Rinunciare al dialogo impoverisce le nostre relazioni | di Mari Onorato

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Non abbiamo voglia di capire ed esplorare i mondi sconosciuti che si nascondono dietro una persona, non vogliamo scoprire quello che fa e quello che pensa, non ci sforziamo di trovare un terreno comune, un nutrimento dell’anima.

Rinunciare al dialogo impoverisce le nostre relazioni, e anche noi stessi… la nostra identità, infatti, cresce e si forma soprattutto attraverso il confronto e anche i nostri rapporti hanno bisogno di quel nutrimento che deriva dall’aver scambiato idee, emozioni, punti di vista… Bisogna capire che il dialogo non si esaurisce con un semplice scambio di informazioni, ma si realizza pienamente con l’approfondimento e con l’analisi, cioè con la capacità di andare verso l’altro, verso le sue esperienze e le sue opinioni. Potrebbe essere un perfetto sconosciuto o l’amica che conosciamo da una vita, ma chi abbiamo davanti è sempre fonte di scoperta e conoscenza, basta predisporsi all’accoglienza e all’ascolto. E allora,  cerchiamo di interessarci all’altro come se possedesse qualcosa di unico e prezioso da trasmetterci. Con questa predisposizione non sarà difficile trovare gli argomenti di cui parlare. A volte le occasioni di incontro nascono dal niente, altre volte ci vuole un po’ di impegno e di programmazione.

Individuiamo allora spazi dedicati e idonei al confronto anche per stabilire un momento per stare con un genitore o andare a trovare un’amica perché è un modo per creare una parentesi nella nostra vita frenetica e per approfondire un rapporto.

La tecnologia nonostante i vantaggi penalizza i nostri dialoghi de visu. L’iperconnessione, ormai è confermato, ci induce all’isolamento: si preferisce esprimere opinioni sui social, dove non è necessario argomentare o replicare, piuttosto che generare una discussione faccia a faccia con un interlocutore reale.

E poi se pensiamo a quante volte le nostre conversazioni vengono interrotte dal suono delle notifiche o dal nostro bisogno compulsivo di controllare la mail…

Dovremmo cercare più momenti di disconnessione soprattutto quando siamo a tavola, quando ci incontriamo a una festa. Insomma, ogni volta che abbiamo la possibilità di instaurare un vero scambio, proviamo a spegnere il cellulare!!!

Anche prendersi cura dei propri pensieri oggi è alquanto difficile. Non ci diamo più il tempo necessario per farlo. È in questa superficialità che ha origine l’arroganza con cui affrontiamo chi compie scelte diverse dalle nostre. Giudicare, senza prima aver tentato di comprendere, uccide il dialogo. Entrare in contatto con idee diverse dalle nostre, invece, è sempre costruttivo, secondo me. Partiamo allora dal presupposto che ognuno di noi ha il proprio punto di vista, e poi non chiudiamoci, ma proviamo a fare domande efficaci per capire la tesi del nostro interlocutore. Quando un dialogo sembra esaurito, lo si può sempre rigenerare con una domanda o una constatazione che sappia aprire nuovi scenari: formule giuste per dimostrare interesse e per stimolare l’altro a fare altrettanto con noi.

Se Parlassimo di noi in maniera autentica e sincera, raccontandoci qualcosa che ci riguarda, un’esperienza fatta, un progetto da realizzare, ovviamente senza sfociare nell’egocentrismo, metteremmo il nostro interlocutore a proprio agio, facendolo sentire sicuro, pronto a mettersi in gioco e ad aprirsi. Entrare in contatto con un’altra persona fa bene e scalda il cuore, ci rende migliori e ci fa ritrovare la passione. Tornare a conversare o iniziare a farlo sarà come assumere un integratore di felicità di cui non potremo più fare a meno. I cambiamenti che hanno investito la comunicazione interpersonale ci stanno rendendo meno empatici, efficaci e felici. Il dialogo frammentato e discontinuo depotenzia le nostre capacità cognitive, rendendoci poco attenti e capaci di strutturare i pensieri sulla base dei ricordi e della capacità di immedesimarsi negli altri. Molte persone sono convinte che la solitudine sia più piacevole di una conversazione, me compresa… Invece, quando parliamo si riattivano circuiti neuronali importanti, si rafforza l’opinione di sé e dell’altro e si rimettono in circolo ‘emozioni’… Insomma, si genera benessere.

Mari Onorato