Enza Nardi, scrittrice e poetessa | INTERVISTA

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«Quando leggo un libro io mi spoglio dei miei indumenti e della mia identità e indosso quelli del protagonista del libro. Cerco di pensare allo stesso modo e di vivere le stesse sensazioni ed emozioni. Tracciare gli stessi passi mi permette di comprendere ciò che l’autore vuole trasmettere.» Enza Nardi

Enza Nardi

Ciao Enza, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice?

Ho una forte passione per la scrittura. Ho scritto oltre che romanzi anche molte poesie. Alcune le ho pubblicate partecipando a concorsi che mi hanno vista protagonista con altri scrittori in collane di poesie pubblicate. Sono stata premiata per aver scritto il breve racconto “Destini”. Il mio romanzo “Storia di una donna DAVVERO DAVVERO” è stato attenzionato dallo sceneggiatore Ezio Forsano che ne ha voluto realizzare il docufilm “IL MURO DEL SILENZIO”. Il progetto da lui proposto e subito da me sposato si propone di fare del docufilm e del mio romanzo strumenti da proporre alle scuole per aiutare gli studenti e non solo a riflettere sul tema della violenza sulle donne.

Chi è invece Enza Donna al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura e la lettura? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

Sono una docente di Scuola Primaria a cui dedico molto del mio tempo. Mamma di due figli e moglie. Una lunga unione che ha visto una giovane ragazza diventare donna. Il passare degli anni non mi ha fatto sbiadire la voglia di sognare e di imbattermi in esperienze che mai avrei pensato di vivere. Per esempio proprio quella di diventare una scrittrice. Le mie giornate sono sempre ricche di attività tra lavoro e famiglia. Mi occupo del sociale facendo parte dell’associazione “Medea ODV” contro la violenza di genere e del bullismo e cyberbullismo. Faccio parte del gruppo culturale “Irdidestrinazionearte” che si propone di diffondere arte e cultura in tutta Italia e non solo.

Pur avendo molte cose da fare non trascuro i miei passatempi: lettura, ballo, bici, lunghe passeggiate.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice?

Da docente ho trovato terreno fertile per esprimere la mia vocazione per la scrittura. Ho scritto sceneggiature per musical e rappresentazioni teatrali messi in scena dai miei studenti. Alcuni miei lavori hanno partecipato a concorsi nazionali ricevendo riconoscimenti e premi importanti. I consensi sono diventati linfa vitale e stimolo per far crescere in modo esponenziale il mio processo creativo. Crescita che mi ha portato, poi, verso una scrittura più profonda. Indossare i panni della scrittrice mi ha permesso di esprimere i miei sentimenti e stati d’animo con il desiderio di trasmetterli al lettore; di viaggiare insieme ai personaggi ed entrare nelle loro vite subendone sì i dolori, ma godendo anche delle loro gioie.

Come nasce la tua passione per scrittura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce già in età adolescenziale, o forse ancora prima. Con il tempo si è trasformata in qualcosa di intimo e personale. Attraverso la scrittura delle poesie metto a nudo sentimenti ed emozioni, anche se mi sento più proiettata verso la stesura di romanzi.

I miei maestri sono i grandi della letteratura italiana: Leopardi il cui pensiero è rivolto all’infelicità dell’uomo, Pirandello che conserva lo stupore e la meraviglia del fanciullo e Verga secondo cui la vita è mossa da un cieco meccanismo ed è vista come una dura lotta per la sopravvivenza in cui i più forti sopraffanno i più deboli. Non basterebbe un’intervista per descrivere come la loro grandezza mi abbia spinta verso questa straordinaria esperienza. Di certo da ognuno di loro ho tratto ideologie fatte mie.

Ci parli del tuo libro, “Storia di una donna. Davvero Davvero”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Il mio romanzo “Storia di una donna DAVVERO DAVVERO” è una biografia. Un giorno aprendo Messenger mi accorsi di aver ricevuto un messaggio da una donna. Mi chiedeva se fossi disposta ad ascoltarla perché voleva parlarmi di una cosa importante. Accettai subito il confronto, inizialmente epistolare, poi presto telefonico. Seguirono incontri fisici che permisero alla donna di fidarsi di me. Si aprì con estrema facilità e mi raccontò della dolorosa storia della sua vita. Una donna che ha conosciuto l’amore in tutte le sue forme, nel bene e nel male. Dopo averla ascoltata con attenzione le proposi di imprimere su carta il suo racconto affinché altre donne, ma anche uomini potessero venirne a conoscenza. Riconoscendo che la sua esperienza potrebbe aiutare molte donne, mi assecondò e mi confessò che anche a lei era balenata la stessa idea.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Ho subito rivolto il pensiero alle donne che hanno subito maltrattamenti e violenze, perdendo anche la vita, alle donne che potrebbero subirne in futuro e alle donne che attraverso il mio romanzo possono evitarli. Ho rivolto il pensiero anche a tutti quegli uomini che a causa del male arrecato diventano carnefici di sé stessi, ma anche a tutti gli uomini che con dignità possono camminare a testa alta perché mai oserebbero fare del male ad una donna.

Una domanda difficile, Enza: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Storia di una donna. Davvero Davvero”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Consiglio la lettura del mio romanzo perché ciò che ho scritto è frutto di un racconto fedele fatto da una donna che ha parlato con il cuore e scritto da un’altra donna, nonché me, altrettanto con il cuore. Ogni episodio scritto corrisponde alla verità, così come i luoghi descritti. I dialoghi sono riportati esattamente come sono avvenuti. Nulla è stato esasperato per romanzare l’accaduto, pertanto la lettura risulta fluida e coinvolgente. Sensazioni che ha provato chi lo ha già letto e da cui ho ricevuto conferma con il loro feedback.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Ringrazio la donna, alias Perla, che ha scelto me per aprire il suo cuore raccontandomi la sua dolorosa storia. Mi ha dato l’opportunità di scrivere un romanzo trattando un tema tanto delicato quanto drammatico. Mi sono immedesimata in ogni situazione da lei vissuta provandone le paure e i dolori.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Secondo me il concetto di bellezza è qualcosa che va oltre il concreto. Ciò che è bello per uno non lo è per l’altro e viceversa. La bellezza sta nell’animo e negli occhi di chi guarda. Un concetto che non deve essere circoscritto necessariamente a tutto ciò che è armonico e che appaga la vista. La bellezza deve essere intesa come qualcosa che soddisfi ogni senso. Ritengo, che debba oltrepassare l’esteriorità e coinvolgere la nostra anima. Non deve essere limitata alla sfera fisica, ma applicata  anche all’arte in tutte le sue forme espressive: musica, ballo, poesia, teatro, pittura, scultura e architettura.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Ognuno di noi deve sempre crearsi un obiettivo da raggiungere. La cosa importante è che si cerchi sempre di perseguire qualcosa che si possa almeno sperare di raggiungerla e mai programmare ciò che in partenza si sa come impossibile realizzazione. Servirebbe solo a scoraggiare il nostro entusiasmo iniziale e a non darsi la spinta giusta rischiando di cadere in quell’oblio scontato. Ritengo anche che tutto ciò che vede un inizio deve trovare fine perché nulla deve restare incompleto, si finirebbe col vivere di rimpianti per non essere riusciti a concludere ciò che ci si era prefissato.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Quando leggo un libro io mi spoglio dei miei indumenti e della mia identità e indosso quelli del protagonista del libro. Cerco di pensare allo stesso modo e di vivere le stesse sensazioni ed emozioni. Tracciare gli stessi passi mi permette di comprendere ciò che l’autore vuole trasmettere. Sicuramente ogni lettore riceve dall’autore dei pensieri che da prima non erano propri, ma che poi possono diventare parte integrante del proprio io.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Credo che il soggetto sia la fonte importante per la realizzazione di un buon lavoro, ma non basta. Si può realizzare una storia interessante e che può catturare facilmente l’interesse del lettore, ma se la forma non rispecchia le regole base per una buona espressione, sicuramente chi legge ne perde facilmente l’interesse. Ovviamente ciò succede anche al contrario: si può scrivere correttamente utilizzando una buona forma nella sintassi, ma se la storia non è una storia accattivante, presto la voglia di leggere va a scemare fino a non avere più la volontà di portare a termine la lettura.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

Credo che l’amore sia l’elemento portante in ogni cosa che si faccia. È il motore della nostra vita. Crea legami. È il sentimento che nutre la parte più profonda di noi e che ci permette di possedere la giusta dose di motivazione per svolgere il nostro quotidiano e per fare delle scelte. È proprio l’amore che attiva le aree cerebrali implicati nella motivazione.

«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?

Come ho già detto, quando leggo mi lascio trasportare nello spazio, nel tempo, nel personaggio e nei fatti narrati. Colgo ogni sfumatura e se serve torno indietro e ne rileggo i punti poco chiari. Contemplo ogni parte descrittiva affinché io ne possa vedere ogni aspetto e catapultarmi in quel contesto. Così posso “vedere” e “sentire” ciò che l’autore vuole dirmi.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Sembrerà strano ma sento di ringraziare tutti coloro che mi hanno ferito, perché la sofferenza mi ha fatto creare strati di pelle utili a difendermi da ulteriori attacchi di cattiveria. Mi hanno fatto capire cos’è la realtà facendomi svegliare da quel mondo di vita fantastica in cui spesso mi ritrovavo. Mi hanno anche fatto capire che se affronti tutto con coraggio e decisione i propri sogni non potranno essere distrutti da nessuno e in nessun modo. Bisogna solo crederci fino in fondo e non cadere mai nello sconforto.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Sicuramente i classici perché insegnano cos’è saper scrivere. In questo caso ne hanno ampia scelta. Poi consiglierei di leggere il mio romanzo perché tratto da una storia vera e quindi l’autenticità della scrittura è sempre più coinvolgente. Infine consiglierei la lettura di un testo di un autore emergente per comprendere come nel tempo anche la scrittura ha subito un cambiamento di stile. In questo momento, però, non mi sovviene un titolo da suggerire.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

“La vita è bella”, a parer mio, è sicuramente uno tra i film più belli perché tratta un tema sempre attuale, la guerra, ma viene affrontato con la leggerezza dell’animo di un bambino. Consiglierei la visione di “Ghost” perché viene affrontato il tema dell’amore che supera ogni spazio, tempo e va anche oltre la vita stessa. “Il miglio verde” è un altro tra i film che rivedo sempre con lo stesso trasporto perché l’amore, il sacrificio, la rinuncia e l’ingiustizia sono i fili conduttori della nostra esistenza e in questo film ogni punto viene ben evidenziato.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Sto lavorando alla chiusura del sequel di “Storia di una donna DAVVERO DAVVERO” perché il romanzo richiede una continuazione della storia per conoscere ciò che è accaduto in seguito. Ancora il titolo deve trovare conferma. Sto scrivendo un libro per l’associazione Medea ODV di cui faccio parte, dove parlo di chi siamo, cosa facciamo e cosa l’associazione si propone di fare. Ho scritto un testo dedicato al rapporto tra madre e figlia dal titolo “Madri”; al termine della mia rivisitazione lo porterò in pubblicazione. Sto lavorando su un testo che racchiude le storie di cinque donne e del fattore comune che si è intromesso nelle loro vite.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Se vogliono leggermi mi trovano nei vari store o su ordinazione nelle librerie. Se preferiscono possono contattarmi e ordinare il libro direttamente a me. Se desiderano solo seguirmi, possono farlo attraverso la mia pagina Facebook Enza Nardi Autrice; su Instagram con lo stesso nome di contatto; attraverso la mail enzanardi1@virgilio.it . Pronta a rispondere a ogni domanda e/o curiosità.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Concludo semplicemente ringraziando prima di tutto voi per avermi concesso questa intervista e i lettori che mi seguono. Alcuni di essi partecipano con interventi diretti. Spero di non aver annoiato e di essere riuscita in poche parole ad esprimere ciò che il mio animo voleva far conoscere.

Enza Nardi

https://www.facebook.com/enza.nardiautrice.3

Enza Nardi

I libri:

Enza Nardi, “Storia di una donna. Davvero Davvero”, CTL editore, Livorno, 2021

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/storia-di-una-donna-davvero-davvero

Enza Nardi, “Storia di una donna. Davvero Davvero”, CTL editore, Livorno, 2021

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo