Recensione del romanzo Il dono del Guelfo di Hildegard D’Angiò | di Alessandro Zecchinato

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Nel panorama letterario odierno è difficile che capiti di leggere qualcosa di  veramente “nuovo”; le trame e il modo di esporle, in narrativa, sono ormai spesso se non quasi sempre dei deja-vù triti e ritriti, e anche le forme espressive si ripetono, mentre i pochi tentativi di stili inconsueti e originali quasi sempre non sono “nuovi” come sembrano e qualche volta appaiono, a mio giudizio, spudoratamente brutti.

In questo mare magnum di ripetitività spiccano a volte personaggi esordienti o quasi tali che riescono a emergere dalla palude e dare una ventata d’aria nuova. Qualche volta invece non si tratta di esordienti ma di autori già affermati, almeno nella loro nicchia d’utenza, che in un guizzo di genialità più unica che rara illuminano, si spera non come meteore ma per rimanere, il paesaggio stantio della mediocrità portandola a un livello di più profonda altezza artistica. Uno di questi signori è lo scrittore del libro di cui propongo la recensione: libro che mi ha profondamente colpito per la sua diafana bellezza, non saprei descrivere altrimenti la levatura del non-detto che sovrasta abbondantemente le pagine, peraltro armoniose, scritte con una tale scorrevolezza che oserei definire “leggiadra”.

Sto parlando del romanzo Il dono del guelfo, di Hildegard D’Angiò, evidente pseudonimo di un autore ormai abbastanza conosciuto nei circuiti della narrativa d’elite, ma che per questo libro ha voluto restare in incognito: certamente una scelta comprensibile, visto che trama e stile si discostano talmente tanto dai suoi soliti temi da costituire un grosso rischio commerciale e di conseguenza d’immagine. Eppure sono certo che prima o poi, è solo questione di tempo, avrà il successo che merita. Vi spiego perché secondo me è un capolavoro, evitando di “spoilerarne” la trama, così intricata seppur scorrevole e con un colpo di scena finale da mozzare il fiato.

Cominciamo dall’incipit, di cui riporterò solo poche parole per non violare il copyright.

       Nell’Anno del Signore 1491, all’ora VI del 18 Brumaio, il Conte Umberto Da Siena, mentre navigava sulla rotta per Amalfi, ricevette una telefonata che gli ordinò di far vela immediatamente verso lo stretto di Gibilterra, e ivi giunto attendere ulteriori ordini.

Non mi è in alcun modo possibile raccontarvi una trama così complessa e al tempo stesso lineare, scritta in un modo che non permette di staccare gli occhi dalle pagine fino alla fine del libro: se dovete alzarvi presto la mattina, non iniziate a leggerlo di sera! Il narratore vi conduce per mano attraverso un labirinto di intrecci metanarrativi con misurata sicurezza, incuriosendovi e stimolandovi alla scoperta senza perdervi di vista un solo istante: se ad un tratto vi voltaste smarriti trovereste il suo discreto sguardo rassicurante che vi indicherebbe la strada giusta da intraprendere per non perdere il filo.

Non dico altro per non rovinare la sorpresa a chi si volesse accingere a iniziarne la lettura, che si rivelerà senza tema di smentite un’avventura, vissuta in sicurezza fra le pagine in poltrona, ma esaltante come una regata oceanica: e alla fine scoprirete di aver toccato le più alte vette della prosa poetica contemporanea, sviscerando complesse emozioni e profondi temi esistenziali e filosofici senza quasi nemmeno accorgervene.

Oserei metaforicamente dire che è come prendere una medicina disciolta in un bicchiere di cioccolata una mattina d’inverno: dopo si sta meglio senza lo sforzo di sopportare un gusto amaro, che c’è, ma non si percepisce a livello cosciente.
Una tale maestria al giorno d’oggi, merita, a mio avviso, una grossa chance.

 

Bravo Hildergard! e spero che nelle prossime edizioni, che sono certo ci saranno e avranno un meritato successo di vendite, ti firmerai col tuo nome vero: occorre coraggio per innovare, ma occorre anche esporsi per invogliare a provare l’innovazione.

 

Alessandro Zecchinato

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Alessandro Zecchinato, ghostwriter, editor free-lance, scrittore “atipico”, consulente in astrologia olo-dinamica e tecniche alchemiche, dopo molti anni maturati sotto pseudonimo decide nel 2019 di “uscire allo scoperto” e firmare in chiaro i propri lavori; ha pubblicato cinque libri nei successivi due anni; collabora con Caterina Civallero da oltre 18 anni. Originariamente scettico verso certi temi, a seguito di alcuni avvenimenti a cui assiste all’inizio degli anni novanta, inizia a interessarsi approfonditamente di astrologia e altre discipline esoteriche arrivando a occuparsene in modo semiprofessionale dai primi anni del 2000. Da oltre un decennio ne studia l’influenza, sia palese che occulta, sui diversi ambiti della cultura popolare. Contatti: e-mail alessandrozecchinatoq@gmail.com canale Telegram https://t.me/+ynqv9JmkYRA4NmZk facebook https://www.facebook.com/alessandro.zecchinato.1/