Le immagini come barche solari. Riflessioni spirituali sull’arte egizia | di Linda Sofia Randazzo.

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Se provassimo per un solo istante a guardare le opere della storia dell’ arte con l’occhio incantato di un bambino, dimenticando ogni concetto filologico, stilistico, iconografico, evoluzionistico dell’ arte, senza pregiudiziale metodo di attribuzione, ci troveremmo di fronte alla più immensa meraviglia. Riusciremmo finalmente a ritrovare la vera commozione.

Guardando alcune delle opere della civiltà egizia mi sono resa conto di stare al cospetto di un’ eccezionale concezione dell’ arte e soprattutto delle immagini. Se pensiamo che le immagini della nostra contemporaneità, (che produciamo in modo compulsivo), sono infinite e frammentarie, appena visibili per brevi istanti; se ci rendiamo conto che la nostra società produce un numero infinito d’immagini, (soprattutto fruite digitalmente e per brevissimi istanti), possiamo accorgerci che quelle che noi chiamiamo “società primitive” o “prime civiltà”, lo sono soltanto rispetto a un concetto evoluzionistico della storia, che dovrebbe essere giunta al suo culmine nella nostra contemporaneità.
Il discorso vale anche da un punto di vista stilistico: ci sono opere del passato che difficilmente, se viste senza alcuna conoscenza preconcetta, potrebbero essere attribuite al passato.
Tutta l’ arte egizia è dedita all’apologia del Faraone/Dio, al suo trapasso nell’Aldilà”, Duat, ai suoi corredi funerari, ai suoi palazzi e templi solari. Tutto ciò lo sappiamo e facilmente possiamo averlo incamerato come dato per certo, scontato, perché siamo colti.
Siamo abituati a essere a “conoscenza”di questo. Eppure se pensiamo che molte di queste opere erano realizzate per “non essere viste”, dipinte, scolpite o sotto forma di geroglifici ritrovati negli ipogei più sotterranei, dentro le tombe sigillate al pubblico per migliaia di anni, capiamo che la loro funzione era contraria a quella che ha l’arte di oggi.
Si tratta d’immagini a cui noi attribuiamo il termine di opere, perché hanno un immenso valore estetico, non prostituite alla massima velocità e visibilità di un fruitore vivo e vegeto (ma morto dentro), ma dedicate a un’ anima trapassata che deve compiere il suo viaggio eterno. Queste immagini erano nate e composte come “fumetti” il cui contenuto era quello di dare “istruzioni” spirituali, date al defunto per andare verso la vita eterna.
Del “Libro dei morti” siamo tutti a conoscenza…se guardiamo il vero significato, possiamo essere toccati nelle nostre corde emotive più umane, disperatamente impaurite dal trapasso e dall’ impermanenza; ci accorgiamo dell’infinita poesia che si cela dietro a questo complesso e arcaico sistema religioso Egizio, espresso nella sua totalità dalle produzioni della sua Arte. Il libro in questione utilizzato come corredo funebre e illustrativo, era detto RU NU PERET EM HERU, ovvero “Libro per uscire al giorno”.
Questo piccolo particolare, ci porta a l’emozionante consapevolezza di essere entrati a contatto con una civiltà che ha prodotto immagini sacre, magiche, chiave di lettura e scheletro di quella che a mio avviso, in modo molto semplice, si potrebbe chiamare “invenzione dell’ anima”.
Dà sollievo a noi esseri umani incarnati e destinati alla morte, perché di fatto le istruzioni per “uscire al sole” ovvero la grande metafora illustrata del Dio Ra (il Sole), è il tesoro che cerchiamo. Ra attraversa le dodici ore della notte sulla sua barca solare, contro ogni ostacolo notturno e contro il male incarnato dal serpente Apopi, e poi finalmente ritrova la luce di ogni mattino, a ogni alba.
L’umano defunto simula le gesta divine e iniziatiche, seguendo le indicazioni del linguaggio muto delle immagini, sigillo e simbolo dell’anima. Questa certezza poetica della rigenerazione luminosa raccontata e trasferita dall’arte manca alla nostra contemporaneità.
Le opere egizie sono dunque soprattutto religiose e spirituali, prodotte dall’anima che produce anima. L’ arte per l’educazione spirituale, per la salvezza e conservazione dello spirito eterno.
Le immagini dell’arte egizia erano esse stesse “barche solari”. Penso che quando l’immagine è porta e chiave per un mondo altro, trascendente, spirituale, quando è cultuale, ci concepiamo come infiniti ed eterni e l’arte ritrova quella funzione primaria, antropologica, simbolica per cui è nata. Anche se queste opere sono antiche, lontane, appartenenti a una civiltà vissuta più di 5000 anni fa’, esse ci rassicurano, ci cullano, ci emozionano e ci danno speranza. Ognuno di noi vorrebbe una barca solare per superare le porte dell’ esistenza incarnata e l’arte a mio avviso è una delle barche più potenti che possano esistere. L’ artista come gran Sacerdote di Ra.

L.S.R.

rifacimento di un’illustrazione tratta dal libro egiziano dei morti.
Raffigurazione della barca solare nel suo viaggio nell’aldilà.
Ra con disco solare.
Ra sulla barca solare.
La tomba di Sethi Primo, Tebe. 1294-1279 a.C.
Illustrazione dal Libro delle Porte dipinto nella tomba di Ramses I nella Valle dei Re.
Ra con testa criocefala.
Serpente Apophis.
Pesatura del cuore, libro dei morti.