Pochezza dell’ingratitudine e trionfo della protervia | di Daniela Cavallini

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“la mancanza di riconoscenza appalesata da chi non apprezza il bene ricevuto”

 Amiche ed Amici carissimi, non so voi, ma io non conosco persona che non si sia dichiarata delusa nel constatare l’ingratitudine altrui. “Con tutto quello che ho fatto per lui/lei…” è l’accorato leitmotiv di coloro che si trovano ad affrontare il dispiacere di non vedere apprezzato l’aiuto proferito.

Certo, possiamo considerare che la delusione riguarda le aspettative del benefattore, tuttavia, per quanto sia una sostenitrice dell’individualità della percezione, non posso non riconoscere quanto alcuni comportamenti agiti dal beneficiato siano davvero meschini.

Fonte di amara constatazione ed ovvia delusione per il “donatore”, l’ingrato è di per sé persona gretta, presuntuosa, strafottente e distruttiva. Egli infatti manifesta protervia, divenendo così distruttore di armonia, arrecando grave danno soprattutto a sé stesso oltre a ferire gli altri.

Ignaro creatore della propria stessa infelicità, egli  non è in grado di percepire la bellezza  che lo circonda, sia essa Universale che riscontrabile nella manifestazione della generosità altrui.

Avvolto  nella sua protervia – l’irriconoscente – gode del meschino piacere di “gonfiare il petto” nello svilire la disponibilità di chi lo circonda, strumentalizzando, sminuendo – se non addirittura rinnegando – quanto è stato per lui fonte di aiuto, ottenuto grazie all’altrui benevola elargizione, sia essa morale e/o materiale.

Emblema dell’opportunismo – l’ingrato – si rivela in tutta la pochezza che gli è propria, quando, ad esempio, in seguito a sue plurime richieste di favori e relativa fattiva accoglienza, esprime ringraziamenti  solo per pura piaggeria. “Nel caso avessi bisogno ancora…” è il suo costante e calcolatore retro pensiero.

Detentore di opportunistica  smemoratezza,  egli, “dimentica” quanto gli è stato offerto: troppo superbo per anche solo ipotizzare di avere un debito di riconoscenza. Per l’ingrato, infatti, tutto è dovuto e nulla apprezzato!

Assai difficilmente la persona “portatrice insana” d’ingratitudine è disponibile allo scambio di favori: soddisfare pure la più piccola richiesta – anche qualora proveniente da colui che ha prodigalmente esaudito le tante sue – costituisce un’inaccettabile limitazione.

Allontanarsi, dunque, mi pare la soluzione più ovvia a tutela del proprio equilibrio!

Infine sia – per le persone generose – consolatorio e sempre valido il concetto che la gratitudine attrae tante occasioni per le quali essere grati.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini