Mi sono innamorata di te o dell’idea di te? | di Daniela Cavallini

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Siamo innamorati del partner o della nostra idea dell’amore, che proiettiamo su di lui?

Amiche Amici carissimi, soventemente attraiamo persone con le quali, a prescindere dai nostri desideri, obiettivi e gusti, abbiamo inconsciamente bisogno di relazionarci per manifestare un’esperienza atta alla nostra evoluzione. Questo spiega il motivo per cui il destino, travestito dacasualità”, ci procura incontri,  fisici o virtuali, che talvolta ci “cambiano la vita”o, quantomeno, ce la movimentano. Fra tutti i messaggi che ricevo quotidianamente,  in cima alla classifica, riscontro sempre quelli dedicati a “Lui”… l’amore e le relazioni “pericolose” ad esso correlate. Ecco perché, con questo articolo, desidero rendervi partecipi di una riflessione spesso ignorata: “siamo innamorati del partner o della nostra idea dell’amore, che proiettiamo su di lui?”.

Pur concedendo ampio spazio all’accezione “amore”, ossia estendendo il sublime significato a più sensazioni sentimentali, quali  infatuazione, invaghimento, desiderio, innamoramento, passione, noto che,  troppo spesso, l’illusorio denominatore comune è la proiezione della propria, personale, idea del  partner ideale su uno “schermo”, altrimenti noto come essere umano. A questo, si aggiunge il riversamento sul partner dell’aspettativa dell’appagamento dei propri desideri, se non addirittura la pretesa di vedere soddisfatti i propri  bisogni. E, da qui, qualora non vi sia l’agognata corresponsione, ecco il susseguirsi di mail e messaggi succitati, prettamente esperienziali, intrisi di rabbia, delusione e dolore.

Una domanda classica della mia corrispondenza è “ci conosciamo da due settimane, ed è stato subito amore. Io sono sicura di amarlo e che anche lui mi ama. Perché, quando gli ho manifestato i miei sentimenti, lui mi ha detto di non volere una storia seria? L’ho cercato ancora, ho tentato di farlo ragionare, ma lui è sparito. Perché?”. Ecco, questo è il classico esempio del bisogno sconfinato di innamorarsi, trasmutato in un film mentale, al punto di (voler) vedere il grande amore (che propendo nel non definire esattamente tale) addirittura corrisposto.

Non vorrei apparire dissacrante, ma concedetemi l’esortazione ad una riflessione: essere innamorati dell’amore, desiderare l’amore identificandolo in una persona, non significa amare una persona! Significa semplicemente proiettare su di lei il nostro sogno. E, già questo, ci pone ad alto rischio delusione, ma, devo ahimè aggiungere, che il più delle volte, la conclusione è “cara Daniela, so che mi dirai che non ne vale la pena di stare male per uno str…o del genere, ma dimmi, secondo te, cosa posso fare per riconquistarlo”. A prescindere che non sono una “consulente sentimentale”, non mi permetterei mai di sentenziare a chicchessia la mia valutazione relativa alla percezione dell’altrui sofferenza: ognuno è libero di decidere, seppure istintivamente, se, per cosa e quanto intensamente soffrire (anche questo è rispetto!). Tuttavia, poiché interpellata, non posso esimermi dall’ esprimere il mio personale disaccordo sul concetto: un uomo (vale anche per la donna, ma mi relaziono soprattutto con donne e mi è più facile annoverare esempi con riferimenti a partner maschili)  non è un farabutto perché non corrisponde i nostri sentimenti con pari intensità! Capita che un codardo sparisca, così, senza neppure prendersi il disturbo di  congedarsi educatamente, ma, cosa c’è da riconquistare? È da cancellare dalla propria mente!! E’ riscontrabile e umanamente condivisibile, che, talvolta, “lui”, str…o lo divenga, qualora, dopo aver espresso un garbato rifiuto alla relazione, “lei” non accetti la decisione e lo insegua. Egli,  percependosi  “braccato” da attenzioni non richieste e non desiderate, pertanto sfugge.   Soltanto se il rifiuto non è manifestato con rispetto, sensibilità e gentilezza, allora, sì, concordo con la (non proprio raffinata) definizione di cui sopra. Ma, anche in questo caso… cosa c’è da “riconquistare”?

Tristi, umilianti e prive di senso, si contendono il primato due, fra le affermazioni classiche, più gettonate: “se ci mettiamo d’impegno, entrambi, con buona volontà, possiamo farcela a stare ancora bene insieme”“salvare il salvabile”.  Ma ci pensate?! Che entusiasmo… Forse non è ancora chiaro che l’amore è gioia, vive nella spontaneità e non è un ripiego…

Costi quel che costi, dobbiamo prendere atto che Il partner, uomo o donna che sia, non è creta, plasmabile a nostro piacimento, bensì  è una persona e, come tale, ha il diritto di esprimere la propria personalità, oltreché i propri sentimenti, assecondando la sua individualità. Merita rispetto, esattamente come lo meritiamo noi. Rispetto dell’individualità non significa accettazione di un rapporto sentimentale frustrante: deteniamo sempre il libero arbitrio di porre fine alla relazione. Il dialogo è di grande aiuto, tuttavia, può indurre alla modificazione di alcuni comportamenti, ma non può cambiare le caratteristiche di una persona, né può trattenerla al nostro fianco contro la sua volontà. E, quanto alle molteplici tecniche manipolatorie, che spesso girano in rete… mi limito ad esprime la mia più assoluta contrarietà.

Ancor più toccati dalle rattristanti percezioni citate, sono i rapporti che nascono in rete, Quale “luogo” migliore per immaginare, fantasticare, sognare e…”proiettare”?! E, conseguentemente, esporsi maggiormente alla altrui pochezza dello “sparire con un click”?!

Ed infine, che dire di alcune canzoni? Tanto per citarne una, seppur  di una bellezza struggente che, a mio avviso, rappresenta l’emblema della proiezione: “E tu” di Claudio Baglioni:

“…ed io che cosa mai farei se adesso non ci fossi tu ad inventare questo amore”!

Credo che tutti noi  ambiamo ad una storia d’amore felice, tuttavia, non è nel surrogato prodotto dalla nostra fantasia, la proiezione appunto, che possiamo trovare esaudimento.

Per amore di sincerità, ammetto che l’intrigo della proiezione ha in sé un grande fascino… basta esserne consapevoli per viverla senza fare e farsi del male.

È pur vero che se le circostanze ci fanno incontrare “quella” persona  non è un caso. Chissà, magari la Legge di Attrazione sta semplicemente esaudendo il nostro desiderio di emozionarci , offrendoci nel contempo la  possibilità di scelta: far evolvere l’emozione in amore oppure involverla. Potremmo essere noi stessi che, in disaccordo con la nostra mente inconscia, ci siamo attratti l’esperienza del rifiuto.

A noi, acquisire la cognizione  dei nostri sentimenti  per una scelta consapevole, libera ed etica.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini