Schoah. Non solo Anna

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Bisogna scavare nel male per trovare il bene.

Questa è la frase che sentivo spesso ripetere in famiglia quando accadeva qualcosa di non bello. Con gli anni ho identificato nel Nazismo e in Hitler uno dei mali più tremendi che l’umanità avesse subito. Mi è sempre stato difficile, nonostante tutto, trovare un minimo di bene in tutto quel male.

Nel 1933 Hitler andò al potere, marciò sull’Europa calpestando e sotterrando genti inermi. In quegli anni in Germania vivevano, neri, mulatti, ebrei, dissidenti, disabili, rom, sinti, omosessuali, testimoni di geova, jenisch e pentecostali. Le menti perverse e demoniache di alcuni tra i più stretti collaboratori del Fuhrer diedero vita ad un programma che chiamarono “Aktion T4 e crearono dei centri affidando la gestione agli uomini delle SS. L’Aktion T4 altro non era che un disumano programma di Eutanasia. Tra il 1933 e il 1945 i nazisti e i loro alleati allestirono oltre a 42.000 campi di concentramento usati per svariati scopi, dai lavori forzati, alla sperimentazione, dalla prigionia, alla eliminazione di massa. Il primo campo di concentramento fu costruito a Dachau nel marzo del 1933 e rimase attivo fino alla primavera del 1945. Leggevo, ricercavo e scavavo, non trovavo il bene, ma, sempre male, solo male. 

Molti anni fa, durante un viaggio a Monaco, in casa di amici italiani, conobbi una famiglia di tedeschi. Subito dopo cena, uno di loro iniziò a parlare, Leon, questo era il suo nome. 

<<La mia famiglia è tedesca da generazioni, proveniamo dal Baden-Wurttemberg, una regione che ha dato i natali a molti nazisti. Anche mio padre ed i miei zii sono stati ufficiali del Fuhrer, ma io sono orgoglioso di loro.>> 

Interruppe il suo racconto perché visibilmente emozionato, lo guardo perplessa ma non riesco a dire nulla. Tutti tacciono e Leon riprende a parlare. 

<< Si, sono fiero dei miei parenti, loro amavano la Germania e sono morti per lei. Furono torturati ed assassinati dai loro stessi soldati, perché prima nascosero e poi fecero fuggire in Svizzera degli amici ebrei. Carla mi ha detto che sei alla ricerca del bene nell’infinito male del nazismo e delle dittature. Se vai in fondo, molto in fondo troverai un po di bene. >> 

Quella sera un estraneo, un tedesco, mi aveva aperto un mondo nuovo. Da allora iniziai la ricerca delle migliaia di vittime sconosciute. 

Voglio brevemente scrivere di alcune di loro.

Etty Hillesum, Sophie Scholl  patrone laiche dei giovani d’Europa.

Etty Hillesum, scrittrice olandese, nasce a Middelburg il 15 gennaio 1914. Laurea in giurisprudenza. Lavora suo malgrado presso il consiglio ebraico, questo lavoro l’avrebbe esentato dalla deportazione. Sostiene che può sopportare il peso del periodo che stanno vivendo gli ebrei e rimane al suo posto aiutando quanti possibile. Quando viene deportata con la famiglia ha nello zaino la Bibbia e una grammatica russa, lingua della madre. L’ultima cartolina che spedisce ad una sua amica porta la data del 7 settembre del 1943, morirà ad Auschwitz il 30 novembre del 1943. Nelle sue lettere descrive gli orrori e la miseria della guerra, non perderà mai la speranza di tornare alla vita normale. 

Sophie Scholl nasce a Forchtenberg il 9 maggio del 1921. E’ stata un’antifascista tedesca componente del gruppo di ispirazione cristiana della “Rosa Bianca”, un ristretto numero di giovani attivi ma non violenti che si opponevano al Terzo Reich. Il padre convinto liberale amava la patria, ma contestava l’ideologia nazista. Con il fratello Hans e con l’amico Christoph nel 1942 iniziano un massiccio volantinaggio contro Hitler. Il 18 febbraio viene arrestata dalla Gestapo e dopo quattro giorni di interrogatori e torture, con il fratello e l’amico furono processati. I tre furono condannati a morte mediante ghigliottina. Sophie  morì a Monaco il 22 febbraio del 1943. 

Edith Stein, filosofa e mistica polacca, ebrea, atea e poi cristiana, diviene Santa Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo deportata in un campo di sterminio di Auschwitz dove muore nella camera a gas. Con Santa Caterina da Siena e con Santa Brigida di Svezia, viene proclamata compatrona d’Europa.

 

Storie nel cassetto

Helen Berr, ebrea francese studia alla Sorbona, vittima dell’olocausto, quando capisce che sta per essere arrestata consegna il suo diario alla cuoca di casa. Muore il 1 aprile nel campo di sterminio di Bergen-Belsen. Il 15 febbraio scrive le sue ultime parole, Orrore, Orrore, Orrore. Gli erdi della Berr autorizzano, dopo molti anni, la pubblicazione del diario che viene tradotto in tantissime lingue, documento straordinario di testimonianza dell’orrore nazista.

Helga Deen, ebrea polacca uccisa a Sobibor il 16 luglio 1943. Scrive 21 pagine a matita e molte lettere mai spedite. Il suo diario e le lettere rimangono per 50 anni in un cassetto. Solo nel 2005 la famiglia autorizza la pubblicazione. 

Haika Grosman, Hannah Szenes, Gisi Fleischmann, Irena Sendler e tante altre. Nomi di sconosciute. Parliamone. Ricordiamole. Non cancelliamo il loro martirio. Scaviamo nel male. 

Betty Scaglione Cimò