Martin Bradley: pittura, arte vetraria, legge di attrazione e Carl Gustav Jung | di Daniela Cavallini

0
706
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

Amiche ed Amici carissimi, alcuni anni fa, ho avuto il piacere di conoscere un grande estimatore del vetro di Murano – sia vintage che contemporaneo – titolare di una galleria d’arte vetraria in Venezia. Dalla conoscenza all’amicizia il passo fu veramente breve, tanto che Sergio  frequentava la nostra casa. Le nostre amabili chiacchierate spesso vertevano sugli affascinanti percorsi di vita – oltreché professionali –   di alcuni celebri artisti e mastro vetrai, accomunati dalla passione per l’arte vetraria. Un giorno, Sergio, che oramai conosceva assai bene i gusti miei e di mio marito, mi telefonò per invitarmi ad una mostra: “Daniela, questa volta ti faccio impazzire”. Aveva davvero ragione! Giunta al suo stand, rimasi senza fiato. Vidi animali stilizzati in vetro colorato, di perfetta fattura, riecheggianti insospettabili simbologie orientali. Ancora non sapevo che si trattava della “Piccola Scacchiera”, disegnata da Martin Bradley e realizzata da Pino Signoretto. Conobbi così Martin Bradley, che considero un giocoso  interprete dell’Universo e dell’Essere Umano in chiave artistica.   Pittore inglese, nato in Inghilterra nel 1931 in una famiglia alto borghese, frequentò scuole esclusive. Fu così che quando – ancora in tenera età – perse la mamma, il suo tutore lo aveva destinato ad un ruolo prestigioso nella marina o in diplomazia. Tuttavia egli si percepiva soffocato da una condizione di vita che – seppure agiata –  non gli era propria e… “il caso”, lo stava guidando altrove…

pezzi di Martin Bradley

Una storia eclatante, emblema della legge d’attrazione, di cui vi riporto solo alcune righe scritte dal suo amico di gioventù Colin Wilson, scrittore (fonte: “The glass chess-set Murano, Venice !996):

“E’ infatti all’età di nove anni che mettendo piede nella libreria della scuola e sfogliando l’Enciclopedia Britannica si imbatté in un saggio sulla lingua cinese. Subito ebbe la strana sensazione che tutto quello che leggeva gli era familiare e in poche settimane imparò tutto ciò che c’era in quei volumi. Durante l’apprendimento, aveva la sorprendente certezza che non stesse imparando, ma semplicemente ricordando qualcosa del suo passato. Sin da quando ho scritto di casi di reincarnazione, sono incline a pensare che Martin potrebbe avere avuto memoria di qualcosa della sua precedente esistenza, sebbene io sia ugualmente propenso a credere che in quei momenti si trovasse in sintonia con i simboli dell’inconscio collettivo di Jung. Qualche anno più tardi, a Londra, avrebbe sperimentato lo stesso senso di ‘Appartenenza’.

Tutto questo significa che nel corso della prima adolescenza, quando la sua formazione era mirata a farne un membro della classe dirigente britannica e viveva in una spaziosa residenza Vittoriana, nella zona west di Londra, Martin provava un senso di totale alienazione e un violento desiderio di fuga. Questa è la ragione per cui a 14 anni lasciò al suo tutore un biglietto in cui semplicemente lo informava che se ne andava via; pochi giorni dopo, sbucciando patate da mattina a sera navigava in direzione di Galverstone, Texas. Da questa località si diresse in Messico, fu arrestato come immigrato clandestino e in seguito s’imbarcò su un altro mercantile in rotta per Amburgo. Nei due o tre anni seguenti continuò a navigare e nel corso di lunghe traversate cominciò a disegnare e dipingere provando un grande senso di liberazione”.

Ci sarebbe molto da aggiungere sulla vita di Martin Bradley,  tuttavia, per ora mi pare prioritario riportarvi il significato che egli stesso ha attribuito ai tredici animali partoriti dalla sua fantasia (Topofante, Narciso, Anitra, Giraffa, Satiro, Hiyoko, Pellicano, Cavallo, Sirena, Fauno, Coniglio, Topofantino, Guerriero), alcuni dei quali – non a caso – posati su ruote, che compongono la sua opera – La piccola scacchiera – traendolo dal suo stesso scritto, reperibile nel libro succitato.

Scrive Martin Bradley:

“Cominciamo con l’Anitra che, forse, tra le varie figure meglio esprime i caratteri ancestrali e profondi dell’essere. L’anitra è l’uccello blu spirituale, emblema dell’intelletto, quella parte di noi che sogna. Ha quattro occhi che le consentono di esplorare le zone oscure dei quattro angoli dell’Universo e scorazza allegramente sulle ruote senza sosta.

Della stessa pasta è fatta la Topofantessa, benché ne sia completamente all’oscuro. Ciò che per lei veramente conta e le dà gioia ed orgoglio è la cura e l’educazione del suo piccolo e il mantenimento della buona reputazione che ha, tra le altre figure in vetro della scacchiera; oltre naturalmente all’inesausta attività di manutenzione del salotto di casa, cui ogni giorno si applica con rinnovata lena e di cui è tanto gelosa che perfino al suo adorato figlioletto non è consentito giocarci, se non in speciali occasioni.

Il Topofantino, è talmente intelligente che siamo perfino stufi di sentirlo ripetere. Maneggia il computer con grande abilità e la sua padronanza della lingua italiana cresce di giorno in giorno; tanto, per dirne una, da conoscere perfettamente tutti i nomi e le marche dei formaggi dal Mediterraneo al Mar Baltico.

L’ideale della signora Topofante è l’Hiyoku, l’uccello a due teste della vecchia Cina e dell’antico Giappone, simbolo della perfetta armonia e complicità della coppia.

I Fauni e i Satiri, sono le divinità silvane che sappiamo ed entrambi, il giovane e il vecchio, sono gli eterni propiziatori dell’Amore. Allo stesso tempo raffigurano la determinazione e la continuità creativa in un Universo che è in perenne mutazione.

Il Pellicano, probabilmente è la figura più misteriosa. Nel saggio di Jung “Psicologia e Alchimia” questo uccello è raffigurato come creatura dall’infinita pietà, nell’atto di allattare il suo piccolo col proprio sangue.

Quale partita a scacchi potrebbe giocarsi senza il Cavaliere? L’ondina è la figurazione di un’allettante quanto seducente Sirena… e non aggiungerei una parola in più per il Coniglio e il Narciso.

Come in ogni favola che si rispetti non manca mai un Re. Ho introdotto la figura del Guerriero per richiamare alla memoria le crudeli abitudini di quei barbari fanfaroni, roba da secoli bui. Ma così come per la scena delle decapitazioni, in Alice nel paese delle meraviglie, non tutto è verosimile, allo stesso modo è tutto solo un gioco, semplicemente una raccolta di tanti pezzi di scacchi.”

Un abbraccio!

Daniela Cavallini