I Giardini Sovrasensibili di LAO-TZE | di Micol Emily Riva

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Il suo ‘Tao-Te-Ching’ il libro più sconvolgente  e rivelatore di tutti i tempi, metteva l’uomo di fronte all’Eternità e gli suggeriva di trovare un equilibrio fra il pieno effimero dell’esistenza e il vuoto magico dell’Ignoto. Solo questo equilibrio poteva garantire all’uomo la trasfigurazione necessaria a ottenere la pace interiore.
3.000 anni dopo eccoci qui, nella civiltà più squallida e banale mai concepita dall’essere umano, dove tutto è niente e niente è tutto. Lao-Tze, che cavalcò la tigre dell’Ignoto quando sparì da questo mondo, oggi sarebbe allontanato come un accattone, un visionario demente, uno strampalato; l’anti-personaggio.
Lao-Tze mise a nudo l’uomo e gli rivelò i Giardini dell’Eternità, conscio tuttavia che all’uomo non sarebbero interessati. Come anti-personaggio creò il mito della consapevolezza totale: “Chi ha niente tutto. Chi ha tutto ha niente”.
Lao- Tze concepì Il concetto di ‘Vuoto’ e ‘Pieno’ come due opposti che si intersecavano continuamente, e non si annullavano. Il ‘vuoto’ della mente era l’abbandono consapevole alla Vita, come lo scorrere dell‘acqua. Il ‘pieno’ era la fulgida pienezza della consapevolezza.  Quando questa raggiungeva la sua massima energia si liberava colmandosi di silenzio interiore: il silenzio della consapevolezza; e  subentrava il ‘vuoto’, non l’assenza di pensiero, ma la sua trasfigurazione contemplativa. Finché, arricchita di  energetico silenzio, la mente riprendeva il suo cammino di pienezza.
Lo ‘yang’ e lo ‘Yin’, i due lemmi opposti,  sono nel Tao-Te-Ching il principio maschile (Yang) e quello femminile (Yin), non necessariamente riconducibili all’uomo e alla donna, ma al concetto  universale di ‘attività’ (Yang) e ‘ricettività’ (Yin). Lo Yang è l’eterno seminatore di energia, lo Yin è l’eterno ricettore di energia. Quando lo Yin riceve dallo Yang si impreziosisce di energia ‘attiva’ e nella sua evoluzione si trasforma in Yang, mentre questo, liberando energia, si ‘svuota’ e diviene Yin.
Lao-Tze concepì l’Eterno Fluire come un continuo percorso verso l’equilibrio perfetto, quello dell’Eternità. Non scrisse per l’Umano, ma per l’Essere che meritava i Giardini dell’Eternità.

Micol Emily Riva