Le origini pagane dell’Epifania e le sue prime manifestazioni in Sicilia | di Giusy Pellegrino

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Il tema dell’Epifania nelle manifestazioni artistiche era molto utilizzato già prima dell’avvento del Cristianesimo. Tale festa, come la maggior parte delle feste cristiane, trae la sua origine dal paganesimo e in particolare dai culti greci: il termine Epifania deriva dal greco epifaneia che significa “manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina” infatti gli epifani, nella cultura greca, erano quelle divinità che apparivano e intervenivano nella vita degli uomini come nel caso di Zeus, Atena o Ermete.

Sarcofago_di_Adelfia

Col Cristianesimo questo culto assume significato e connotazione differente: si tratta di una celebrazione della manifestazione pubblica del Figlio di Dio incarnato al mondo, non a partire da una rivelazione esterna all’umanità o sotto gli aspetti dell’umanità come nella mitologia greca, ma nella nascita di un bambino nel popolo ebreo divenendo il punto di incontro col mondo pagano simboleggiato dai Magi.

Fino al IV secolo fu l’unica e grande festa della cristianità ed assunse caratteristiche differenti nelle varie confessioni subito dopo l’introduzione del Natale.

Ma chi furono questi Magi? Secondo alcune fonti, essi erano astrologhi e indovini, seguaci della scuola neo-pitagorica di Bolos di Mendes, dediti ad attività magiche delle pietre e delle piante e per questo confusi spesso con i Caldei di Babilonia e con i maghi egiziani, considerati stregoni e fattucchieri.

Le fonti tardo medievali li indicano come seguaci di Zarathustra ponendoli così in opposizione ai Caldei e ai sacerdoti cristiani.

Anche per le origini le fonti sono contrastanti: per Giustino provenivano dall’Arabia Felix mentre per Clemente Alessandrino e altri autori paleocristiani dalla Persia (per tale motivo si è preferito utilizzare nei testi canonici il termine Oriente) e l’idea che preparò questi Magi a ricercare e conoscere il Salvatore fu quella di un “soccorritore”, saushjant, la cui venuta fu annunziata già nell’Avesta e nel Ghatas.

Le fonti paleocristiane furono alla base delle prime rappresentazioni iconografiche del tema epifanico e l’origine del numero tre non menzionato dai testi che compongono il Nuovo Testamento: il primo a parlarne fu Origene che trasse la sua ipotesi dal numero di doni offerti al Bambino mentre da Ireneo di Lione veniamo a conoscenza del significato di questi doni. La mirra, un unguento utilizzato per la sepoltura dei defunti, è la prefigurazione della passione e morte di Cristo, l’oro richiama alla regalità di un Regno che non avrà mai fine e l’incenso che invece ne richiama la divinità.

Una delle prime raffigurazioni epifaniche realizzate in Sicilia è quella della lunetta di un cubicolo della Catacomba di Villagrazia di Carini dove è stata ritrovata una catacomba facente parte di uno dei più estesi cimiteri paleocristiani dell’area.

L’adorazione dei Magi, collocata in una lunetta in basso, riprende totalmente le descrizioni fatte dai primi autori paleocristiani ed era utilizzata per le tombe dei bambini.

Ritroviamo il tema anche nel sarcofago di Adelfia conservato al Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa e coevo alla raffigurazione parietale di Carini: l’opera è decorata con un fregio continuo a doppio registro e nella seconda scena collocata nella parte inferiore vi è l’adorazione dei Magi vestiti sempre con tunica e clamide.

Nell’arco dei secoli il tema epifanico fu al centro di tutte le manifestazione artistiche, dalla miniatura alla pittura all’ebanisteria (coro ligneo della Cattedrale di Palermo o il Casciazzo del Duomo di Siracusa) con sfumature rappresentative differenti ma sempre coerenti al messaggio dell’evento.

Giusy Pellegrino

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Laureata triennale in scienze storiche, nel 2017 si specializza col massimo dei voti in studi storici, antropologici e geografici con una tesi di storia medievale locale dal titolo "la spiritualità femminile nel XV secolo: l'esempio di Eustochia Calafato e il Monastero di Montevergini di Messina". Allieva dei docenti più illustri della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo tra cui possiamo annoverare Salvatore Fodale, Pietro Corrao, Patrizia Sardina, Maria Concetta di Natale e Daniela Santoro relatrice ed esempio importante per la sua formazione storica. Nel 2012 inizia il suo percorso in ambito turistico con l'acquisizione della qualifica di organizzatore di itinerari storico, artistici e culturali che la porta a svolgere un periodo di stage presso l'ex ufficio turistico della Provincia di Palermo e, nel 2019, acquisisce la qualifica di tecnico dell'accoglienza turistica. Nel 2018 inizia la sua collaborazione con l'ente di formazione Palermo Corsi dove insegna Storia e tradizioni di Palermo e, nello stesso anno, prende avvio la sua esperienza attiva in campo turistico con l' ASSOCIAZIONE TURISTICO-CULTURALE ITINER'ARS che da anni, attraverso importanti e proficui progetti, fa amare e conoscere le bellezze della nostra città, con particolare riguardo al Complesso del Gesù meglio noto come "Casa Professa", massimo esempio del barocco palermitano, e della Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la "Gancia". Attualmente è impegnata nella stesura di un saggio che verrà pubblicato in un libro scritto in collaborazione con i più importanti teologi gesuiti, progetto realizzato dal rettore di Casa Professa padre Walter Bottaccio Sj. Il suo motto è "la storia non va semplicemente scritta o letta ma vissuta".