Paola Froncillo ci presenta – ARCHITETTURA e NATURA ׀ Intervista di Micol Emily Riva

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Recentemente ha pubblicato “ARCHITETTURA E NATURA” con la casa editrice Rupe Mutevole. Come nasce questo libro?

Paola Frocillo_Architettura e natura_2021

Questo libro ha origine dagli studi fatti fin dai tempi della mia tesi Di Laurea e di PHD in Progettazione architettonica e urbana, in cui sondavo e trattavo la relazione tra spazio costruito e spazio aperto, parchi e giardini, probabilmente in quegli anni tra le prime ricerche su questa relazione condotte al Politecnico di Milano. Poi i Libri pubblicati in questi ultimi anni con Rupe Mutevole, romanzi o testi con poesie e fotografie hanno sviluppato questa mia ricerca; inoltre, sicuramente nella mia pratica progettuale mi occupo anche di questo rapporto indissolubile tra Spazio e Natura.
Desidero unire teoria e approfondimento culturale con la pratica e il progetto di paesaggio. È il primo libro di una serie di libri che affronteranno il tema della relazione tra architettura e natura che tratterà sino ai progetti dei paesaggisti contemporanei.
Tratterò nei prossimi libri del rapporto tra architettura e natura nel 900 e anche fino ai giorni nostri, affrontando la relazione in paesaggisti contemporanei, in architetti come Alvaro Siza, Umberto Riva, Le Corbusier e F. Lloyd Wright, per citarne alcuni che sono stati importanti per la mia professione.

Qual è il messaggio che vorrebbe arrivi al lettore e quali gli stimoli che l’hanno portata a scrivere quest’opera?

Non ci sono messaggi, più che altro delle Aspirazioni, perché sicuramente io vorrei esprimere appunto questo concetto molto importante: che questa relazione tra Architettura e Natura si instauri all’interno dello spazio pubblico e di convivialità comune come è lo spazio dei giardini, dei parchi e delle piazze e di altri contesti urbani e non urbani. Inoltre più che un messaggio desidererei affascinare il lettore, all’interno del percorso del mio libro, e cercare di stimolarlo a visitare i luoghi che vengono approfonditi e trattati nel testo, tra i quali i Giardini storici all’Italiana e all’Inglese.
Desidererei più che altro che il lettore si lasciasse trasportare in questo racconto, che mira anche a contestualizzare, in un periodo storico, i Giardini stessi.
Cercando di legare la costruzione dei giardini al periodo culturale in cui nascono, un periodo che è segnato in letteratura dalle poesie di Holderlin, di Leopardi e di altri grandi Autori, e nell’arte dalle pitture impressioniste, e ancor prima dai quadri di Turner , in cui il rapporto con la Natura diventa un rapporto di tipo potremmo dire “Mitico” e di Stupefazione.
Lo stesso rapporto soggiace alla costruzione del Giardino all’Inglese.
Io ho sempre creduto in un’Opera d’Arte Totale, ho sempre cercato di praticare diverse discipline, o comunque di tenere insieme discipline diverse come Poesia, Scrittura Fotografia, Architettura; a partire dal Bauhaus, non è più possibile pensare queste discipline artistico-scientifiche separatamente.

Il Paesaggio, l’Arte. Quanto sono stati importanti nella Sua vita?

Moltissimo entrambe, naturalmente appunto all’interno di quest’idea che riunifica l’architettura del paesaggio con l’approccio anche “poetico” all’architettura; appunto nel mio mestiere di architetto, il Paesaggio e l’Arte sono stati molto importanti: i miei progetti sono incentrati sulla Relazione tra Individuo e Spazio naturale, studiano l’esperienza diretta, e fisica da parte dell’uomo, all’interno dello Spazio Naturale, dell’ambiente in cui noi viviamo. Avendo fatto Liceo Artistico, fin dall’inizio mi sono approcciata al tema appunto dell’Arte, e il Paesaggio l’ho ritrovato nel Corso della mia professione e attività di scrittura.

 A breve ci sarà la prima presentazione a Milano, potrebbe comunicare alcuni dettagli ai nostri lettori?

Presenterò alcuni progetti anche contemporanei insieme a Giardini Storici che vengono trattati all’interno del libro, questo proprio per avvalorare la Relazione e il profondo connubio che esiste tra teoria e approfondimento culturale; la conoscenza importante delle composizioni e delle sintassi spaziali, dei vocaboli specifici dell’Arte dei Giardini (siepi, fontane, catene di acqua, boschi, radure, che vengono ricomposti nei parchi e nei giardini contemporanei) deve diffondersi. Inoltre ci saranno delle letture tratte dal libro e anche tratte da altri libri, ci saranno interventi di Autori del settore. Si cercherà di creare anche un dialogo riguardo a questo tema, sperando nel coinvolgimento di chi assisterà all’evento.

Nel suo “Manifesto del Paesaggio” lei ha un pensiero per le generazioni che verranno. Come poterle aiutare nel nostro quotidiano ad affrontare i tanti problemi che la Natura in ogni parte della Terra sta vivendo?

Io non credo che scrivendo di questa Relazione tra Architettura e Natura io possa lasciare un messaggio alle nuove generazioni, o meglio, vorrei solo contribuire a fare si che il dibattito su queste questioni sia costante nell’opinione pubblica, ed inoltre appunto vorrei e con il mio piccolo contributo, stimolare questo dibattito e soprattutto cercare di dare importanza prima di tutto al valore dello spazio collettivo e di comune convivenza. Naturalmente la mia Propensione è sicuramente per la Preservazione del Territorio (per il cercare di non continuare a consumarne le risorse presenti, di cercare di risolvere quelli che sono i problemi logicamente legati alla Crisi del Clima e a tutte le conseguenze che la deturpa azione del territorio da parte dell’uomo, ha causato in questi anni).
La volontà della pubblicazione di questo libro ed anche del mio approfondimento nel corso di questi anni sono sicuramente dovuti al fatto che voglio dare il mio contributo in questa direzione; essere mio lavoro di architetto sempre molto attenta a quelle che sono le potenzialità del Sito, del Paesaggio.
Attenzione al Contesto e alle caratteristiche del Paesaggio locale, cercare in qualche modo di ascoltare quelli che sono gli elementi che ci preesistono.
Nel manifesto del Paesaggio scrivo che avere esperienza diretta dei luoghi deve essere parallela con avere esperienze nello spazio virtuale dei social.
L’esperienza fisica dei luoghi ci permette di creare “memoria”, e importante compierla quanto l’esperienza virtuale appunto fatta attraverso i social e i media.
Inoltre, c’è un approccio di tipo etico, non solo alla mia progettazione ma anche nella scrittura: Occuparmi dello spazio Collettivo, quegli spazi che possono creare Relazioni tra gli individui, nei quali si possa far attecchire radici, abitudini ……
Occuparmi di quel Luogo che Le Corbusier e, negli anni ‘50, altri maestri del Movimento Moderno definivano il “Cuore della città”: un Ambiente in cui sia centrale lo Spazio Collettivo.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

No saprei definire Bellezza, so dire semplicemente che Bellezza è in fondo qualche cosa che ognuno di noi percepisce in maniera personale, attraverso il proprio vissuto, quindi è sempre una Relazione personale tra il nostro io la nostra esperienza e l’elemento che ci appare alla vista (quindi è il termine bellezza in senso assoluto che non riesco a definire). Per me Bellezza forse è un’Aspirazione, una Tendenza, una Volontà, anche creativa, nel momento in cui si progetta, e nel momento in cui qualsiasi creativo, un artista cerca di definirla attraverso suo atto creativo; se vogliamo pensare anche alla motivazione per
rendere immortale quello che è mortale, attraverso l’opera.
Come dire, la volontà di superare la nostra finitezza umana, di comuni mortali, e quindi come dire noi, nel momento in cui creiamo, aspiriamo alla Bellezza.
Tendiamo ad un concetto di Bellezza. Ma più che altro è un Desiderio. Comunque sempre di più davanti alla Precarietà che si affaccia nel nostro secolo, Precarietà dovuta naturalmente alle crisi di tipo ecologico, le crisi che ci mettono davanti previsione anche di catastrofe o, comunque, di rovina per il nostro Universo, (che abbiamo in qualche modo sfruttato talmente tanto, da come dire non essere quasi più in grado di controllare) anche l’individuo contemporaneo, così l’artista contemporaneo si sentono ancora più piccoli. (Questa aspirazione all’immortalità naturalmente è solo contenuta in quello che potremmo dire un Concetto oramai modificato, presente solo in Ugo Foscolo nei Sepolcri),
Diciamo che la definizione di Bellezza è da trovarsi nella Relazione tra un singolo individuo e un’opera come possono essere Giardini e Parchi, Cieli Stellati che ci danno la Sensazione di Bellezza o comunque di qualcosa che assomiglia alla Perfezione.
Per me il Giardino è una sorta di metafora: la metafora della vita ( ne ho titolato anche un libro “In un grande giardino”,) è molto importante pensare o cercare di pensare alla vita proprio come al fatto di esistere all’interno di un grande giardino, (una grande quercia che cresce, rigogliosa è la metafora della nostra esistenza).
Mi rendo conto che ci sia una distanza tra lo spirito appunto del nostro tempo e quello che aveva motivato autori di ogni disciplina nell’Ottocento e all’inizio del Novecento in cui si guardava con Stupore e Stupefazione alla Natura, quasi in un atteggiamento mitico e di esaltazione ,però io credo che appunto il tema del Sublime e della mitizzazione dello spazio naturale, possa essere ancora passibile di sviluppo
Architetti del paesaggio come appunto per esempio Wirtz, come per esempio Desvigne, o Peter Walker o maestri del 900 come Jellicoe, Burle Marx oppure il nostro paesaggista Porcinai , hanno saputo riutilizzare in modalità contemporanea quelli che sono gli elementi costitutivi dei Giardini Storici e quindi attraverso i loro linguaggi ne hanno dato un’interpretazione .Quindi il mio tentativo è proprio quello di cercare di attrarre il lettore del libro all’interno di questo mio mondo.

Se per un momento dovesse pensare alle persone che le hanno dato una mano, che l’hanno aiutata significativamente nella sua vita artistica, professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che ha vissuto, che sono state determinanti per le sue scelte professionali e di vita portandola a prendere quelle decisioni che l’hanno condotta dove è oggi, a realizzare i suoi sogni, a chi penserebbe? Chi sono queste persone che si sente di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Io mi ritengo una donna fortunata perché ho avuto con me un ambiente familiare molto accogliente, molto affettuoso e ho tuttora una famiglia che mi ha dato la possibilità chiaramente di poter realizzare i mie progetti ;devo essere onesta, ho sempre avuto la convinzione, fin da quando ero piccola, che avevo scelto la strada giusta, ho seguito un percorso, ho cercato di dare coerenza agli gli atti nel corso della mia vita.
In realtà chiaramente contraddizioni, problemi, come tutti noi li ho avuti anch’io, però mi posso ritenere una donna fortunata, e devo ringraziare per questo in primis la mia famiglia e sicuramente anche professori, amici, colleghi che ho incontrato. Inoltre sono debitrice anche molto di libri, di testi di autori, di architetti, alcuni li ho già anche citati, di maestri che ho avuto modo di studiare e di incontrare appunto attraverso le mie letture e i miei approfondimenti di studio.

I suoi prossimi progetti? Cosa l’aspetta nel suo futuro professionale e artistico che può raccontarci?

Un altro Libro che spero di pubblicare al più presto, che tratta sempre con me nel mio ultimo pubblicato da Rupe Mutevole, (“Nel respiro della Distanza”), in cui appunto attraverso fotografia, poesia, e sequenze di taccuini, fisso un arco temporale di un anno. Questo il Primo progetto. Mentre, il secondo progetto è quello di continuare nella pubblicazione di libri che riguardano il Rapporto tra Architettura e Natura sviluppando tutto il periodo storico del 900 fino ad arrivare ai giorni nostri con la trattazione anche di paesaggisti contemporanei.
Oltre che chiaramente continuare la mia professione di architetto che svolgo alla mia attività di approfondimento culturale e di scrittura.

Dove potranno seguirla i nostri lettori?

Spero mi seguano leggendo i miei libri, questo è chiaramente è un’aspirazione, è un desiderio, e poi sicuramente mi possono seguire sui social perché, sono anche abbastanza attiva in quell’ambiente, per diffondere i miei progetti e le mie architetture, le mie idee (per diffondere attraverso questi canali le nostre riflessioni sul paesaggio).
Mi possono seguire partecipando ad eventi, al fine di poter creare un dialogo, un confronto continui su questi temi, che sono prioritari per tutti.

Come vuole concludere questa chiacchierata e cosa vuol dire a chi leggerà questa intervista? 

Vorrei aprire a una riflessione e quindi vorrei terminare con una domanda: ”se è vero che tutto si modifica  e cambia  velocemente, che molto si esperisce fugacemente, in un attimo … o si “consuma” in rapporti estemporanei e che tutto ciò a volte non lasci che poche tracce nella nostra vita quotidiana, si può ancora pensare che lo Spazio Collettivo, di un Giardino, di un Parco o di una Piazza, possa ancora essere quel luogo in cui una Comunità, seppur disomogenea si possa riconoscere?

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