Lui non ti contatta? L’assenza di segnali è essa stessa un segnale | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, l’assunto principale del processo di comunicazione è che è impossibile non comunicare. La comunicazione può essere verbale o non, ma, comunque, in ogni istante noi comunichiamo: soprattutto quando evitiamo contatti, siano essi vis a vis, telefonici  e/o virtuali, con le persone più intime, esprimiamo loro mancanza di attenzione.

Il “no contact”, soprattutto se riguarda il/la partner o potenziale tale, in assenza di un esplicito motivo,  – salvo eccezioni , comunque giustificabili solo se molto limitate nella tempistica – è un atteggiamento evitante che appalesa disinteresse, se non addirittura rifiuto.

A mio parere, tale criterio è applicabile a tutti i tipi di rapporti: se voglio bene ad un’amica, desidero sentirla e – possibilmente vederla -; idem per i rapporti parentali. Questo non significa che il contatto debba avvenire quotidianamente per essere apprezzabile – ognuno ha i propri impegni e stati d’animo -, tuttavia la consuetudine del contatto, è un indicatore di interesse.

Se dichiaro interesse verso qualcuno, ma tendo ad essere sfuggente, limitandomi “passivamente” a brevi risposte ai suoi messaggi ed evitando un contatto “attivo”, evidentemente manifesto una chiara distonia fra le mie parole (sentimenti?…) ed il mio comportamento.

Ovviamente vi possono essere periodi intensi, dedicati interamente al lavoro o altro, ma se teniamo ad una persona, i classici dieci minuti da dedicarle/gli… li “troviamo”,  perché quel contatto ci fa stare bene.

Tendenzialmente contattiamo “qualcuno” soprattutto per appagare il nostro piacere… più che quello del destinatario e, questo, induce inevitabilmente ad una riflessione relativa alla qualità dei nostri rapporti in essere.

Per noi donne, come sopra accennato, il concetto si acutizza, sino a provocare sconcerto, quando ad ignorarci è il nostro partner o – peggio – un potenziale partner. “Peggio” perché con il partner affrontiamo  l’argomento, mentre con un corteggiatore “latitante”– tendenzialmente, classe e dignità, ci invitano a prendere atto di quello che… non sarà. D’altronde se è divenuta  ‘storica’ la frase “se si comporta come se non gl’importasse nulla di te, è perché non gliene importa nulla”… un motivo ci sarà.

Una “sentenza senza possibilità d’appello”? Ci risponde il Dott. Marco Salerno – Psicologo e Psicoterapeuta –nuovamente nostro ospite.

Daniela Cavallini:

Marco, a volte accade che un uomo dichiari di tenere ad una donna, ma poi la ignori. Non le telefona, chatta in modo sfuggente con lei,  dedicandosi  ad altre persone dei vari social, in caso di distanza logistica promette – o non esclude – incontri, tuttavia  (prescindendo dalla contingente condizione pandemica) con astratta pianificazione. Una sorta di palese distonia tra il dichiarare e manifestare interesse ad una donna “Non gli piaci abbastanza”, è l’unica percezione che mi sovviene, ma è davvero così?

Dott. Marco Salerno:

Daniela, ti ringrazio di avermi coinvolto in questa breve intervista. E’ un argomento che spesso tratto con le pazienti. Invito i nostri lettori e lettrici a soffermarsi sul fatto che oggi più che in passato le persone hanno il bisogno sempre più marcato di ricevere continuamente conferme,  ricorrendo ai molteplici strumenti telematici a disposizione che consentono di mantenere un contatto virtuale costantemente attivo. Il limite di questa “connessione permanente” è quello di contribuire a creare l’illusione che l’altro, pur stando in contatto con noi, abbia maturato un reale interesse verso la nostra persona. La realtà invece è che spesso l’eccesso di informazione e di comunicazione non veicola contenuti di valore.  Per cui, quando una persona si chiede perché  nonostante centinaia di messaggi, non c’è un reale desiderio di incontrarsi o perché a volte scompare, la risposta e’ che il contenuto di quei messaggi, non e’ costituito da reali intenzioni.  L’interesse dichiarato alimenta il bisogno narcisistico di essere apprezzato e riconosciuto come persona  capace di amare ma che in realtà non desidera realmente l’altro, bensì vuole solo alimentare il circuito virtuale del corteggiamento a cui non segue la traduzione dell’intenzione in azione. Posso consigliare a chi ci legge di non crearsi aspettative magiche nei confronti di chi promette troppo ed e’ sfuggente,  ma di rimanere ancorati alla realtà dei fatti e di chiudere la corrispondenza se alle parole non segue un’ azione.  Inseguire non paga mai perché non fa altro che alimentare il circuito della dipendenza affettiva e della frustrazione di non sentirsi corrisposti, facendo scivolare in una spirale di ostinazione continua che va interrotta sul nascere. Inoltre ci troviamo spesso  a generare nella nostra mente l’idea di una persona solo in base a quello che ci ha scritto o detto ma questo non corrisponde alla persona vera e propria la quale, al dunque, appare essere diversa da quello che abbiamo immaginato. Per cui teniamo presente che realtà ed immaginazione, sono due dimensioni ben distinte e separate, dove la realtà è tale proprio perché   può essere verificata e vissuta in prima persona, altrimenti rimane solo una fantasia.

Daniela Cavallini:

In un tentativo di dialogo con il possibile partner, una lettrice – in particolare –  mi scrive che l’uomo “portatore insano” della distonia sopracitata, dichiara di provare emozioni nei suoi confronti, ma, proprio perché tiene a lei, si pone molte domande sino a “frenarsi”,  chiudendo così il canale comunicativo quando avverte che il tono dei  loro dialoghi diviene dolce, scegliendo di ritirarsi nel suo “guscio” . Ho pensato all’esempio dell’elastico e della caverna – ben spiegato da J. Grey – o ad un atteggiamento autopunitivo, cosa ne pensi?

Dott. Marco Salerno:

A costo di sembrare duro consiglierei alla signora che ti ha scritto di lasciare perdere, perché rischia di diventare la mamma o la psicologa dell’uomo in questione. Quando una persona presenta questa significativa difficoltà nel vivere le proprie emozioni e non riesce a tradurle in azione, probabilmente ha rilevanti nodi affettivi da risolvere, per cui chi le sta accanto si troverà a confrontarsi con ostacoli di cui non conosce l’entità. Se poi l’uomo in questione e’ disposto ad affrontare questi ostacoli, cambia completamente la situazione,  poiché  mostrerà la motivazione a mettersi in discussione, che puo’ costituire un buon punto di partenza per affrontare eventualmente il nodo irrisolto. Sfortunatamente, invece, ci si ostina a voler comprendere stati d’animo che neanche il diretto interessato conosce o si fantastica che grazie al proprio amore si potrà aiutare l’altro, dimenticando invece che, ogni cambiamento, necessita di determinazione e motivazione per raggiungere la consapevolezza di sé.

Ben diversa è la situazione in cui ci si trova di fronte ad una persona che non mostra alcuna propensione a mettersi in discussione, che si isola nelle problematiche o che non riesce ad affrontarle. In questo caso mi domanderei perché  ostinarsi a perseguire una relazione con una persona non disponibile. Molte persone hanno la difficoltà ad abbandonare l’idea iniziale che avevano maturato durante i primi incontri e a prendere atto che la persona che avevano immaginato non esiste. Tutto questo e’ molto doloroso perché fa loro prendere contatto con la solitudine che non hanno ancora affrontato, mentre e’ fondamentale imparare a stare da soli in contatto con se stessi ed eventualmente solo dopo incontrare l’altro che non può essere la medicazione delle nostre mancanze.

Daniela Cavallini:

Marco, ti ringrazio anche a nome dei lettori, soprattutto delle lettrici, per le tue risposte che percepisco molto costruttive e che  offrono comunque apertura al prosieguo di un rapporto, esclusivamente  là dove vi sia un potenziale partner “di spessore e valore”. 

Un abbraccio!

Daniela Cavallini