“Di rose rosse e d’amor fendente”, un Murale contro la violenza sulle donne a firma Daniela Balsamo | Presentazione e intervista a cura di Linda Sofia Randazzo.

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Photo copertina di Rori Palazzo_

Il 25 Novembre è la giornata internazionale della violenza contro le donne. Per l’ occasione si inaugura presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Palermo un murale, opera della pittrice Daniela Balsamo.

Chi non ha mai subito violenza?

Si parla tanto del femminicidio e di violenza sulle donne e oggi come non mai la tematica è attuale e scottante. Vi è una certa urgenza di parlarne.

Ci sono diversi modi di toccare le corde dell’immaginario quando si parla di un tema che tocca il cuore di tutti o quasi tutti. Non solo il cuore di “tutte”, quindi, la violenza è da ripudiare anche se è ai danni di una pianta o un animale; oggi però parliamo di violenza contro le donne, una violenza specista. A parlarcene è una donna, Pittrice, Daniela Balsamo, lo fa con il suo linguaggio, l’arte, la pittura.

Il femminicidio a cui pensiamo subito quando si parla di violenza sulle donne, spesso è soltanto la punta di un iceberg.

Pensiamo però che potrebbe essere la fine sconvolgente di un percorso di violenze, non solo fisiche ma anche psicologiche, di cui spesso si fa fatica a parlare, proprio perché estremamente difficili da individuare.

Tali violenze cominciano in modo silente, subdolo, avvinghiando la preda, la vittima prescelta, a volte moglie, madre, fidanzata, figlia, sorella, compagna, in un ciclo irreversibile di manipolazione e ricatti affettivi. Questo presupposto seduttivo ma malignamente manipolatorio, di cui magistralmente ci parla il murale di Daniela Balsamo, è quello che spesso sta al principio di un radicamento di atteggiamenti violenti, di cui la donna non si rende conto, solitamente espliciti e visibili solo in seguito.

Il murale descrive al meglio questo punto della violenza in potenza, nascosta come un tranello contro il femminino, quando è appunto travestito dalla massima espressione di romanticismo e cliché comportamentale; il carnefice (in questo caso un uomo), è pronto a colpire alle spalle, proprio quando la donna/preda/vittima è ormai drogata da un modo di fare apparentemente gentile, che invece fatalmente prelude al peggio. Una meravigliosa e brillante statuetta di porcellana rappresenta una scena bucolica; un gentiluomo offre una rosa a una donna, in un atto di estrema seduzione romantica, la dama è prostrata dolcemente in un atteggiamento di amore gentile, assolutamente ignara della destinazione ultima della sua accoglienza affettiva. L’uomo ha già preparato il colpo che fenderà il cuore di colei che lo ama, lo farà con un coltello affilato, già teso e sguainato proprio lì, dietro le sue spalle ignare e innamorate. Una pecora e un verde smeraldo, luccicanti luci cangianti di viola e bianco, ci parlano della più assoluta naturalezza e purezza della scena bucolica, quasi un minuetto.

Cosa si nasconde dietro quella figura di gentilissimo uomo creato da miti e fiabe di lunga data?

Ci sono assassini che si compiono nell’anima, coltelli affilati come lame fendono i cuori di molte donne, coltelli fatti di parole.

Tutto questo è genialmente espresso nell’Opera di Daniela Balsamo che con la sua puntuale ironia, con la sua personalissima capacità di usare immagini oniriche ed emblematiche, riesce a toccare il limen sottile e ambiguo che sta tra il gesto manipolatorio della seduzione perfetta, romantica, sublime, (che noi tutte bambine abbiamo sognato), e il gesto seduttivo maligno.

L’ arte della Balsamo a questo punto fa il suo lavoro, silente e seduttivo anche questo, dritto al cuore e all’immaginario intuitivo che tutto sa dire con le immagini senza nulla dover dire con le parole. L’arte però ha il pregio di curare, di svelare, di stare nel paradosso e in questo caso, di dire in modo veramente gentile e profondo quello di cui noi, molto spesso, siamo ancora incapaci di dire.

Passiamo alla nostra chiacchierata:

Daniela puoi raccontarci come mai hai scelto di fare proprio in questa occasione un murale su questo argomento così importante e delicato? Di solito tu dipingi sulla tela in una dimensione molto più intima che pubblica.

Quando il direttore del dipartimento di scienze della formazione, il professore Gioacchino Lavanco, mi ha chiesto di fare un murale all’università, gli ho risposto che il tema che avrei voluto affrontare era quello della violenza sulle donne, semplicemente perché è un tema che mi sta a cuore e volevo che il mio primo murale fosse un’opera sentita e per me importante.

Potresti spiegarci più a fondo cosa rappresenta questa immagine ” bucolica” e perché hai scelto proprio questa per trattare dell’ argomento in questione?

In molti miei quadri utilizzo le porcellane e le figure bucoliche per affrontare temi importanti, faccio compiere loro azioni che contrastano con il mondo romantico e perfetto a cui fanno riferimento. Il cortocircuito che viene fuori mi sembra potente, un’immagine semplice, diretta ma che può trasmettere messaggi forti con ironia e irriverenza.

Ci dai la tua chiave di lettura per i simboli e gli attributi che hai usato in questa pittura murale?

È tutto molto lineare, un uomo adorabile regala una rosa rossa alla donzella ignara del suo destino. Lei gli crede mentre la pecora ci guarda un po’ atterrita perché conosce il proprio destino e anche quello della donna. L’uomo infatti è convinto di compiere un gesto d’amore nei confronti della donzella, sia che le regali la rosa o le tolga la vita.

Sei una donna, madre, moglie e artista, cosa diresti a tutte quelle donne che non sanno esprimere la sofferenza che provano nel subire violenza? Come liberarsi?

Credo che ogni individuo debba imparare prima di tutto a essere artefice del proprio destino, sia uomo che donna, a non dipendere da nessuno se non da sé stessi… So che non è facile ma è l’unico modo, a mio parere, per avere relazioni sane e paritarie

Pensi che la nostra cultura abbia in qualche modo fomentato un certo nascondimento della violenza a discapito delle donne? Credi che ci siano responsabilità e tabù da parte della nostra società sull’argomento? 

Certamente, è ancora forte il convincimento che chi subisce violenza se l’è cercata, che sotto sotto le donne abbiano la responsabilità di certi accadimenti, te lo dico anche per esperienza personale e credimi che è la cosa che fa più male, da vittima sentirsi dire che la colpa è tua. Finché rimarranno in piedi certe convinzioni la strada sarà ancora lunga.

Ci dimostri con il tuo lavoro che l’ arte può parlare al cuore delle persone con un linguaggio eccezionalmente intuitivo. Pensi che l’arte possa aiutare in qualche modo le donne che sono vittime di violenza?

Io non so se questo murale avrà la forza di aiutare una donna o di far riflettere un uomo sul suo operato ma spero di sì.

Grazie infinite per il tuo contributo.

Linda Sofia Randazzo