José Saramago, Le intermittenze della morte, Milano, Feltrinelli, prima ed. 2005 | Le recensioni di Segnalazioni Letterarie

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Bah! In assoluto uno dei libri più noiosi che abbia mai letto. A buon diritto posso sostenere che “Le intermittenze della morte” di Josè Saramago, edito da Feltrinelli, rientri di prepotenza nella top five dei libri che più di altri mi hanno stancato nella lettura, spingendomi, in molteplici occasioni, a interromperlo.

Per quanto il paradosso della trama sia anche efficace e offra a più riprese degli spunti per un’analisi che va oltre l’evidente parossismo escogitato dall’Autore – la morte che un bel giorno decide di non far trapassare più nessuno, con inevitabili contraccolpi a livello religioso, economico e sociale –, il libro risulta pesante, stopposo, addirittura fastidioso. Colpa di una scrittura pedante, troppo manieristica, che si perde in un linguaggio inutilmente d’altri tempi, soffermandosi in maniera eccessiva sui particolari e sui dettagli. Anche i dialoghi appaiono forzati, legati ad una modalità letteraria che oggi si fatica a digerire. Anche l’impaginazione ha le sue colpe.

Capisco l’edizione economica, ma saturare ogni singola pagina con un testo fitto fitto non agevola la lettura, né invoglia, soprattutto quando il linguaggio è già di per sé molto poco fluido. Certo, per carità, nonostante il tema apparentemente leggero, quest’opera si presta a delle riflessioni molto più profonde di quello che si potrebbe pensare. Ma rimane comunque un libro stancante, senza sex-appeal, tra i pochi di cui mi pento dell’acquisto.

Alessandro Orofino

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