Cockdown, Dialogo con Vasco Rialzo | di Ilaria Cerioli

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Vasco Rialzo, al secolo Emanuele Cimatti, è un autore talmente coraggioso e irriverente da scardinare per la seconda volta le regole dell’editoria ufficiale scegliendo l’autopubblicazione. Dopo aver curato tutto l’iter del progetto, controlla meticolosamente dal pc le vendite in Italia e all’estero. Il suo esempio innegabilmente apre nuovi orizzonti sull’opportunità o meno del Self Pubblishing.

Da tempo seguo il suo lavoro e, ogni volta, il nuovo romanzo mi sorprende non solo per l’originalità della storia ma soprattutto per come l’autore riesca a creare un orizzonte di attesa nei suoi lettori. Cockdown, libro sperimentale, di certo non delude le aspettative. Lo stile picaresco tra candore e indecenza, a partire dai primi lavori fino a il Diavolo beve spritz e Materiale Fragile, è proprio il tratto caratteristico di Vasco. Scrittore ormai maturo, dimostra di essere perfettamente a suo agio nel seguire le orme di Bukowski e lo stile pulp di Chuck Palahniuk. Indagando come i precedenti le pulsioni, preferisce la dissonanza all’armonia. Pertanto, lontano dai canoni del genere romance e dalle liturgie dell’erotico tradizionale, Vasco Rialzo presenta la storia come documento umano offrendo al pubblico, senza paura di risultare volgare, pagine grottesche, sfacciate. I suoi libri provocano per lo più ilarità proprio per questa disinvoltura con cui maneggia un linguaggio crudo, minimalista vicino alla prosa di Irvine Welsh.

Il nuovo romanzo, indipendente e sperimentale, abitua noi lettori a concepire l’opera come un insieme di possibilità: non a caso l’aggiunta nello stesso volume delle appendici in lingua inglese e spagnola, realizzate perfettamente con il programma DEEP, ci pongono il dubbio di quanto sia davvero necessario l’intervento umano dove la rete può abbassare costi e accelerare tempi. Cockdown non è solo racconto sulle conseguenze affettive e relazionali di chi vive sospeso tra realtà e finzione ma affronta, con stile asciutto, essenziale, quanto la sessualità ai nostri giorni sia condizionata da stereotipi. Rialzo mette in scena l’istinto in una prosa schietta, a tratti scomoda senza intenti lirici. Qui non c’è lieto fine per Cenerentola, ma due personalità che per la prima volta conoscono il piacere. Per questo lo studiano con l’entusiasmo e il pudore tipico dei bambini davanti alle copertine piccanti di un’edicola degli anni Settanta.

Cockdown di Vasco Rialzo

La vicenda, prendendo spunto dalla recente pandemia, racconta di un uomo, che, a causa dell’emergenza sanitaria, vive il sesso in lockdown esclusivamente tramite sex dolls. Nonostante la muta compagnia di Eva, Mickie, Delicia e Claire, manichini multifunzionali, sente però l’esigenza di stringere un corpo palpitante e caldo. Improvvisamente come Jean Baptiste, il protagonista di Suskind, viene ammaliato dal profumo di una sconosciuta. Lei, altrettanto sola e disabituata all’amore, irrompe affamata di vita nella casa dell’uomo. È ovvio come ben presto il loro incontro si trasformi nello tsunami di emozioni che li porterà, eretici nella trasgressione, a sfidare quella nuova Inquisizione sanitaria.

Chiedo all’autore se qualcosa è cambiato circa la tematica dell’eros dopo la pubblicazione di Materiale fragile (uscito indipendente del 2020). In Italia, infatti, si percepisce la reticenza di molte case editrici nel trattare l’erotismo. Infatti, fateci caso che, quando è presente in un libro, avviene in modo discreto e conveniente o secondo i canoni del genere rosa. Insomma sesso sì e volentieri purché non disturbi troppo. Secondo Emanuele Cimatti “parlare di sesso è ancora un tabù. Molti artisti e editori lo considerano un argomento scomodo soprattutto se insisti, come me, nell’aspetto tecnico. Insomma temono il disagio nei lettori se descrivi la situazione esattamente come avviene tra due persone”. Non a caso ricordo in una mia precedente intervista le parole di Antonio Bagnoli, direttore della casa editrice Pendragon, che definivano Adéu (2012, edizioni Pendragon) un romanzo “porno” in quanto disarmante e sincero nel descrivere i momenti erotici. Sebbene siano passati quasi dieci anni da Adéu, ancora il pubblico fatica a percepire l’odore del sesso attraverso le parole: “C’è una questione culturale ed educativa da affrontare. Ho due figli a cui non nascondo di cosa scrivo. Penso sia eticamente corretto parlare alle nuove generazioni con i giusti termini. Ad esempio, io ho avuto la fortuna di avere due genitori molto sereni nel rispondermi alla domanda “da dove nascono i bambini?”.

Cockdown prende spunto dalla realtà per il bizzarro e il distopico: “in ogni mio romanzo c’è sempre una forte esperienza personale o di amici. Credo sia necessario instaurare un rapporto forte con il lettore e perché questo accada deve esserci la pretesa dell’identificazione con la materia narrata. Ambientando la vicenda al tempo del Covid ho immaginato un uomo solo, privo di esperienze con l’altro sesso e pertanto vergine da tutti i punti di vista, anche quello sensoriale. Così mi sono concentrato sui 3 sensi: tatto, gusto e olfatto, cioè quelli maggiormente stimolati nell’incontro col corpo dell’altro. Proprio la scoperta del potere di questi sensi così primitivi ha permesso al protagonista di rinascere. Perché non è stata inserita la vista? “perché è nel sesso, forse il senso più riduttivo oggi. La penetrazione sempre più tentacolare della tecnologia ha reso facile l’accesso alla pornografia che rischia di livellare tutto al solo effetto visivo.”

Le scene sono realistiche, al limite del grottesco come, in fondo, è il sesso. Vasco, con il suo stile personale e controverso in Cockdown come in Materiale Fragile, ci ricorda quanto siano semplici gli esseri umani. Imbarazzanti e imperfetti. Nelle sue opere non aspettatevi corpi rifatti, palestrati e muscoli a vista. Non ci sono donne fatali, cavalieri o Mr. Grey, ma neppure espressioni del tipo “le cosce tornite” o “le voluttuose labbra”. Dimenticate le cene romantiche e le lenzuola di seta nera. Piuttosto, in Cockdown il corpo è esibito in modo indecente, grossolano ma, finalmente, libero dal giudizio di chi impone l’estetica patinata.

Infine, trovo geniale che il protagonista e la donna siano privi di una identità anagrafica “la scelta– spiega l’autore- è stata fatta di proposito per sottolineare al massimo l’aspetto qualunque come fosse un semplice ingranaggio di un sistema.”

Insomma, lo scopo di Vasco Rialzo va oltre quello di solleticare le nostre fantasie più inconfessabili, presuppone infatti una forte critica a un mondo che ci vuole sempre più soli. La sua denuncia, declinata in modo diverso in ogni romanzo, è rivolta contro la pretesa di omogenizzare il pensiero in nome della società dei consumi.

Ilaria Cerioli

Ilaria Cerioli_Ph. Jessica Zanardi

INFO:

www.vascorialzo.com

oltre a varie collaborazioni e pubblicazioni segnalo i libri dell’autore: Chilliens (Edizioni del Faro 2008), Adeu (Pendragon 2012), Amica donna (2014 su Amazon Store), Materiale Fragile (2018)

le guide turistiche: Bologna senza va di mezzo (con Danilo Masotti, Pendragon 2015), Barcellona senza via di mezzo (2012 Pendragona),

Racconti: Real doll (2015), Chi dice donna dice danno (2020)

La favola: Il diavolo beve spritz