Festa del SS. Crocifisso di Bisacquino ( festa “ du Tri di Majo” )

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La chiesa cattolica celebra la sua religiosità nelle processioni. Fu papa Urbano IV, nel lontano 11 agosto del 1264, con la bolla Transiturus ad istituirne la solennità  con la processione del Corpus Domini. 

 

 Il sacro ed il profano.

 

Non c’è processione che non suscita emozione, non c’è fede che non crei certezza oppure dubbi. La globalità sociale ha generato prima la perplessità e l’allontanamento dalla fede, poi, ci ha indotti a cercare aiuto ed un gran bisogno di conforto per affrontare le tante e astruse battaglie della vita. In poche parole, quando l’uomo sta bene trascura la fede, quando la vita gli pone ostacoli cerca l’aiuto divino.

 La costanza nella fede è un dono, la ricerca della fede una grazia. 

Ci sono comunità cristiane che esprimono la loro religiosità in forma umanistica festeggiando i santi con una  profonda e consapevole credenza. La comunità di Bisacquino è senza dubbio alcuno tra quelle che in tutta Italia può vantare grande religiosità, prova ne è una processione con ben trentatré santi che precedono la Sacra famiglia. 

La festività, sospesa per due anni a causa della pandemia, ora torna con la potenza della fede dei bisacquinesi e la bellezza del prospetto restaurato della chiesa Madre. 

La festa del SS. Crocifisso di Bisacquino oltre alla spettacolarità della processione, è tra le più antiche della Sicilia. Oltre alla religiosità mostra il lato artistico con la splendida vara in stile barocco, dal peso di 20 quintali ed alta 6 metri, realizzata dal bisacquinese Giuseppe Bellacera, che la completò nel 1792.

La magnifica vara  con il Cristo in croce viene portata a spalla dai fedeli lungo le strade strette ed inerpicate del paese. Durante tutto il percorso è preceduta dai simulacri della Madonna, di San Giuseppe e da 33 statue di santi. 

Chi ha avuto, come me, la gioia di assistere a questa processione, sono certa che  ritroverà la forte emozione della cristianità. 

Ogni santo ha i suoi devoti! 

Non c’è età per la devozione e questa processione, dove sacro e profano si intrecciano in un richiamo di fede, crea competizioni d’amore verso il proprio santo. Seguire la processione è un susseguirsi di piccole  emozioni e piacevoli rivelazioni. Ma il culmine del percorso è quello che crea forti sentimenti emozionali, il rientro nella Basilica dona al Cristo in Croce il magnificarsi dell’uomo figlio di Dio. 

 

Piazza Triona ha di per sé un fascino storico ed architettonico particolare, ma, la sera della processione, al rientro del Crocefisso, si veste di un’emotività  Sacra difficile da descrivere. Le statue dei 33 santi giunti nella piazza si collocano ognuno in un posto stabilito, attendono l’arrivo della vara con il Crocifisso affiancato dai simulacri di San Giuseppe e dalla Madonna, poi, uno per volta saluteranno con un inchino Gesù e torneranno nelle loro chiese attendendo il prossimo “ Tri di Majo”. Per ultimo il saluto di San Giuseppe e della Madonna, poi la vara con il Crocifisso rientrerà in basilica salutata dai bisacquinesi che già in cuor loro pensano alla prossima processione.

Non è stato facile, per me non bisacquinese, scrivere della festa del Crocifisso. Le parole non rendono merito di quanto le emozioni montano e gli occhi godono. Al forestiero che si appresta ad assistere ad una si imponente manifestazione può a prima vista suscitare apprensione e anche un po ‘di meraviglia. Dopo, quando si rende partecipe alla lunga processione si capisce quanto siano fortunati i Bisacquinesi, loro per le feste non hanno solo la folla di cristiani, loro hanno anche la “ fuddra” di li Santi.

 

Bisacquino il 28 maggio si prepara all’uscita del suo Crocifisso e dei suoi Santi, ben lieti di accogliere tutti quelli che vorranno partecipare alla loro spettacolare processione.

 

Betty Scaglione Cimò