LA BRACE DEI RICORDI, intervista a GIOVANNA FRACASSI – Rupe Mutevole edizioni

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La nostra autrice GIOVANNA FRACASSI ci parla del Suo libro

LA BRACE DEI RICORDI

       La poesia ha per Lei grande importanza, come e quando è nata questa passione?

Certamente la poesia riveste, nella mia vita di donna e di scrittrice, un ruolo decisivo per la possibilità che mi ha sempre dato non solo di esprimermi ma anche di “conoscere” me stessa e il mondo, l’Altro da me. Nel mio scrivere c’è l’elaborazione del mio vissuto, delle mie esperienze, del mio percorso di vita, in tutte le sue declinazioni, e del mio rapporto con la natura, con il mondo, con gli altri, come pure con la cultura, con il pensiero filosofico, con la letteratura. Ho sempre amato leggere i grandi poeti perché dalla loro lettura mi sono sempre sentita vivificata, stimolata, “compresa” nei moti del mio spirito, nei miei travagli interiori, nei miei entusiasmi e sono stata sollecitata a mantenere viva la meraviglia di fronte alla vita. Questo mi ha stimolato a scrivere fin dalla prima adolescenza. Pagine di diario, brevi racconti ma soprattutto poesie, non solo di carattere intimistico, ma anche di riflessione sulla donna, sulla guerra, sull’ambiente, sulle realtà anche più “crude” come gli ospedali psichiatrici, l’uso della droga, l’aborto.

  • La ‘Memoria’ è il legame sotterraneo che unisce gli altri principali contenuti della ‘Brace dei Ricordi’: il dualismo, il tempo, l’amore. Nelle sue liriche la Memoria appare un lemma parallelo al Ricordo, una sorta di storia riscrivibile e non definitiva. Memoria come fiamma dei ricordi che si innalza dalla brace per liberarli in nuovi significati?

Fiamma dei ricordi per me significa che pure se il ricordo “brucia”, si “consuma”, si “trasforma” nel tempo altresì si evolve, si arricchisce di sempre nuove sfumature, di nuovi significati, di vergini emozioni e di colorati e pregnanti sentimenti. Come la cenere feconda, fertilizza un terreno, così i ricordi fecondano e fertilizzano la mia scrittura ma anche e soprattutto la mia vita. Per me scrittura e vita vanno di pari passo: l’una sostanzia l’altra  con nuove ricerche, nuovi orizzonti di senso, nuove inquietudini che costituiscono la “ molla” per altre esplorazioni, per altri “viaggi.”

  • Il ‘Dualismo’ è un contenuto che nella sua poesia si allaccia all’Essere e al Dover Essere, allo scontro continuo fra questi due titani della Vita. Ma dualismo non come frantumazione o separazione interiore, piuttosto come ‘uscire da se stessa per ritrovarsi’? Per riscoprirsi? Per infondere alla sua Vita un altro lemma, segreto: l’Oltre?

L’animo umano è sempre scisso tra l’Essere e il Dover Essere, forse più in noi donne che negli uomini. Siamo ricche di vari ruoli nella nostra vita: figlie, compagne, madri, professioniste e lavoratrici fuori e dentro le mura domestiche, siamo spesso impegnate nel sociale e a vario titolo anche nella cultura. Credo che spesso capiti di sentirsi divise, scisse e che si viva talvolta come delle funambole, in equilibrio fra tutti questi ruoli, nella ricerca di volere e dovere esserci per tutti e per tutto, vivendo quella tensione che ci porta a cercare di esserne all’altezza, di dare comunque il meglio di noi stesse, non di rado a scapito dei nostri spazi, delle nostre esigenze e dei nostri desideri. Ma c’è quella dimensione che è solo nostra, quel rifugio tutto interiore dove ci sappiamo ritrovare con noi stesse, c’è quel dialogo interiore che ci spinge ad essere sempre anche Altro e soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, anche Altrove e Oltre appunto. “Oltre” a tutto questo che sono, oltre a tutto quello che appaio, Oltre il “qui ed ora” in quell’anelito all’Infinito che credo sia proprio di ciascuno ma che solo un artista, che sia uno scrittore, un musicista o un pittore o altro, riesce a rappresentare nella sua ricerca individuale. E’ in questo senso che posso quindi parlare di una ricerca che mi spinge “ad uscire da me” per esplorare i territori dell’animo umano che ancora  non conosco. Tale “viaggio” mi arricchisce ma prevede sempre e comunque un “ritorno” a quelle che sono le mie radici, a quello che caratterizza il mio essere.

  • Il ‘Tempo’, il suo respiro, sono un filo conduttore nelle sue liriche. A volte è un tempo silenzioso, altre un tempo circolare, altre volte è un tempo anche qui ‘riscrivibile’, come la memoria. C’è libertà nel suo tempo poetico, dinamismo, sacralità e fluidità. Fluidità: come il tempo, anche le sue liriche sono fluide, spesso in punta di piedi sulla terra, piene di abbandono, anche nel dolore. è forse la fluidità di un segreto anelito che avvolge la sua poesia? Dell’Essere teso al Divenire? Della Libertà incondizionata dell’Anima?

Nulla è statico nella vita dell’Uomo e della Natura, così come nulla viene distrutto definitivamente perché ogni essere vivente, ogni materia si rigenera, in altre  forme a partire dalla sua scomposizione. Direi che l’elemento che consente tutto questo è il Tempo, questo trascolorare inesorabile del presente in un passato già superato e in una tensione verso l’attimo immediatamente successivo e quindi anticipato in quel frammento di tempo presente, stretto tra il non essere più e il non essere ancora. Pertanto non posso nella mia scrittura non far trasparire il fascino che ha sempre avuto per me il Tempo, quasi ancora di più dell’altra categoria: lo Spazio. Lo Spazio lo considero più gestibile, più malleabile: l’uomo vi può intervenire, lo può fare suo, ha più possibilità di scelta. Il Tempo invece è una categoria per me meno declinabile, sfuggente nella sua “autonomia” da quello che possono essere i desideri dell’uomo, le sue aspettative, le sue scelte. Eppure noi viviamo nel Tempo e sia che lo si voglia considerare come una linea progressiva lineare o ciclica, a seconda della nostra visone e dei punti di vista che scegliamo, dobbiamo comunque sottostare a delle “condizioni” ineludibili: il mio essere vivente è limitato, scorre dal momento in cui mi trovo “gettato” in questa vita, che non ho scelto, al momento in cui ne sarò “espulso” con le stesse modalità in quanto non posso scegliere il quando, il come, a seguito di quali eventi.

Parrebbe dunque che il mio Essere sia alquanto finito, determinato oltre la mia volontà, imbrigliato in questo “scorrere” in cui mi trovo immerso: il Tempo, nome con cui identifichiamo questo “scorrere”, questo nostro “fluire” appunto. Come sfuggire a queste costrizioni? Come sciogliere queste ferree catene? Io credo che lo si possa fare con l’arte perché creando noi superiamo la determinazione “dell’ora e del qui”. Creare nella scrittura, nella musica, nella scultura, nell’architettura, nella pittura ecc… permette alla nostra anima di elevarsi dal contingente, di trasformarlo, di sublimarlo, di plasmarlo in una libertà immaginativa in cui la categoria del Tempo viene trascesa. Vi sono due “fasi” in cui credo si possa ravvisare tutto questo: una prima fase  in cui io “creo”, intervenendo sulla materia, o sullo spazio o sul tempo, in quest’ultimo caso per esempio con la scrittura, dando vita a qualcosa che “nasce” per mia volontà e capacità, quindi sfidando la determinatezza che dicevo prima; una seconda fase in cui ciò che ho creato resterà a testimoniare il mio “passaggio” e consegnandomi così ad un Tempo indeterminato, sancisce la mia scelta, la mia decisione di permanere oltre la mia morte fisica.

  • L’amore soffia sulla brace dei ricordi e si fa fiamma che arde. Amore che trova il proprio senso nel Tempo e infine la catarsi?

Naturalmente ogni forma d’amore essendo connaturata alla vita è soggetta alla categoria del Tempo. Ogni amore vissuto sia esso genitoriale, figliale, fraterno, amicale o coniugale conosce un inizio, una trasformazione e purtroppo anche una fine. Ogni amore lascia ricordi vividi, ancora più pregnanti e spesso ancora più dolorosi se testimonianza di felicità, di pienezza di vita trascorsa. Eppure è proprio quella “fiamma “ che scaturisce dal fuoco doloroso che ci brucia nell’anima quando ci lasciamo travolgere dai nostri ricordi più cari, quella che ci “scalda” nelle ore più fredde del presente, in quei momenti in cui ci sentiamo più soli, sperduti, indifesi. Ed è proprio quella fiamma che riaccende in noi la volontà di continuare, di lottare, di vivere perché ci fa comprendere quanto unica, quanto ricca sia stata la nostra vita, quanti affetti abbiamo conosciuto, quante passioni ci hanno arricchito e in cui ci siamo spesi, a quanto amore abbiamo ricevuto e dato e possiamo ancora ricevere e dare.

  • Per concludere, una frase con cui dare un messaggio di Bellezza e Consapevolezza ai lettori.

Il mio messaggio è molto semplice, è un invito a “curare” il proprio “giardino” interiore per vivere nell’armonia e nella consapevolezza dell’unicità della propria vita e nella bellezza presente in ogni nostro attimo, sia di felicità che di sofferenza perché solo questo ci fa sentire  davvero VIVI, presenti a noi stessi, alle nostre scelte, alle nostre rinunce e alle nostre passioni. È la nostra anima il giardino più bello e ricco, sta a noi coltivarlo con amore e dedizione.