Anche questo Capodanno lui festeggia con lei… io sono l’altra! | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, con il dovuto rispetto dei limiti correlati alla pandemia, ci accingiamo a festeggiare l’ultima notte dell’anno. L’opulenza regna sovrana nelle vetrine di boutique e gioiellerie, parrucchieri ed istituti di bellezza sono pressoché al collasso. Ostentare benessere – o quantomeno un pizzico di allegria – sono da considerarsi atti dovuti, pena l’essere considerati “guastafeste”.

Lapalissiano che non siamo tutti felici e contenti ed  i motivi sono molti, alcuni  ineluttabilmente gravi, altri… frutto di scelte di vita, ma non per questo scevri da angoscia.

L’argomento che ho scelto di esporre oggi, riguarda il disagio subito dalla donna “fidanzata” con un uomo impegnato durante le festività – soprattutto il Capodanno! – ed è tratto da una storia vera, nella quale solo i nomi delle persone sono, ovviamente, di fantasia. Tale ricostruzione di “vita (mal)vissuta” ha l’obiettivo di far riflettere relativamente al blocco che imponiamo all’evoluzione della nostra vita, quando decidiamo – seppure inconsapevolmente, ma “decidiamo” – di far dipendere la nostra felicità da altre persone.

Anna è una bella ragazza di 22 anni, fidanzata. Giorgio è il suo capo, un quarantenne manager di successo, sposato e con due figli.

Dalla collaborazione, ben presto passano alla confidenza e la passione divampa. Anna e Giorgio vivono un momento magico! Nell’euforia dell’innamoramento, tutto gioca a loro favore e trascorrono i primi mesi tra viaggi di lavoro piacevolmente prolungati ed il  protrarsi del lavoro sino a dopo cena, finché un giorno, consapevoli che la loro avventura si è trasformata in amore, decidono di porsi l’obiettivo di vivere insieme.

Anna lascia il fidanzato e Giorgio promette di parlare alla moglie. Dunque, già questo è un segnale da valutare con attenzione: lei agisce e lui si limita a promettere di agire…  Nei giorni seguenti, la domanda, amorevolmente ansiosa, di Anna è “allora? Le hai parlato?” e le risposte di Giorgio, pietosamente  elusive,si susseguono con giustificazioni del genere “stavo per farlo ieri sera, quando il bambino si è svegliato con la febbre alta”, “ieri sera avevamo amici a cena, come potevo…”, “amore, stai tranquilla, lo sai che sono tuo, dammi solo il tempo di trovare il momento giusto…”. L’elenco delle scuse è lungo…  Lungo dieci anni! Dieci anni di stillicidio, vissuti fra menzogne, ripicche, lacrime, tradimenti, abbandoni, ritorni… suffragati  da momenti di rara passione, cui a suggello, seguivano promesse mai mantenute…

Dieci anni vissuti contemporaneamente da Giorgio con la moglie Laura, nell’opportunismo e nell’ipocrisia, tuttavia consolidati da progetti domestici ed allietati da viaggi, vacanze e feste comandate trascorse insieme, mentre per Anna passati all’insegna della solitudine e  del dolore procurato dal surrogato della vita sognata, sovrastante l’ormai mediocre piacere.

Seppure non più innamorata di Giorgio, bensì solo attaccata all’abitudine di lui, Anna,  è soprattutto motivata da un unico obiettivo: “non darla vinta a Laura, la moglie, ossia la rivale”. Questa dinamica pone in risalto quanto talvolta rabbia, gelosia e possesso inducono  alla confusione dei ruoli…

Poiché conosco personalmente Anna, un giorno le dissi: “mi spieghi che senso ha restare accanto ad un uomo che non ami e neppure stimi più?” e lei mi rispose “ogni volta che lo lascio o capisce che ho un altro, lui, implorandomi  di restargli accanto, mi riempie di attenzioni, mi dedica ogni momento libero e per questo litiga con lei. Lei finge di non sapere che lui sta con me, ma prima o poi, di fronte all’evidenza, dovrà scendere dal piedistallo e ammettere che lui ama me e sta con lei solo per interessi economici e per i figli. Quando si dice “voler convincere se stessi, a dispetto della palese evidenza del contrario!”. Anna prosegue la sua arringa, asserendo che “a quel punto, Giorgio, sarà libero di separarsi o di restare in casa, ma senza più alcun vincolo matrimoniale e ovviamente senza più dover fornire giustificazioni per le sue assenze”.

“Lei”, Laura, sa tutto, ma spera che sia Anna a stancarsi della situazione estenuante e, nel frattempo, approfitta dell’elevato tenore di vita che lui le consente, colpevolizzandolo con la perfetta interpretazione  del ruolo della martire che si sacrifica in nome del sacro vincolo del matrimonio e per il bene dei figli.  Oramai, a quel punto, per entrambe le donne il vero amore non era più Giorgio, bensì lo era divenuto  il loro obiettivo: “vincere” l’una sull’altra. Lottare fra loro per un premio da entrambe svalutato! Tralascio la descrizione dei comportamenti riferitimi,  il cui squallore è inevitabilmente insito, per raccontarvi il finale: Giorgio lascia la moglie e Anna, svuotata ed esausta, lascia Giorgio!  Dieci anni sprecati nell’incapacità di decidere, nell’attesa della rivalsa, bloccati da ricatti morali (e non solo) oltreché dal desiderio di vendetta.

La vicenda che vi ho raccontato evidenzia più aspetti fondamentali di dinamiche sempre più diffuse, ma soprattutto enfatizza i cosiddetti fattori bloccanti, quali possesso, rabbia, risentimento, vendetta, odio come ostacoli autoimposti alla felicità. L’attrazione della felicità è correlata ad un imprescindibile principio: staccarsi dal passato ed accogliere il presente per progredire verso il futuro.     

A tutti voi, tanti cari auguri per un nuovo scintillante anno!

Daniela Cavallini