Uomini, angeli e..demoni

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I piccoli fuochi alimentano dubbi ed indifferenza.

I grandi fuochi generano paura.

Non trovo definizioni con cui sintetizzare il significato più profondo di quanto sta accadendo nel cuore della vecchia Europa crocevia di contraddizioni e ragnatela di disperazioni. 

Dal ventiquattro febbraio una parte dell’est Europa è lo scenario di vicende drammatiche nella quale tutti diventano, anche se inconsapevolmente, protagonisti più che ignari spettatori. 

Ogni spettacolo ha il suo regista, tutti registi dello stesso orrore che generano. 

Al centro del dramma ci sono loro: bambini, donne e anziani, braccati dai loro simili e costretti a vivere una vita nella paura che pesa come una condanna. Lo scontro delle armi ha il fragore delle bombe, ma, quando le armi tacciono il silenzio ricorda la pace e il popolo solcato da una tremenda ingiustizia cede alla paura ed alla disperazione. 

Due uomini e due popoli si scontrano. Alcuni li caldeggiano, altri li sosterranno. Tutti mentono per qualcosa di grande. Il loro è uno scontro ideologico che percorre un’intera epoca, segnata da due concezioni  tra loro antitetiche: il solidarismo e l’arroganza. La società attuale è formata da uomini che hanno potere, uomini che si ritengono superiori, che sbandierano i diritti e abiurano i doveri. Uomini o super uomini che non danno valore alla legge perché si reputano loro essere l’unica legge. In tutto questo vi è la società divisa tra ricchi e poveri, uomini che hanno tutto e uomini che possiedono la disperazione della miseria. 

Il superuomo si auto autorizza a commettere qualsiasi delitto,  non si ritiene colpevole e si pavoneggia mostrando la potenza senza confini dell’uomo superiore. 

All’uomo, incapace di risolvere per via razionale l’enigma della vita, resta una sola scelta esistenziale, quella della fede che non pretende di spiegare tutto, ma di dare un senso anche alla tragedia dell’espiazione che diventa redenzione. 

Ci sono avvenimenti  nei quali i fatti sembrano protesi a narrare l’epopea di interi popoli e rileggere le stagioni della storia. A scrivere la storia non sono gli eroi, i principi e i generali, ma le sofferenze e le speranze di grandi masse. La storia non è il risultato dei nostri disegni ma, la conseguenza del fluire degli eventi che si fanno da sé, quasi fatalisticamente inarrestabili. Per farla breve, eroi e generali che si credono protagonisti, in realtà non scrivono la storia ma recitano un copione che altri hanno scritto per loro. Non si può scrivere né discutere di un conflitto stando comodamente seduti in poltrona. La pace è una parola strana, gli angeli la invocano, gli uomini la auspicano e i demoni la rifiutano.

 

Betty Scaglione Cimò.