Quando il trucco cela l’insicurezza | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, per la maggior parte delle donne, a prescindere da età e status, il momento del maquillage è “sacro”. È il  tempo dedicato alla cura della nostra bellezza ed all’intimo dialogo con noi stesse. Vietato disturbare!

Non solo Il trucco ci rende più belle esteriormente: agisce notevolmente anche sul nostro atteggiamento mentale.

Quando siamo ben truccate, ci percepiamo più belle, più sexy, più desiderabili e, pertanto, acquisiamo maggiore sicurezza in noi stesse, comportandoci in modo più disinvolto. Naturalmente il concetto è estendibile anche alla forma fisica ed alla scelta dell’abito, ma oggi, il tema è il trucco e la sua incidenza sul nostro atteggiamento.

Il trucco, è un nostro prezioso alleato, tuttavia, contiene l’insidia della dipendenza. Per non cadere nella trappola dell’insicurezza – “ohhh, sono uscita struccata, adesso come faccio se incontro qualcuno che conosco?!” –  è fondamentale non identificare noi stesse ed il nostro viso  con il maquillage – che, in tal caso diverrebbe una maschera -,  mantenendoci scevre dal condizionamento dell’apparire più belle: noi siamo noi… sempre e comunque, apprezzabili  o meno agli occhi altrui, ma, ribadisco, noi siamo noi per ciò che siamo e non dobbiamo disconoscere la nostra autenticità, divenendo preda del panico “da strucco”.

A tal proposito, vi racconto una mia esperienza che, tra il serio e il faceto, ben esprime quanto affermo.

“Anni or sono, per conto di una società informatica multinazionale, fui coinvolta in un progetto che prevedeva la mia partecipazione ad una serie di convegni, organizzati in tutta Italia,  con il compito di presentare un nuovo prodotto software alla clientela.  Questo – per me – comportò viaggiare per circa un mese  – spesso in lotta con il tempo e le coincidenze dei voli – e, soprattutto,   cambiare albergo ogni notte. A questo, si aggiungeva il “pathos” di parlare in pubblico, un pubblico mai inferiore alle centocinquanta/duecento persone. Una sera, molto tardi, giunsi sfinita nella nuova camera d’albergo e mi addormentai senza disfare la valigia e… fu così che la mattina dopo, a meno di un’ora dalla schedulazione del mio intervento al convegno, mi accorsi di aver dimenticato nell’albergo precedente il beauty case.

L’hotel disponeva di negozi interni, ma non di una profumeria, non avevo il tempo sufficiente per raggiungerne una in zona limitrofa e non potevo neppure rivolgermi a nessuna collega perché ero l’unica donna in quella marea di uomini. Ommioddio!! La situazione era senza alternative: dovetti presentarmi al naturale!

Feci appello alla mia forte personalità ed all’autoironia,  entrando sorridente nella grande sala preposta, già decisamente affollata.  I miei colleghi furono molto gentili e divertiti sostenitori del mio look naturale, asserendo che fossi addirittura più carina perché meno sofisticata, ma, vi confesso che io mi sentii così a disagio come mai nella vita. Ovviamente mi concentrai sulla mia professionalità, il risultato fu ineccepibile ed io appresi “sul campo” una lezione importante: sperimentai che potevo ‘farcela’ anche senza la ‘maschera’.”

Nel tempo, ho imparato a distinguere al volo chi è preda della “schiavitù” di mostrarsi esclusivamente truccata… basti notare chi fa jogging sulla spiaggia o al parco con lo stesso trucco – magari un po’ sbavato – con cui si reca ad un esclusivo party. Che dire… “inadeguatezza dell’apparire”.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini