Comportamenti, percezioni, incomprensioni, giudizi | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, molto spesso nel comunicare, sia con un solo interlocutore che in un gruppo,  un’espressione può essere equivocata generando così fraintendimenti destinati a compromettere l’armonia tra le persone.

D’altronde, le interferenze insite nel processo comunicazionale sono molteplici, tuttavia due – o per maggiore precisione quattro –  sono le principali immistioni tra quello che pensiamo di dire e quello che diciamo, quello che l’interlocutore ascolta e quello che recepisce. A questo si aggiunge la comunicazione non verbale insita nell’espressività del volto, nella gestualità e nel tono della voce oltre all’inevitabile soggettiva percezione di entrambi gli interlocutori.

Nel riferire ed apprendere  informazioni è essenziale essere il più oggettivi possibile, astraendoci dal giudizio personale e, soprattutto, considerando che ogni manifestazione – se palesata educatamente – è degna di considerazione e rispetto.

Si può discordare ed anche discutere animatamente in merito ad un’opinione o ad un comportamento, ma mai, per nessuna ragione, è accettabile la mancanza di rispetto nei confronti di una persona.

Dichiarare “Il tuo comportamento è inaccettabile ed arrogante” è molto diverso dall’asserire che “tu sei inaccettabile ed arrogante”. Deplorare il comportamento è ben differente dal biasimare la persona.

A fronte di un evento, qualunque esso sia, ciascuno di noi reagisce, come si suol dire “a modo suo”, cioè come succitato, secondo le proprie percezioni.

Sono molte le occasioni in cui i comportamenti,  seppur  apparentemente simili a quelli di altre persone coinvolte nello stesso evento,  scaturiscono da emozioni diverse. Si pensi ad un concerto o ad una manifestazione politica, alla visita guidata in un  museo, un attentato terroristico, sino a situazioni non “collettive”, ma accomunanti per analogia con quelle vissute da molti di noi come,  ad esempio, la reazione a fronte dell’apprendimento di una malattia grave, la perdita di una persona cara, l’innamoramento, la nascita di un figlio.

La percettività individuale differenzia nelle persone  il livello di gioia, di amore o di dolore, a fronte di un accadimento identico. Questo aspetto deriva dalle credenze e valori che fin dalla nascita, ci vengono somministrati dalle figure genitoriali o di riferimento e che, unitamente alle nostre personali esperienze, costituiscono il  proprio copione di vita.

Quanto per noi costituisce una grave mancanza, può essere considerato un comportamento irrilevante per altri. Ovviamente rientra nel nostro libero arbitrio accettare o rifiutare la frequentazione di coloro che detengono principi antitetici ai nostri.

È dunque in funzione del rispetto per le percezioni altrui che dovremmo evitare di giudicare gli altri.  Azioni deleterie, agite ai danni altrui e/o contra legem escluse e, comunque, giudicate nelle sedi opportune.

Un abbraccio

Daniela Cavallini