FRANCO BROGIOLI ci presenta il suo nuovo libro, DALLA RABBIA AL SOGNO D’AMORE

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FRANCO BROGIOLI ci presenta il suo nuovo libro, DALLA RABBIA AL SOGNO D’AMORE

Grazie per la sua disponibilità.

1 – Qual è il messaggio che vuole arrivi al lettore e quali gli stimoli che l’hanno portata a scrivere quest’opera?

Grazie a voi per lo spazio e la possibilità di esprimermi.

Il libro non ha un “messaggio” ma vuole comunicare con il Lettore, scardinare le sue certezze e suscitare una profonda riflessione nel proprio foro interiore, perché la Vita non è solo esteriorità, ma introspezione in interiore homine. Gli “stimoli” nacquero da un’amicizia femminile, per lo più epistolare, in un momento di “passaggio” tra adolescenza e vita di un giovane adulto di 20 anni. Il “viaggio” tra il “dentro” e il “fuori” e il bisogno di relazionarsi con gli “altri”. L’altro da sé e il confronto/scontro al di là dell’ambiente familiare di provenienza.

2 – Chi sono e chi sono stati i suoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il suo percorso artistico/formativo ed esperienziale nel mondo della scrittura?

Sono un autodidatta ed un lettore onnivoro.

Il primo libro che acquistai fu Racconti di E.A. Poe a cui seguirono le opere dei poeti “maledetti” Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, ma anche un libro tra i meno noti di Alberto Moravia, La vita interiore, che trovò mio papà -recentemente scomparso-, con altri libri nella discarica della cittadina di Samarate nel varesotto nella quale ho sempre vissuto e mi diede i primi turbamenti erotici.

3 – Come definirebbe il suo stile? C’è qualche scrittore del passato o del presente al quale si ispira?

Se posso prendere in prestito un termine coniato da un grande scrittore e pensatore anticonformista del Novecento, Ernst Jünger, “Anarca” – da non confondersi con anarchico –  per il fatto che le mie liriche sono un “passaggio al bosco” di un ribelle contro il mondo moderno e di una visione borghese della vita, ben rappresentato dal materialismo e dal consumismo denunciato anche da Pier Paolo Pasolini.

Non vorrei peccare di presunzione, ma mi ispiro a me stesso e alla mia vita, e a quanto esposto nelle risposte precedenti, ai primi libri letti e a così come si è sviluppata ed evoluta la mia vita dall’anno 1971, nel quale sono nato, mentre le poesie raccolte in Dalla rabbia al sogno d’amore sono state composte tra il 1992 e il 2012.

4 – Cosa significa per lei “fare” Poesia in questo Tempo e questo Spazio?

Come c’era scritto sul frontone del Templio dedicato ad Apollo a Delfi, “Conosci te stesso”, che nel mondo globalizzato e culturalmente appiattito su un modello americanomorfo delle multinazionali, dei social network, e degli smartphone che hanno trasformato la condizione umana in una sorta di ripiegamento su sé stessi di tipo “autistico”, al posto di rapporti umani reali e non virtuali, hanno ridotto l’uomo e i suoi talenti, la sua “ricchezza”, le sue capacità e inclinazioni, in un automa robotizzato e geneticamente modificato ben espresso da film quali: Avatar, Blade Runner e Matrix.

5 – Dalla rabbia al sogno d’amore è una raccolta di liriche che Nietzsche avrebbe definito inattuali per l’anti esistenza che esprimono, per la loro portata caustica nei confronti del dover essere sociale. è questa la rabbia del titolo?

Il solitario di Sils Maria è uno dei miei maestri filosofici e di vita – non “ispiratori” -, insieme a: Platone, Julius Evola, Yukio Mishima, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, ecc.

“L’anti esistenza” è un urlo di ribellione che, dalla mia anima, a volte sofferente, a volte serena, a volte allegra, ma mai banale, menzognera, bugiarda, e, al contrario sincera, generosa e veritiera – per quanto possibile e per chi se lo merita – non è una maschera (o mascherina in tempi di pandemia!), ma il volto.

6 – L’altro elemento delle liriche è l’amore: sogno, ricerca, abbandono, dolore, catarsi? Quale il significato?

“Sogno, ricerca e dolore”.

Da continuare a sognare, da continuare a cercare, ma se l’accettazione di sé stessi è fondamentale prima di accettare l’altro/a, vale anche il comandamento più importante predicato da Gesù Cristo: “ama il prossimo tuo come te stesso”.

Se posso permettermi di ribaltare la massima cristiana: “ama te stesso prima del prossimo tuo”. Può sembrare “follia”, ma come diceva Poe: “non è chiaro se la pazzia sia la manifestazione di qualcosa di più grandioso a spese dell’intelletto generale”.

7 – Si insinua fra le pagine un elemento zen: la quiete dell’anima, espressa nella lirica Eccelso. è forse la quiete la risorsa di libertà che, opposta al dolore, si cela fra le liriche?

Certo, se il dolore è “scombussolamento”, perdita dell’equilibrio, “tempesta d’acciaio per giovani cuori”, “grido di libertà”, la quiete e l’imperturbabilità di fronte ad ogni avversità, anche la più sconvolgente, la più terribile e terrificante, è necessaria al ristabilimento della pace con sé e con gli altri. La ringrazio della domanda e la citazione dello Zen, perché, pur mantenendo ferme le mie radici nelle origini pagane/cristiane della mia religiosità ben rappresentate dalla croce celtica, le filosofie orientali ed estreme orientali sono state, e continuano ad essere una mia passione e curiosità.

8 – Infine l’essere sospeso in una solitudine trasfigurata lotta contro l’essere sospeso in una solitudine sola. è questa la titanica sfida e il tema chiave del libro?

Si è sempre soli, forse anche in una coppia infelice perché formata dalla paura della solitudine, anche con gli amici, anche con un bel libro in mano.

La solitudine, da non confondere con l’isolamento, è uno stato di grazia, una beatitudine, la gratitudine degli dei verso gli uomini.

Citando Disperato Amore degli Zetazeroalfa: “ci sono tante persone intorno/ tutte quante con lo stesso sogno/ la stessa voglia di camminare/ la stessa voglia di lottare: adesso!” … anche se: “ti senti solo su questa strada/ma non sei solo su questa strada/…

9 – «La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Ci dica il suo pensiero…

Hanno entrambi ragione, perché se, ad esempio, ci riconosciamo in un personaggio di un romanzo e nella sua psicologia, è anche vero che la lettura avviene in solitudine, oppure in una biblioteca, circondati da altri amanti di storie o argomenti (gli utenti) e dai bibliotecari.

Facendo questa volta un bagno di umiltà, contraddire Cartesio o l’autore della Recherche mi sembra davvero un eccesso di arroganza e presunzione.

10 – «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Cosa ne pensa in proposito? Cosa legge il lettore in uno scritto? Quello che ha nella testa “chi lo ha scritto” oppure quello che gli appartiene e che altrimenti non vedrebbe?

Se il Lettore è intelligente tutte e due le cose, che, in molti casi, possono coincidere in una sintesi delle affermazioni contenute nella Sua domanda. Certo, ci sono generi letterari che vengono “utilizzati” come evasione dalla realtà e dal proprio mondo interiore, mentre alcuni come la poesia, esprimono la bellezza che ognuno, a prescindere dall’aspetto esteriore, dovrebbe avere acquisito nella sua esperienza di vita.

La saggezza delle antiche stirpi indoeuropee di cui siamo i discendenti, afferma: “Custodisci il sacro fuoco di Vesta”.

Salvaguardia e alimenta, tramite la lettura, la tua Anima.

11 – Come vuole concludere questa chiacchierata e cosa vuol dire a chi leggerà questa intervista?

Se c’è qualcuno che è in sintonia con le idee qui esposte consiglio di leggere anche libri di poesia, tra cui Dalla rabbia al sogno d’amore, perché è un balsamo per lo spirito dell’essere umano. È un genere che esiste da millenni e continuerà a perpetuarsi finché ci saranno donne e uomini sensibili, alla costante ricerca spirituale di un sé più profondo e di un continuo miglioramento della propria vita. L’autoreferenzialità è d’obbligo, ma la domanda era “aperta”.

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