Il body-shaming colpisce Ornella Muti | di Daniela Cavallini

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Ornella Muti a Sanremo 2022

Amiche ed Amici carissimi, scrivo di getto, pervasa da una sgradevole sensazione scaturita dall’empietà mostrata in rete da alcune donne(tte) – neppure all’altezza di essere definite haters -, nei confronti dell’attrice Ornella Muti, in occasione della sua partecipazione al Festival di Sanremo.

Deplorare il cd body-shaming e permettersi di definire Ornella Muti “un barattolo della Coca Cola”, con tanto di meschine puntualizzazioni su ogni parte del suo corpo, tra cui cosce tozze e gambe brutte è vergognoso ed ipocrita. Ma qual è il limite dell’ignoranza, della bassezza e dell’ipocrisia raggiungibile da tali persone?

Tanto accanimento è derivato dall’abito che l’attrice, “rea di essere nata nel 1955, si è concessa d’indossare per l’occasione: aderente, scollato e – “pietra dello scandalo”!! – con uno spacco lascivo.

Si è urlato all’inadeguatezza del look, senza considerare che – condivisibile o meno il criterio di valutazione – è solo un punto di vista certamente distonico con le più prestigiose e patinate testate femminili, che tanto decantano quanto ogni età manifesti la sua intrinseca bellezza, incoraggiando le donne all’amore per il proprio corpo, accettando, anzi mostrando con fierezza, scevre da obsoleti pregiudizi, i segni del tempo.

Personalmente, nei panni di Ornella Muti, avrei indossato quel bell’abito, apportando qualche modifica atta a conferire una nota di maggiore discrezione, ma, ribadisco, questo è solo un punto di vista, il mio, non un’unanime ed incontrovertibile Legge (“di stile”) e non significa che la scelta dell’attrice sia da ritenersi riprovevole. E, soprattutto, non giustifica tanta animosità nei confronti di una persona.

Un abbraccio

Daniela Cavallini