Franco Cesarini, ritorno alle radici.

0
198
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

Riapre il Teatro Comunale di Bisacquino sulle note del maestro Franco Cesarini, flautista, direttore d’orchestra e compositore. Una piacevole conversazione con il maestro prima della sua rappresentazione. 

Maestro Cesarini grazie per aver accettato  il nostro invito per una chiacchierata.

1) Ai lettori che volessero conoscerla come musicista e compositore cosa racconterebbe?

Sono un musicista un po ‘anomalo, in quanto non sono mai riuscito a decidere definitivamente quale fosse la strada da seguire. Mi spiego meglio: sono strumentista,direttore e compositore, che in musica sono tre mestieri diversi. Non ho mai deciso quale delle tre attività dovesse avere la priorità, per cui ho sempre cercato di svolgerle contemporaneamente.

2) Come e quando è nata la sua passione per la musica? 

Fin da bambino mi sono sempre sentito attratto dal mondo dei suoni e ho cantato per molti anni in un coro di voci bianche. In seguito ho iniziato lo studio del pianoforte e del flauto.

3)Ci racconta il suo percorso professionale?

Dapprima gli studi, iniziati a Milano, ma conclusi a Basilea, dove ho avuto l’opportunità di studiare con uno dei massimi solisti di riferimento per il flauto traverso, a livello mondiale: Peter-Lukas Graf. All’epoca era all’apice della sua splendida carriera. Un maestro molto esigente: lui alle 9 del mattino aveva già studiato per due ore ed esigeva lo stesso impegno dai suoi allievi. Nello stesso conservatorio ho studiato composizione e direzione d’orchestra di fiati. Dopo gli studi è iniziato il percorso professionale vero e proprio. Decisiva fu la nomina a professore di direzione  per orchestra di fiati al Conservatorio di Zurigo. Ho avuto quel posto con mia grande sorpresa, perché ero molto giovane e mi ero candidato quasi per scherzo, non immaginando di passare tutte le sezioni, fino ad essere scelto. Questa nomina mi ha condizionato, in quanto mi ha caricato, in quanto mi ha caricato di un forte senso di responsabilità nei confronti dell’istituto e degli studenti. Parallelamente all’insegnamento ho svolto un’intensa attività concertistica. Sono arrivati i primi inviti all’estero e le commissioni di pezzi. Nello stesso anno è iniziato il mio rapporto di collaborazione con con una casa editrice olandese, che si è protratto nel tempo.

4) Quando Cesarini musicista scopre il Cesarini compositore?

Fin dai primissimi passi al pianoforte ho cominciato a creare delle piccole melodie, mi piaceva “imitare” quello che studiavo e il fascino esercitato da alcuni compositori mi ha spinto a provare a cimentarmi in questa attività. 

5) Dal 1998 è direttore dell’orchestra sinfonica  di fiati e dal 2001 è professore di direzione d’orchestra di fiati, di armonia e analisi musicale presso il conservatorio della Svizzera italiana di Lugano. Come concilia l’essere docente, compositore, musicista e direttore.

Come ho anticipato in una domanda precedente, la mia vita musicale è stata sempre frenetica, cercando di conciliare molte esigenze diverse ( i concerti da flautista e da direttore, gli incarichi di composizione e l’insegnamento) Non è stato sempre facile, ma finora in qualche modo ci sono riuscito. Sono consapevole che una sola di queste attività  non sarebbe bastata per soddisfare il mio bisogno di conoscere ed imparare sempre cose nuove.

6) La differenza tra comporre per un orchestra a fiati e per una sinfonica?

Si tratta di due organici molto diversi tra di loro. La differenza può essere paragonata a scrivere musica per pianoforte oppure per arpa: non sono la stessa cosa e non hanno le stesse possibilità. L’orchestra sinfonica è stato il mezzo espressivo privilegiato dai grandi compositori dai secoli. Tutti hanno scritto per orchestra sinfonica, portando ad uno sviluppo timbrico sempre più raffinato e sfruttando le possibilità anche più riposte dell’organico. Quindi ai nostri giorni restano poche possibilità di riuscire a superare la maestria di tante menti geniali. L’orchestra di fiati invece è una formazione e quindi se mi concede la metafora è una terra ancora in gran parte inesplorata. Anche il repertorio è molto più esiguo, per cui la richieste di nuove composizioni è grande. Al contrario dei concerti “museo” delle orchestre sinfoniche, nei quali si ripropongono sempre le stesse pagine di autori ormai scomparsi da tempo, nell’ambito dell’orchestra di fiati i programmi dei concerti sono formati in grandissima parte da pagine di autori viventi. Certo non è tutto buono, poiché non è intervenuto il filtro della storia, che inesorabilmente porta a cancellare le composizioni di minor qualità. Questo accade perfino con i più grandi autori: delle 32 opere scritte da Verdi, per esempio, sono solo 5 o 6 quelle regolarmente eseguite. Vi lascio immaginare il destino degli autori minori…

7) Ha diretto centinaia di concerti, come direttore ospite e come solista riscuotendo tantissimo successo in Europa, in America e in Asia. Un ricordo personale di questa sua illuminata carriera nel mondo.

Ce ne sono davvero tanti, anche perché per me un concerto è sempre un avvenimento, qualcosa di speciale. Non ho mai voluto trasformare i concerti in routine, in qualcosa che si fa in serie. In questo il carattere mi ha molto condizionato:ho bisogno costantemente di nuovi stimoli, mi annoio presto,per cui ripetere gli stessi programmi, le stesse situazioni non mi piace. Cerco, in ogni concerto di dare il massimo, cerco di riuscire ad arrivare a colpire l’ascoltatore, a scuotere le  sue “ voces intimae”, perché la musica sa trasmettere un messaggio profondo. E se più persone ascoltassero questo messaggio, avremmo un mondo migliore. Purtroppo molti musicisti, anche di altissimo livello, vedono il nostro mestiere come un mestiere qualunque e fanno delle prestazioni di altissimo livello strumentale, ma che sono un po ‘ sterili.

8) Le sue composizioni a largo consenso vengono eseguite da famosi interpreti in tutto il mondo, si è mai chiesto perché?

Credo  che a questa domanda ci sia una sola risposta sensata: fondamentalmente credo che sia perché piace. Quando si scrive musica, non è troppo difficile trovare qualcuno che voglia fare la prima esecuzione. Per molti musicisti è una questione di prestigio poter scrivere nel curriculum di aver fatto prime assolute. Il grande problema non è la prima esecuzione, ma la seconda, perché i pezzi spariscono  nell’oblio dopo la prima. Io ho avuto la fortuna che molte mie pagine siano state suonate centinaia di volte. E qui non mi riferisco ai brani più corti e d’impatto immediato, ma, per esempio, alle mie sinfonie, che sono brani dall’ascolto impegnativo e di durata superiore alla mezz’ora. Se tanti direttori in paesi diversi, dalla cultura multiforme, scelgono di suonare la mia musica, è indubbiamente perché l’apprezzano  e questo è motivo di grande soddisfazione per me.

9) Un musicista e compositore che lei ama in modo particolare ed uno al quale si ispira.

Quelli che si amano sono automaticamente quelli a cui ci si ispira. E’ così in tutti i campi, per cui si creano delle “scuole”con numerosi artisti che condividono un indirizzo comune. Credo che in letteratura, per esempio, un buon scrittore di thriller, debba amare per forza il genere, altrimenti si dedicherebbe ad altro.I compositori che più hanno influenzato il mio approccio alla composizione sono Claude Debussy e Béla Bartok. Molti mi dicono che non si sente questa influenza nella mia musica, forse perché è più una questione di metodo che di stile. Ma questi sono solo due di di tanti, Non è possibile sottrarsi all’influenza dei grandi artisti. Debussy diceva: “ Le opere d’arte fanno le opere, le regole non fanno le opere d’arte”.

10) Ad un giovane musicista che vorrebbe questo suo percorso di vita e di lavoro quali consigli darebbe? 

Ai nostri giovani posso consigliare di essere flessibili e versatili. Per esempio ad un flautista consiglierei di studiare anche il flauto traverso barocco,ad un sassofonista classico, di aprire il proprio orizzonte verso il jazz. A tutti consiglio di fare una buona formazione didattica e pedagogica, perché nessuno sfugge all’insegnamento , malgrado che solo pochissimi studenti lo vedano come un obiettivo della loro carriera. Tutti sono convinti di poter intraprendere una carriera di concertisti o di orchestrali, ma solo una minima parte di loro ce la fa davvero. 

11)La musica bandistica di ieri e di oggi ed un consiglio a chi vuole iniziare ad ascoltarla.

La musica bandistica originale di ieri era soprattutto formata da brani di circostanza. Mi spiego meglio: marce (da parata, religiose, funebri, sinfoniche) inni e simili. Il resto del repertorio era formato da trascrizioni di opere sinfoniche. Al giorno di oggi l’esigenza di brani occasionali è molto ridimensionata, in compenso è cresciuta la richiesta di veri e propri brani da concerto.La durata di questi ultimi è salita costantemente e non è più una rarità imbattersi in composizioni che arrivano a 45 minuti di durata e anche oltre. 

12) Franco Cesarini musicista commenta il direttore. Franco Cesarini direttore commenta il musicista.

Non c’è un buon direttore che non sia un buon musicista. Io ho sempre pensato di essere principalmente un musicista, proprio in virtù delle numerose attività che svolgo. Quindi non mi presento come flautista, direttore o compositore, preferisco presentarmi come musicista.Una volta in Francia si usava, addirittura un termine specifico, per chi, come me, si occupava di questi tre campi, era “ musicien complet “.Mi piace pensare di poter appartenere a questa  “ specie “. 

13) Maestro un cenno ai futuri impegni ed a cosa sta lavorando in questo periodo.

Gli impegni futuri sono in gran parte influenzati dalla situazione pandemica vissuta negli ultimi due anni. Molti i concerti cancellati, rimandati sine die e speriamo che ci sia una ripresa. Quest’anno ho ricominciato con i concerti all’estero, sono stato in Spagna, Francia e a settembre tornerò in Giappone per dirigere un concerto interamente dedicato alla mia musica, con la prima giapponese della mia terza sinfonia.

14) Il suo legame con la Sicilia ed in particolare con Bisacquino.

La famiglia di mia madre era siciliana di Bisacquino. Mio nonno partì dal paese nei 1906, per poi fermarsi a Bellinzona in Svizzera, dove sono nato anch’io. Mia madre ha mantenuto uno stretto legame con le sue origini e in casa si parlava spesso della Sicilia e di Bisacquino.

15) A conclusione di questa chiacchierata, cosa vuol dire, suggerire ai lettori che leggeranno questa intervista.

Difficile suggerire qualcosa a chi legge. Forse vorrei esprimere un voto, perché la gente torni ad apprezzare valori meno effimeri e superficiali e a tornare a soffermarsi di più sulle cose, ad approfondire. Mi piace citare una frase tratta dalla mia opera preferita: Madama Butterfly di Giacomo Puccini. “ Noi siamo gente avvezza”

Alle piccole cose

Umili e silenziose

Ad una tenerezza

Sfiorante e pur profonda

Come il ciel, come l’onda del mare “

         

 

Un grazie di cuore al maestro Cesarini per averci deliziato con la sua musica e per la sua presenza, forte del richiamo delle radici della terra dei suoi avi.

 

Betty Scaglione Cimò