Date una macchina a questo ragazzo | di Riccardo Massenza

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Silverstone, 14 luglio 2019, ore 12.00

Manca quasi un’ora al gran premio di Gran Bretagna di Formula 1. L’aria è pesante e quasi non respiro.

Ci avevano avvisato che sarebbe stata una giornata torrida e soffocante, dei possibili problemi che avremmo riscontrato durante la gara ma sono troppo concentrato su cosa mi aspetta da qui a poco…

Dopo la qualifica di sabato ho consolidato la mia terza posizione in griglia di partenza, appena prima del mio avversario più talentuoso e competitivo: Max Verstappen.

Fin da ragazzini ci divertivamo a battagliare sulle piste dei go kart. Conosco molto bene il suo stile di guida e la sua tenacia.

In passato abbiamo discusso per qualche sorpasso ardito ma, da quando siamo approdati entrambi in Formula 1, ci siamo divertiti sempre di più a lottare fino all’ultima curva.

I nostri duelli sono sempre stati al limite; oggi corro per la scuderia più prestigiosa che ci sia.

La cosa si fa seria. Non so se essere contento o se preoccuparmi ma quando indosso quel casco divento una persona totalmente diversa. L’adrenalina mi trasforma. Non posso più fare a meno di quella sensazione. Il battito del cuore accelera, le pupille di dilatano, perdo il contattato col mondo e il tempo sembra quasi fermarsi, sono in uno stato di estasi, ma cosciente.

«Charles, la macchina è pronta» mi comunica mio fidato ingegnere, Xavier. È la persona che mi è stata più vicino di tutti all’interno del team. È come un padre per me. È solare e la sua voce trasmette sempre calma, di enorme utilità specialmente nei momenti come questi.

Cammino in direzione dei box: sento in lontananza il rumore ovattato e inconfondibile, del motore e poi, la vedo: un rosso fiammante decorato ad intervalli da qualche scritta o logo, con quel cavallino nero avvolto da uno scudetto dallo sfondo giallo incastonato ai lati della macchina, in numero 16, non ho dubbi, è lei.

Prima di iniziare una gara mi piace trascorrere un po’ di tempo da solo con la mia compagna di viaggio. La osservo nei suoi dettagli più piccoli: le sue curve, i suoi spigoli, la livrea. Le giro attorno per contemplarla. Mi sento privilegiato di poter guidare un tale gioiello.

Il mio casco è appoggiato a fianco dell’abitacolo. Quasi mi perdo nel riflesso fugace sulla visiera.

Ci siamo: manca poco. Sono le 13.00, mancano solo 10 minuti al giro di formazione. Mi preparo in fretta per la partenza: mi sistemo la tuta, indosso gli auricolari, prendo di scatto quel casco e, una volta nell’abitacolo avverto la voce familiare e tranquilla del mio ingegnere.

«check radio, mi senti?» mi comunica dal muretto box.

«si, la radio è ok»

In griglia attendo il segnale dei semafori.

Il cuore mi batte all’impazzata: ho imparato a lottare contro questa sensazione ma il pensiero della gara mi opprime. L’attesa sembra eterna mentre gli ultimi piloti prendono ora posto in griglia dopo il giro di formazione.

[Telecronaca] La bandiera verde arriva proprio adesso: si accendono i semafori.

Uno… due… tre… quattro… cinque… inizia il Gran Premio della Gran Bretagna. Ottimo spunto di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas…

Giro 1:

La partenza è andata bene come previsto: la gomma soft mi ha dato un buono spunto e ho mantenuto la terza posizione.

I problemi di degrado cominceranno dopo, ed è essenziale che mi allontani il più possibile da Max adesso, finchè posso.

Le due Mercedes davanti a me hanno avuto una miglior partenza rispetto la mia. Questo per la differenza di prestazioni della macchina, e lotteranno sicuramente tra di loro per conquistare la testa della gara.

«Verstappen dietro di te a 0.6 secondi»

Non sento le parole dell’ingegnere, tanto sono concentrato sulla mia guida: guardo di tanto in tanto negli specchietti se Max, che mi segue copia ogni mio singolo movimento. Quella sagoma nera e gialla come un’ombra alle mie spalle non mi lascia per nulla sereno. Si fa sempre più ingombrante, ma mi sforzo di guardare avanti, dove si sta consumando il primo grande duello della gara: Bottas si protegge dall’attacco all’esterno di Hamilton in curva 6, e riesce a rimanere in testa.

Quei due si stuzzicano in continuazione e di sicuro non hanno intenzione di smettere.

Giro 11:

Purtroppo, nonostante il set di gomme più performante, non sono riuscito a staccarmi da quella sagoma.

«Gap da Verstappen dietro di te: 0.4 secondi». Questa diventerà una comunicazione ricorrente durante la gara, le condizioni delle gomme non sono di certo migliorate, la gara è solo iniziata, e poi avr-…

Mentre sono perso in questi pensieri vedo con la coda dell’occhio la parte anteriore della macchina di Max mentre prova un affondo in curva 4 all’esterno. Resto davanti. Mi accorgo che ha perso un po’ di terreno con quel tentativo di sorpasso e posso restare tranquillo per un po’. Ma al rettilineo prima di curva 6, grazie alla scia e al DRS, si avvicina notevolmente e a curva 8 ricomincia quell’inseguimento disperato.

Dietro di lui, il mio compagno di scuderia, Sebastian Vettel ha appena tentato un sorpasso, approfittando dell’occasione che Verstappen ha perso terreno, ma nulla da fare.

Il caldo non diminuisce, non mi sento così reattivo e concentrato come all’inizio, ma devo tenere il ritmo. È facile distrarsi e perdere la concentrazione, e al minimo errore si rischia di finire la propria gara, tutto nel giro di attimi.

Giro 14:

«Charles, mi serve “Alpha posizione 46 off”, “Alpha 4-6 off” e dammi informazioni sui pneumatici appena puoi»

«Ricevuto, le gomme si stanno esaurendo… sto perdendo trazione all’uscita di molte curve, tenete i meccanici pronti». Come c’era da immaginarsi il caldo di oggi non è ottimale per la durata dei pneumatici. Inoltre, il degrado delle gomme posteriori è stato più veloce del previsto. Di sicuro dobbiamo continuare a lavorare sull’ala posteriore.

«Ok, box questo giro… e confermami il pit stop Charles»

«Ricevuto, confermo il pit stop»

Charles Leclerc e Max Verstappen entrano hai box insieme, ora è tempo per meccanici di fare il loro lavoro, perchè potremmo vedere uno scambio di posizioni se i meccanici della Red Bull sono più veloci di quelli della Ferrari…

Leclerc si ferma per primo, vengono montate le gomme medie per lui… gomme media anche per Max Verstappen e guardate! Sono ruota a ruota nella pit lane, ma Max Verstappen è avanti di poco più di un metro e Leclerc lo deve lasciar passare! Incredibile lavoro dei meccanici della Red Bull!

NO! Come è possibile?! Come faccio adesso a passarlo?! non sono veloce quanto lui.

Ha sbagliato la curva! Ed è andato lungo! Le gomme nuove e fredde non gli danno l’aderenza che vuole e sta avendo difficoltà.

Verstappen va lungo! E Leclerc passa in curva 4! Un sorpasso clamoroso, ma non è finita…

Guardo nello specchietto di destra, ora in quello di sinistra, è incollato. Mi sposto per avere l’interno in curva 6, vedo che Max si sta avvicinando sempre di più e mi ha già affiancato, tiro così la staccata e prendo la traiettoria di gara per stare davanti a lui.

«Verstappen si sta lamentando di problemi di aderenza con il suo ingegnere…»

Decisamente è una delle gare più entusiasmanti e belle della mia carriera in Formula 1, ma spero tanto che la mia macchina mi permetta di vincere questo duello: ultimamente non la sento così presente come qualche settimana fa. È imprevedibile, il che mi complica la guida.

Max, invece, ha appena cambiato il motore e la sua auto è sicuramente più performante nei rettilinei.

Ho lottato tanto ieri in qualifica e non posso di certo arrendermi adesso. Sto dando il meglio di me e guido già al limite, cercando di ricavare il massimo dalla macchina, la mia amata rossa. Quel rosso che simboleggia la passione, la forza, l’amore e la voglia di migliorarsi.

Il rombo del motore si fa sempre più sordo e tutto sembra rallentare, ma mentre sono  immerso nelle mie considerazioni vengo riportato alla realtà dal solito martellante team radio: «Verstappen dietro di te a 0.8 secondi»

Giro 17:

Arriva ancora Verstappen in curva 6! Come ha fatto a non tamponare la Ferrari mentre si stava spostando verso l’esterno?! Battaglia incredibile tra Verstappen e Leclerc!

Per un attimo penso, guardando nello specchietto di destra, che mi può tamponare. Sento dal mio abitacolo la frustrazione di Max perchè non riesce a sorpassarmi.

Anche lui sta guidando al limite: ogni tanto vedo una colonna di polvere alzarsi dietro quando tocca appena la ghiaia, o sento quel rumore stridulo della gomma che striscia sull’asfalto quando subisce un bloccaggio.

In questo duello sta dando tutto quello che ha, ma per adesso resisto. Non so quanto potrò durare ancora: non posso usare troppo carburante, altrimenti non finirò la gara, e devo preservare le gomme, che già stanno iniziando a deteriorarsi per lo stile di guida aggressivo.

Giro 19:

Negli ultimi giri Max è rimasto incollato e si è fatto vedere di tanto in tanto durante le staccate per mettermi pressione.

Charles stiamo pensando al piano C»

«ricevuto»
Il mio ingegnere ha continuato a tenermi informato sul distacco da quella stressante compagnia: «Verstappen a 1.2 secondi… 1.0 secondi… 0.5 secondi… 0.3 se-»

Non ho fatto in tempo a sentire l’ultima comunicazione. Max sembra scomparso dagli specchietti. Evidentemente cerca di affiancarsi sul rettilineo che porta a curva 15, provo immediatamente a spostarmi a destra, per prendere l’interno, spingendolo quasi sull’erba. Eppure in un qualche modo, non so come, sono riuscito a restargli davanti passando dall’esterno.

La mia macchina non è decisamente in forma, perde trazione all’uscita delle curve e fa fatica in rettilineo.

Giro 20:

«Attenzione, bandiera gialla in curva 16, Giovinazzi è andato in testa-coda ed è fermo nella ghiaia, sarà Safety Car»

«Rientro ai box?»

«No, negativo, la finestra di pit stop è chiusa»

«Ma Verstappen rientra. E poi ci raggiungerà!»

Non ho alcuna risposta a quel mio messaggio.

Intanto sento in lontananza il suono squillante degli auto parlanti del circuito: “Verstappen entra ai box per il pit stop, ma Leclerc resta fuori…”

Giro 21:

«Le gomme sono usurate, sicuri di non voler fare il pit stop?»

«Pensiamo che non fermarci sia la migliore strategia»

«Ma mi sorpasserà! Lui adesso ha un set di gomme nuove e non riuscirò a tenerlo dietro di me per molto, non possiamo aspettare!»

«Ricevuto, stiamo decidendo, ti facciamo sapere…»

Per il secondo giro Leclerc decide di restare in pista e di non fermarsi per cambiare le gomme…

Giro 22:

«Ok, box in questo giro»

«*****! È troppo tardi ora! *****! Ohhh mio Dio… ricevuto»

«Conferma per il pit stop, Charles»

«Confermo»

«*****! abbiamo perso la posizione»

«La gara è ancora lunga, tutto può succedere, stai concentrato»

Sono furioso. Come hanno fatto a non capire prima qual era la scelta giusta da fare? Incredibile!

Giro 24:

«La Safety Car rientra in questo giro, Safety Car in questo giro… la gara sta per riprendere»

Lo sapevo che bisognava rientrare ai box subito! Adesso sono in 6° posizione e la gara è rovinata: Verstappen è 5°, davanti al suo compagno di squadra, Pierre Gasly, ma probabilmente chiederà al team di scambiare le posizioni e poi si ritroverà in 4°.

Per adesso comunque nulla di rilevante sembra accadere.

Verstappen è andato lungo in curva 15 e ho una grande possibilità: ho un’uscita migliore nel rettilineo che porta alla “S” di curva 16 e 17, mi porto all’esterno prima di frenare e cercare di passarlo…

Si toccano! Leclerc dà una ruotata a Verstappen che viene accompagnato fuori a curva 17 e 18, ma riesce a restare davanti al ferrarista.

Spero di non aver causato guai con quel contatto, ma la macchina sembra ok. Chiedo  comunque l’opinione degli ingegneri.

«controllate la sospensione anteriore sinistra… si comporta in modo anomalo»

«dai dati tutto sembra ok, non vediamo nulla di danneggiato»

Quella sensazione sembra essere sparita, era probabilmente una mia paranoia dovuta al caldo, pensavo.

Era necessario assumersi il rischio.

Come prevedevo, Gasly ha ceduto la posizione a Verstappen, che ora può allontanarsi… se solo mi avessero dato ascolto prima!

La gara si è trasformata in un incubo, per colpa del team adesso mi trovo lontano da Max e le speranze di un podio sono minime.

Ho paura di non farcela. La voglia di gareggiare, viene meno.

In questo abitacolo sono come un leone in gabbia… se solo mi avessero ascoltato!

Ciononostante continuo a lottare con le unghie e con i denti sperando che qualcosa accada, come dice sempre il mio ingegnere.

In queste situazioni penso a quel cavallino rampante stampato sulla mia auto, mi ricorda perchè sono stato scelto e mi dà la forza di continuare. Riesco quasi ad immaginare la mia Ferrari che lavora come un tutt’uno: ogni singola goccia di benzina che viene bruciata ed alimenta i pistoni, il cambio che inserisce le marce, le pinze dei freni e il volante che guida il tutto.
Non sembra più di guidare una macchina, ma sento di farne parte, come se stessi indossando un vestito.

Giro 36:

«Ok Charles, stai facendo un ottimo lavoro col mantenimento delle gomme»

Ho fatto finta di non sentire quella comunicazione via radio, pensando che sia un altro tentativo per farmi dimenticare il loro sbaglio di prima. Un tentativo di calmare i miei nervi tesi, quando il mio unico obiettivo ora è di poter sorpassare Max e ritornare in 3° posizione.

Questo il momento di prendersela con gli ingegneri al muretto box? Dopo tutto fanno del loro meglio per farmi ottenere il miglior risultato possibile. Avrebbero dovuto ascoltarmi comunque… scuoto così la testa come se volessi scacciare quel pensiero, che era divento una compagnia scomoda tanto quanto Max prima.

Davanti a me c’è sempre Gasly, che ha qualche problema con i pneumatici. È lento nelle curve. Per questo sono riuscito ad avvicinarmi molto nella parte di guidato del circuito, ma non sono abbastanza veloce in rettilineo per passarlo. Nonostante il DRS.

Per prendere la 5° posizione devo inventarmi il sorpasso da qualche altra parte… in curva 3 sembra avere molte difficoltà, ma è estremamente rischioso e nessuno è mai passato da lì. Però non ho altra scelta.

Leclerc si avvicina sempre di più dopo curva 2, prova un sorpasso all’esterno di curva 3!

Ma lì non si può passare, lì non si può passare e lui passa!… Lui passa! Un sorpasso straordinario su Pierre Gasly, che capolavoro. Date una macchina a questo ragazzo! emozione pura!

«Grande sorpasso Charles, il prossimo è Verstappen, vai a prenderlo»

Giro 37:

«Charles stiamo pensando a target più 0, e SOC 7, SOC 7»

«Verstappen davanti a te: 5.2 secondi»

È un distacco enorme, pensavo, specialmente per le condizioni della macchina, mancano ancora 15 giri, ma non sono molti.

Gasly non è più un problema, non ha un grande passo, ma neanche la mia macchina ha tante possibilità di poter raggiungere Max.

Non mi sarei accorto di guidare se non fossi stato investito da una nube di fumo bianca in curva 16: non riesco a vedere cosa succede… riconosco due sagome di macchine nella ghiaia. Mi avvicino e riconosco quelle ombre che fino a prima erano nascoste in quella nebbia fitta: la Ferrari del mio compagno di squadra e la Red Bull di Max Verstappen!

Incredibile! Che gioia! Sono finalmente ritornato in 3° posizione. Eppure il sogno dura poco: il pensiero che la gara di Sebastian è rovinata mi ha quasi fatto sentire in colpa di aver toccato con un dito il podio.

E poi, si saranno fatti male? Raramente la gente si ricorda che la Formula 1 è pericolosa, nonostante le auto siano molto più all’avanguardia.

«Stanno bene?»

Nessuna risposta.

«Stanno bene?!» Chiedo preoccupato.

Io e Max siamo grandi rivali fin da quando competevamo nei campionati minori, ci siamo ritrovati in situazioni pericolose, ma mai quanto oggi in Formula 1. Gli incidenti accadono, è inevitabile. Negli anni abbiamo imparato a prevederli e ad evitarli, per quanto possibile. Mi dispiacerebbe moltissimo perdere così un avversario, un rivale, ma soprattutto un amico.

La mia natura umana ha preso il sopravvento e ha sostituito quella da pilota. Ho provato una sensazione strana, cos’era? non saprei descriverla, sentivo un grosso disagio dentro nel pensare di non poter rivedere più Max. Siamo ancora giovani, non abbiamo neanche 25 anni. Abbiamo ancora molto da condividere in questo nostro viaggio assieme, vogliamo ancora lottare tra di noi, divertirci.

«Si Charles, stanno bene. Sebastian è riuscito a continuare la gara, anche se ha forse danni all’ala anteriore. Ora concentrati sulle fasi finali della gara»

«Oh, per fortuna. Mi spiace molto per Seb»

Giro 52:

«Ok Charles, ultimo giro»

«ricevuto»

«Bandiera a scacchi… ottimo lavoro, ottimo lavoro»

«Grazie ragazzi! Grazie a tutti, sono molto felice di essere riuscito a salire sul podio oggi la macchina non era perfetta, ma sono fiducioso che capiremo l’origine del problema»

«Hamilton ha vinto, seguito da Bottas in seconda posizione e tu chiudi il podio»

«Seb? È riuscito a finire la gara nonostante i danni?»

«Sebastian ha finito la gara, ma è arrivato 15°, ha dovuto fermarsi ai box per cambiare l’ala anteriore… grazie di tutto, grazie per averci regalato questo magnifico spettacolo»

«Mi sono divertito molto oggi. *****! Mi dispiace moltissimo per Seb, concentriamoci adesso sulla prossima gara per recuperare i punti persi di oggi, continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto»

Sono soddisfatto della mia solida 3° posizione. In questi mesi ho cercato di inseguire la mia prima vittoria in Formula 1.

In Bahrein, dopo aver conquistato la mia prima pole position, avevo la gara sotto controllo, sempre in prima posizione. Purtroppo per un problema al motore sono stato costretto a finire 3°.

Poi è avvenuta l’Austria: ho perso la testa del Gran Premio negli ultimi giri, dopo aver conquistato la pole il sabato dominando fin dal primo giro. per colpa di un sorpasso di Max in curva 3, dove, sono forzato fuori dalla pista con una ruotata in modo scorretto.

Ho dato tutto quello che avevo, ma per un motivo o l’altro, non sono riuscito ancora a vincere una gara. Mi dispiace di continuare a deludere il team.

È molto frustrante avere una macchina come la Ferrari e non farcela.

Puntavo a vincere già nelle prime fasi del campionato.

Sono sempre stato ad un passo del gradino più alto del podio, ma sembra che per adesso non sia destino…

Ultima nota dell’ingegnere Xavier: Il ragazzo non poteva ancora sapere quello che sarebbe successo a Spa, in Belgio il 1° settembre, e poi a Monza, una settimana dopo ancora…