo di storie in questa prima parte del testo, un mondo di storie che Enzo Cannizzo trasferisce direttamente alla nostra percezione di lettori.

E se Controra – la seconda parte – svela improvvisi frammenti di realtà sonnolenta, evocativi di sogni mistici e archetipi, e profumati di un’estiva arsura ed ebbrezza sensuale, la terza parte, che dà il nome alla raccolta è proprio alla ricerca del cielo, dell’immoto fluire della vita. Il cielo che pende dai lampioni è fatto di un presente che si eterna di continuo in cui la quotidianità più immediata è legata alle memorie ancestrali, a ricordi di anime primordiali in un mondo –  fatto di resti di natura e culture urbane – che, più che mai, gira al contrario.
La poesia appartiene al tempo eterno e
la città

 ” […] affama minaccia nutre
la cera che guada
sepolto dai passi
il fiume “

La sensualità della notte e dell’alba si mescola in questa terza parte con veloci sprazzi di vedute urbane. La città bianca e la città nera si fondono in questo dialogo sospeso con l’altro e con il tempo – anch’esso sospeso -.
La città vive e pulsa sotto questo cielo rovesciato nella fotografia di una realtà percettiva,  una realtà intensa e vibrante, fatta di suoni e di passi, di sguardi e di luci, di un hic et nunc che non risparmia nulla e che immortale si radica, e si imprime nella memoria, al di là dello spazio e del tempo.

I versi sono lì e lì, nella memoria rimangono, per nostra fortuna.

(E non inspiegabilmente allora Il cielo pende dai lampioni riceve la menzione d’onore al prestigioso Premio Lorenzo Montano.)
Foto di Enzo Cannizzo