Franco Accursio Gulino… Ferdinandea, Domus e gli ultimi nel cuore…

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E’ l’ultima domenica di novembre, tira vento, piove da due giorni ininterrottamente e fa freddo. Nonostante tutto, il solo pensiero di rivedere un luogo speciale e incontrare un amico importante mi emoziona e rende più sopportabile la giornata tremendamente invernale. Il frontale della chiesa di Santa Maria dello Spasimo non è maestoso, ma è elegante nella sua semplicità. Salgo, uno dopo l’altro, i  gradini che mostrano impietosi i loro tanti anni e varco, dopo circa sessant’anni, quel portone di legno ormai scolorito e scardinato. Impietosa e irriverente una catena di acciaio con un catenaccio che scene da due buchi a chiusura di sicurezza. Mi rincuora l’accoglienza garbata di Anthony ed Eleonora, giovani esperti di un luogo che è presente, ma dimenticato dalla cultura di Sciacca. Un po di emozione nel rivedere le due file di magnifiche colonne poste ai  laterali che sorreggono gli archi delle cappelle affrontate, l’abside importante con le maestose colonne con capitelli corinzii, la delicatezza degli stucchi ed infine, quel che resta, dei pavimenti in maiolica invetriata che ricordano l’antica arte della ceramica di Sciacca. La voce del maestro Franco Accursio Gulino mi distoglie dal ricordo di un passato lontano, ma mai cancellato. 

Pochi i convenevoli, come si addice al suo carattere schivo e riservato, ma entrambi ben lieti di ritrovarci in un luogo che ci ricorda l’infanzia. Dalla mia visita alla Domus sarebbe dovuta venir fuori un’intervista al maestro Gulino, ma non è stato così. 

 

Al mio primo accenno di domanda si invertono i ruoli, ed è lui a rivolgersi a me; rimango un po ‘meravigliata, ma lo lascio continuare e ha inizio la visita.

 

<< Che cos’è la Domus e come nasce. A Roma ho visitato la Domus di Nerone. La Domus Aurea, impressionante, non è a misura d’uomo. 

A metà del 1400 Leon Battista Alberti  propone e dipinge la città ideale, un dipinto su tavola 239,5 per 67,5 in quel caso è una forma molto arcaica, nella metafisica, perché non c’è niente e nessuno. La casa ideale. Passando avanti nel tempo, nel 1950 un architetto milanese, Giò Ponti, propone la domus. Ancora una volta si propone la domus. La Domus che è sempre a misura umana. La casa ideolizzata per l’uomo. Questa storia fa parte del passato. Cosa c’entra tutto questo, c’entra e come, perché in questo caso io ho fatto la domus non più a misura d’uomo, ma a misura dei clandestini. Quella casa che non hanno, quella che pensano e che hanno sempre pensato. Quella casa che nella loro vita  così povera  hanno desiderato e raramente costruito ed io ho fatto la domus di carta. Hai capito? La casa di carta. Buste, lettere, disegni dei bambini questa è la domus che ho fatto. Questa è stata la prefazione per avere un pò l’idea di che cosa è la mostra. Questi sono dei frammenti di Domus di carta… della casa, come se fosse un passaggio tra la vita e la morte, il desiderio di quello che non si può ottenere assolutamente. Questo quadro è molto importante, è una risacca. In questa risacca non c’è il bambino spiaggiato perché questo lavoro è concettuale, il bambino lo devi immaginare; no, non mi è sembrato il caso. Quà ci sono altri frammenti di Domus, di case.

Più di venti anni fa, ho fatto una mostra alla fondazione “Orestiadi” di Ludovico Corrao e ho presentato i “Tabularium” costruiti da me. quelli che vedi all’interno di questi libri, altro non sono che frammenti di barche clandestine dipinti, un lavoro strepitoso, straordinario che ho portato in tutta Italia.>> 

 

Alcuni passi in silenzio e poi si ferma e gli si illumina lo sguardo. 

 

<< Questa è Ferdinandea, l’isola che non c’è, ma che c’è. L’ho fatto rivivere in una rappresentazione diretta da Daniele Salvo e Claudio Pappalardo e recitata dagli attori della compagnia di Ronconi. L’isola pensante. Questa è la barca costruita con buste e lettere. Questi sono frammenti di barche vere. Quella è una porta di conci di tufo che ho fatto con le buste. In tutte le intercapedini ho creato queste porte. E’ questa situazione di  precarietà che mi ha convinto a fare la mostra. 

I numeri civici, uno per uno, rappresentano una Domus. A fianco il ritratto dell’autore ( io ) e le due scimmie antropomorfe. Il lavoro della Domus ha preso dieci anni di lavoro.>>

 

Sotto una pioggerellina che viene giù dal tetto in legno, finisce la nostra passeggiata negli spazi nella Domus.  

 

Franco Accursio è un artista nato. Da giovane era introverso e percettivo, oggi è un artista maturo, ma con lo stesso animo di sempre: quello di un sognatore. La creatività era ed è il suo scudo e lo pone a riparo dal resto del mondo. 

Il mare è l’elemento madre del suo estro artistico. Il suo rapporto con l’isola Ferdinandea è connaturato. L’isola che c’è e non c’è, con lui diviene l’Isola Pensante. 

 

Il mediterraneo è il mare della storia; un mare che è la vita per tanti popoli che nella loro diversità si accomunano nel dolore per l’abbandono della terra e della casa. Un mare da millenni attraversato da barche dai colori vivi, lucidi e a volte sgargianti. 

Le barche di Gulino sono barche scheggiate, malmesse, che, giorno dopo giorno, celano i loro colori sotto strati  di rugosa ruggine.

 

Nei lavori di Franco Accursio Gulino, il genio creativo è presente con una innata sensibilità. Dipinge su vecchi sportelloni, antiche porte e su qualsiasi superficie gli permetta di esternare il suo essere artista;   estrosi ed umili supporti per le sue opere. E’ da lì che prende vita la “ Domus “. La Domus è stata la suggestiva realtà della personale di Gulino nella chiesa di Santa Maria dello Spasimo. L’animo dei visitatori si è emozionato nel comprendere le opere e si è lasciato avvolgere da sentimenti che vanno dal senso dell’esistere alla realtà degli emarginati e degli esclusi. 

La mente vaga lontana guardando i tanti numeri civici accatastati ed abbandonati; un ricordo triste che  tocca profondamente le coscienze e ci conferma tante Domus tristemente vuote.

Il maestro Gulino si è sempre definito il pittore degli umili e degli ultimi.   Le sue opere sono lo specchio di tutti i disperati che attraversano quell’azzurro mare che amano ed odiano contemporaneamente. 

Lui, gli ultimi è andato sempre a cercarli, li ha mostrati al mondo in tempi remoti con dolore silente e ha dato voce a chi il mondo ha messo a tacere. Dipinge la loro disperazione e la loro rassegnazione con forte tormento interiore.

“ Clandestinus”  è un altro protagonista dei suoi lavori. 

Folle di sconosciuti diventano i protagonisti di un’immigrazione che diventa arte per veicolare un messaggio di accoglienza attraverso le sue straordinarie opere, dipinte non solo con le mani, ma con vibranti sentimenti di amore e di pace.

 

Tante e svariate buste chiuse divengono “ Tabularium “ un infinito elenco di nomi sconosciuti, volti tristi e genti senza consapevolezza del futuro e dimentichi del loro passato.

Con le buste aperte torna la Domus, casa desiderata per una vita migliore, del sogno vissuto e forse irrealizzabile, vista come forziere di un tesoro che non gli apparterrà mai. 

Gulino grazie alle sue tante personali ed alle sue mostre in giro per il mondo, si può ben definire un’artista internazionale. Un sensibile poeta, figlio di una terra che ha generato geni e stenta ad accordargli  un meritato plauso. Le sue opere artistiche e letterarie sono il frutto di una inventiva che guarda al mondo ed ai suoi mali. Alla natura ed alla sua bellezza.  Alla vita ed ai suoi tanti momenti. Lui comunica con la sua arte. L’arte è la purezza dell’animo. 

 

Betty Scaglione Cimò