Componimenti poetici tratti dal libro di Normanno (Prof. Luigi Romano) “Da Alchera alla city”

0
274
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

Care lettrici e cari lettori,

col piacere e la bellezza della condivisione e sperando di fare cosa gradita, oggi ho deciso di pubblicare due componimenti poetici tratti dal libro di Normanno (Prof. Luigi Romano) “Da Alchera alla city” pubblicato presso Book editore a metà degli anni 90.

 

L’autore li ritiene ancora eloquenti e significativi, sia dal punto di vista della sua personale vicenda poetica, sia per l’attualità evocativo-polemica di una poesia che si rivolge a lettori consapevoli della problematicità di questo presente.

Desidero innanzitutto introdurre l’autore entrando nella sua biografica per poi concludere con i due suoi componimenti poetici .  

Il Prof. Luigi Romano, di famiglia siciliana, è nato a Roma dove ha studiato Filosofia e Musica (pianoforte, organo, armonia e contrappunto) diplomandosi e laureandosi negli anni Cinquanta. Il Prof. Luigi Romano ha adottato dal 1962 lo pseudonimo di Normanno come firma di tutta la sua varia creatività (grafica, pittura, scultura, musica, poesia, teatro). Tra il ’58 e il ’62 ha pubblicato in riviste recensioni e studi sulle problematiche aperte dall’impatto delle tecniche di comunicazione di massa, analizzate da scrittori di varia estrazione in America, con modi e forme della tradizionale società europea e mediterranea. Si segnalano, tra altri, Teoria della classe agiata di Thorstein Veblen, Psicologia sociale di W.J.H. Sprott, Psicologia della noia di J. Revers, Storia sociale dell’arte di A. Hauser, La folla solitaria di D. Riesman, Educare per mezzo dell’arte di H. Read, ecc. Competenze tecniche e culturali, quelle appena accennate, che pare opportuno nominare perché possono aiutare a comprendere le scelte di ordine formale e ideologico (vale a dire in critica distanziazione tanto da tentazioni lirico-ermetiche che da compiacimenti sperimentali) che caratterizzano la sua produzione letteraria e artistica.

Risale agli anni cinquanta l’attività letteraria di Normanno, non soltanto poetica

Agli inizi degli anni Sessanta ha svolto intensa attività editoriale presso una nota casa editrice romana, redigendo, tra altro, una Storia della musica per una enciclopedia dei ragazzi e numerose biografie di personaggi della storia prammatica e letteraria.

Dalla metà degli anni sessanta ha iniziato a sostenere la propria produzione poetica e letteraria riproponendone in figurazioni grafiche (acqueforti) e pittoriche (legni smaltati, pastelli, acquerelli, tempere, olii) i personaggi e i complessi immaginifici più significativi.

Ha pubblicato: Syntagma (1963), Il miracolo intenso della casa (De Luca, 1971), O il capriccio o il fato (1973), Avanguardia della primavera (1974), Liminaria (1983), Replicare alla Sfinge (Edizioni del Leone, 1994), Mentre uomini e astri tornano in ciclo (1995), Urgenti per la fine alchimia (Edizioni del Leone, 1996), Ellenica è la Ragione (Fermenti, 1998), Poeta in Ninive (Book-Bologna, 1999), Due poemetti: Confessione fisiologica di Albrecht Durer e Quando Pierre Clastres decise di non più vivere (Fermenti, 2001), Da Alchera alla City (Book-Bologna, 2005). Sue poesie sono comparse su riviste («Scena Illustrata», «Arte e Poesia», «Prospetti», «Galleria», «Tempo presente», «Forum Italicum», ecc.) e sono state recitate da noti attori in occasione di serate e sue mostre di grafica e pittura. Apprezzamenti sulla sua opera artistica e letteraria sono stati espressi dal Sessanta ad oggi, tra gli altri, da Giacinto Spagnoletti, Alexandru Balaci, Franco Miele, Giorgio Barberi Squarotti, Flora Marcella Belluzzi, Rodolfo Di Biasio, Maria Marcone, Paolo Ruffilli, Plinio Perilli, Paolo Cherchi, Alessandro Fo, Isabella Becherucci, Rodolfo Carelli, Gabriella Sobrino, ecc. Sono anche pubblicati, con ampio corredo fotografico e iconografico, svariati interventi da lui curati, su invito, per presentazione al pubblico dell’opera di artisti grafici le cui tematiche hanno punti di contatto con le idee-chiave della sua poesia.

Dalla metà degli anni Ottanta si è dedicato prevalentemente alla composizione di  pièces teatrali, peraltro restate inedite e ineseguite (anche perché in genere di complessa struttura) e intonate ora a satira ora a dialettica fortemente contestataria ora a polemica estetica e sociale; di cui si danno qui alcuni titoli: Non la tua arte, Orfeo, Le Nuvenie sicure, Emifanès, Il Turbine di Cnido, Un amor de lohn, Eloisa, Zèugma.

Dal 1974 vive nella campagna pontina, nei pressi di Cori.

Contatti: Tel. 06 9677383–Cell. 334 1279217; E-mail romanomail@inwind.it

COMPONIMENTI POETICI di Normanno (Prof. Luigi Romano):  

“Vantiamo il nostro successo nella tappa”
Chiamati a dire intorno all’agonia
della Natura, hanno intonato strofe
vibranti di sicumera schizofrenica
i Bravi in accademica coerenza:
“Se muore Pietro Abelardo, viva Bernardo! –
esclama, scodinzolando, un imparziale –
La Storia va dove si fa più ressa,
dove non c’è più modo di distinguere
quale piede ci sfiora e quale calcia.
Al setaccio di rime e di assonanze
perdono impulso le risse letterarie;
tra gli “ohi!”  e gli “ahi/” di liriche melense
trovano accordo gli opposti sentimenti…
E poi, se davvero il mondo va a schiantarsi
ancora credi che possa trattenerlo
un Atlante filantropo o dannato?…”
Ci basti che di quell’evenienza è stato
discusso tuttavia dentro un Teatro
nel quale privilegiati Spettatori,
soltanto i più facondi, ebbero accesso.
Essi decisero: “Finché il Globo resiste
nella corsa, sia pure seminando
aborti orripilanti negli spazi
gelidi od infuocati, soffochiamo
l’angosciosa memoria del sublime,
freniamo le pretese degli Eletti,
incrementiamo l’applauso degli Idioti,
diamo concime alla pianta stagionale.
Finché la corda non è tutta tesa
tra la Stella e il Pianeta, tra questo e il Satellite,
ignoriamo il traguardo della corsa,
vantiamo il nostro successo nella tappa!…”
  (Cori, 23 aprile 1990)
“Il guasto consumato dai poteri”
Sì, squassa squame e crotali, artigli e zanne,
quando un enigma insidioso ti pone la Sfinge
e spinge in rischio di morte te che esiti.
Sappi che il Mostro strepita dal groviglio
in cui la ragione nevrotica  si è reclusa
pasciuta dall’orgoglio di tante conquiste
del dinamismo futile e inebriante,
di qualche intraprendenza fortunata,
dopo corrose quelle essenze autentiche
che ora essa stessa addita in abissi misterici.
Il guasto consumato dai Poteri
Forsennati può render malinconici
come quando la morte di un figlio o fratello
viene annunciata mentre un nostro viaggio
si svolge serenamente in plaghe remote,
tocca  città librate in luci alpestri,
e i caotici moti degli Invasati,
i brevi stordimenti dei loro sensi
in tensioni vandaliche o in fumi suicidi
spogliano dei suoi orpelli la nostra Cultura.
Anche l’inestimabile ricchezza
del nostro senno ben disciplinato,
la salute del corpo e della mente,
l’opportuno  dosaggio degli alimenti
a un ventre ben educato, la confidenza
che irradia dal nostro volto spianato e ridente
ci sembrano insultare colui che ci assilla
per ottenere abito, cibo, o moneta
dai saldi spalti della nostra Fede
mostra piaghe e cancrene della sua carne.
 (Skhòder, Albania –  29 aprile 1994)